LIBRI PROFETICI: LA SIBILLA

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LIBRI PROFETICI: LA SIBILLA

Messaggio  annali il Lun 08 Lug 2013, 01:07




Come altre antiche città, anche Roma pare sia stata fondata sotto il segno di auspici arcani.
Narra la leggenda che Romolo, seduto sul Palatino, abbia visto volteggiare in cielo dodici avvoltoi, che, tradizionalmente, avrebbero avuto come significato altrettanti secoli di gloria per la città.
Era l’anno della fondazione 753 a. C.
Roma tenne sempre in gran conto le profezie e i vaticini, specialmente quelli legati al nome della Sibilla, precisamente alla Sibilla Cumana, somma sacerdotessa dell’oracolo di Apollo.
Presso il lago Averno, vicino alla città di Cuma, in una grotta conosciuta come l’“antro della Sibilla”, la donna riceveva ispirazione dalla divinità che si esprimeva attraverso lei.
Fu l’ultimo re di Roma, l’etrusco Tarquinio Superbo, ad acquisire i libri di raccolte profetiche della Sibilla, pagando una considerevole somma a una vecchia e misteriosa donna.
I rotoli furono affidati ai sacerdoti con il compito di custodirli in un’arca presso il Tempio di Giove Capitolino e, in caso di necessità, di trarne auspici.
I Libri Sibillini furono consultati durante tutta la storia di Roma, quando si dovevano affrontare momenti critici o prendere gravi decisioni.
Sembra certo siano stati consultati dopo la sconfitta del lago Trasimeno del 217 a. C. ad opera di Annibale, ottenendone un responso che prescriveva la fondazione di una nuova colonia.
Col tempo i responsi sibillini divennero uno strumento di potere senatoriale.
Solo i senatori potevano interpellare i sacerdoti ai quali era stata affidata la consultazione dei rotoli, neppure i consoli, massime autorità romane, potevano prendere iniziative senza l’assenso dell’assemblea.
Attraverso i Libri profetici furono introdotti a Roma culti provenienti da altre civiltà, contro il parere del pontefice massimo, intenzionato a mantenere inalterate le presenze religiose originarie senza intrusioni e contaminazioni.
Nell’83 a. C. un grande incendio distrusse il tempio di Giove Capitolino e con esso la raccolta dei testi sacri che vi erano conservati.
Una perdita gravissima che il vero padrone di Roma, per quel tempo rappresentato da Lucio Cornelio Silla, non poteva assolutamente accettare. Inviò immediatamente, emissari in tutto il mondo conosciuto alla ricerca di libri profetici per rimpiazzare quelli perduti.
Nuove raccolte oracolari arrivarono accompagnate da nuove divinità, come l’ egizia Iside, destinata ad avere grande fortuna a Roma, almeno fino all’arrivo del cristianesimo.
Alla fondazione dell’Impero, Augusto tentò di mettere ordine nell’intrico dei nuovi rotoli profetici, scartandone alcuni e forse, aggiungendone altri. Si attribuisce a lui l’acquisizione dei Libri della Sibilla Tiburtina, depositati in un’arca d’oro nel tempio di Apollo sul Palatino.
Anche dopo la svolta cristiana operata dall’imperatore Costantino nel 313, i libri continuarono a essere custoditi e interpellati.
La loro fine avvenne per opera del generale Stilicone verso il 405, inviato in Italia per contrastare la calata dei Visigoti, il quale, avendone avuti responsi sfavorevoli, li fece bruciare. Finì catturato dal suo stesso esercito e giustiziato.
Vendetta divina o no, nello stesso tempo Roma fu assediata da Alarico, saccheggiata e distrutta. Era l’anno 410.


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