Talia, colei che è festiva, la Commedia,

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Re: Talia, colei che è festiva, la Commedia,

Messaggio  Yellow il Gio 11 Lug 2013, 22:41

ero bambina ma lo ricordo bene, in tv.

Yellow

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Talia, colei che è festiva, la Commedia,

Messaggio  annali il Mer 10 Lug 2013, 00:56

CULTURA COME CULTO
STURM UND DRANG
 


Alla fine del diciottesimo secolo, un numero sempre più nutrito di scrittori, prima in Germania e poi in Inghilterra, iniziarono a esprimere delusione per l'arida sterilità spirituale ed emotiva del pensiero cartesiano.
La delusione si trasformò in ribellione, animata inizialmente in Germania dal giovane Goethe, che insieme ad altri drammaturghi fondarono il movimento culturale"STURM UND DRANG" rifiutando il razionalismo scientifico in favore della verità più profonda delle emozioni.
Goethe, descritto come l'uomo del Rinascimento,si dedicò con perseveranza a ricostruire l'unità del mondo circostante, un intento che gli valse la fama di "personalità olimpica".
Goethe non fu solo romanziere, ma pittore, filosofo, compositore, scienziato, economista, sociologo,uomo di corte e consigliere di stato.
Egli non solo creò Faust, ma egli stesso fu una figura faustiniana.
Figura, quella di Faust, che dall'epoca di Goethe in poi, ha trovato spazio in tutte le espressioni artistiche, identificandosi spesso con l'artista stesso, come nel "Doctor faust" di Thomas Mann.
Pure nella vita reale gli artisti identificarono essi stessi con il Faust creato da Goethe.
 
Fu il caso di Flaubert, considerato il padre del romanzo moderno. Egli viveva nella sua casa di Rouen, in solitudine da anacoreta, sempre alla ricerca di un ideale sublime di perfezione, maneggiando sinonimi come tinture alchemiche, egli stesso soggetto e oggetto dell'esperimento. Celebre fu la sua affermazione" Madam Bovary sono io." Intendeva dire che Emma Bovary , il personaggio del suo più famoso romanzo, per crearla e renderla vera, egli era dovuto diventare Emma, per infonderle lo spirito della propria energia creativa.
Flaubert osservava, dalla sua torre d'avorio, il mondo frammentario e materialistico del diciannovesimo secolo, con crescente ostilità, arrivando alla conclusione, chiaramente espressa nelle sue lettere, che le istituzioni religiose avevano rinunciato alla responsabilità di rappresentare il tramite tra il mondo e il sacro.
La religione positiva aveva abbandonato la pretesa ipocrita di rappresentare la sacralità e si era rivelata per quello che era sempre stata, cioè un'istituzione sociale e politica che aveva essenzialmente lo scopo di mantenere l'ordine sociale.
L'arte scrisse, aveva l'obbligo di riempire il vuoto creato dalla secolarizzazione della religione, assumendosi la responsabilità di sostituirla in ciò a cui essa aveva rinunciato, ad essere cioè il tramite tra l'uomo e il sacro.
Doveva tornare ad essere ciò che era stata all'inizio, custode e testimone del sacro e la cultura doveva tornare ad essere "Culto".






Dopo Flaubert, Joyce e Mann, altri scrittori si sono affacciati nel ventesimo secolo richiamandosi alle stesse analogie, e cioè che il microcosmo corrisponde alla parola, divenuta strumento di creazione attraverso il quale creare , o evocare, l'illusione più reale della stessa realtà.
Da ricordare in particolare Vladir Nabokov, Jorge Luis Borges, Thomas Eliot.
La frammentazione del sapere era giunta a un punto cruciale, trovandosi l'umanità addentro una crisi profonda,
alla disintegrazione dei valori.
Le ripercussioni si son fatte sentire su diverse sfere dell'esistenza, sulla morale per esempio.
I meccanismi che governano la punizione e la ricompensa sono diventati flessibili: si può sfuggire alle punizioni meritate e nel contempo ricevere ricompense immeritate.

L'arte dunque, e la letteratura in particolare, sono state motivate dall'obbiettivo di reintegrare la cultura portatrice di senso, in una civiltà che sembra averla
emarginata riducendola a semplice "frammento periferico".







 




            















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