> Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Lun 09 Dic 2013, 18:45

3^ Parte:
Il giusto rapporto con Dio non è considerarlo come il genio della lampada, che è al nostra servizio per esaudire ogni nostro capriccio. Questo non è il Dio sovrano e creatore della Bibbia, che noi dobbiamo servire.

Qualcuno (l'affermazione è stata attribuita a diverse persone) disse, "La preghiera non è superare la riluttanza di Dio, ma afferrare il desiderio Dio". La preghiera è un grande privilegio, è lavorare insieme con il Creatore. Dio, nella sua sovranità, ha deciso di fare certe cose solo perché delle persone pregano. Questo senso della preghiera ci dà anche la sicurezza, perché non possiamo rovinare l'universo se preghiamo per qualcosa di sbagliato. La preghiera richiede quindi una ricerca per la volontà di Dio, con la Bibbia e sottomissione allo Spirito Santo. Una fede immatura cerca di manipolare Dio con scorciatoie, trucchi, tecniche e formule per garantire risultati. Il successo della preghiera non dipende dallo sforzo umano, ma trovare ed essere d'accordo con la volontà di Dio. Ma a volte non la sappiamo, e in quei casi possiamo pregare, "Non la mia volontà ma la tua sia fatta".
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Lun 09 Dic 2013, 18:40

2^ Parte:
Possiamo riassumere tutte queste condizioni con "essere in un giusto rapporto con Dio". Così dobbiamo interpretare l'unico brano senza una condizione alla luce di tutti gli altri brani: in Mt 7:7-8 questa condizione dovrebbe essere implicita. L'unico modo per essere in un giusto rapporto con Dio è attraverso il sacrificio di Gesù, e pregare "nel nome di Gesù" è dipendere da lui per poter parlare con Dio. Il giusto rapporto significa vivere come Dio vuole, ubbidendo, perdonando e amando gli altri. Il giusto rapporto significa credere che Dio è completamente in controllo e sa quello che è la cosa migliore da fare - cioè, la vera fede. E soprattutto, il giusto rapporto con Dio significa che non vogliamo più la nostra volontà o i nostri piaceri, ma la volontà di Dio, perché Dio è Dio e noi non lo siamo. Quindi la volontà di Dio è sempre migliore della nostra, ed anche se non lo fosse la volontà di Dio dovrebbe essere fatto semplicemente perché Dio è Dio. Per questo dobbiamo pregare "secondo la volontà di Dio", come pregò Gesù (Mc 14:36; vedi anche Mt 6:10). Questo spiega perché la preghiera di Paolo non fu esaudita in 2Cor 12:8-9. Non sapeva quello che fosse la volontà di Dio in quella situazione, e quindi pregò tre volte che la spina della carne gli fosse allontanata. Quando Dio gli rivelò che non era la sua volontà, Paolo smise di pregare.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Lun 09 Dic 2013, 18:32

Brani difficili nella Bibbia

È vero che riceviamo da Dio ogni cosa che chiediamo?


1^ Parte:
Ci sono diversi brani, soprattutto nel Nuovo Testamento, che parlano di una risposta sicura alle nostre preghiere a Dio. Questi brani saranno elencati qui sopra. La difficoltà è che questo non è sempre l'esperienza del Cristiano. Non ogni cosa che chiediamo a Dio riceviamo. Dobbiamo approfondire meglio quello che questi brani dicono.[/size]
[size="1"]Infatti, quasi sempre c'è una condizione per ricevere quello che chiediamo a Dio:
Mt 7:7-8: senza condizione
Mt 21:21-22: fede, senza dubitare
Mc 11:23-25: credere, perdono degli altri
Gv 14:13-14: nel nome di Gesù
Gv 15:7: dimorare in Gesù e la sua parola in noi
Gv 15:16: nel nome di Gesù
Gv 16:23-24: nel nome di Gesù
Giac 1:5-7: fede, senza dubitare
Giac 4:2-3: non per i propri piaceri
1P 3:7: onorare la moglie
1G 3:21-22: il cuore non ci condanna, osserviamo i comandamenti di Dio (come Sal 66:18)
1G 5:14-15: secondo la volontà di Dio, credere che Dio risponda
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Dom 08 Dic 2013, 23:54

Brani difficili nella Bibbia

Perché non è possibile servire Dio e Mammona?
Matteo 6:24
"Mammona" è una parola aramaica che vuol dire ricchezze o possessi. Oltre a questo versetto, è usata nel versetto parallelo Lu 16:13, e anche in Lu 16:9,11 dove la descrizione "dell'ingiustizia" è aggiunta. La parola da sola non descrive le ricchezza negativamente, ma quando Mammona diventa il nostro padrone, ci toglie da Dio. Dio deve essere padrone di tutta la nostra vita, perché Dio, in quanto Dio e quindi superiore ad ogni altra cosa, è il solo che dobbiamo servire. Anche se è forse possibile servire Mammona e, per esempio, la famiglia, ognuno per la metà del tempo, non è possibile fare così con Mammona e Dio. Se Dio non è servito con il 100% della nostra vita, non lo stiamo servendo come Dio, per cui non lo stiamo servendo affatto.
Vedi anche i commenti su Matteo 19:21; Matteo 19:24; Atti 2:44-45.
(Fonte: La Parola)
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Messaggio  principessa il Ven 06 Dic 2013, 20:06

Brani difficili nella Bibbia



Non c'è perdono per chi non perdona?

Matteo 6:14-15
In questa spiegazione del Padre Nostro, e similmente nella conclusione di una parabola a Mt 18:35, Gesù afferma che il Padre non ci perdona se noi non perdoniamo gli altri che fanno male a noi. Queste affermazioni non sono difficili da capire, infatti sono molto ragionevoli. Se non crediamo nel perdono come stile di vita, non crediamo nell'opera di Gesù (anche se affermiamo o pensiamo di crederci). Senza questa fede Gesù non portò anche i nostri errori sulla croce, e rimaniamo non perdonati. Naturalmente, il nostro perdono degli altri non deve essere visto come mezzo per ottenere il perdono da Dio, altrimenti non è un perdono datoci gratuitamente come in Mt 18:21-35.
La difficoltà è invece nell'enorme sfida che produce, uno stile di vita che perdona sempre quelli che ci fanno male. E non solo perdonare, ma positivamente fare del bene Mt 5:38-48. Il modo per vivere in questa maniera è di riflettere sempre su quello che Cristo ha fatto per noi, peccatori perdonati (Ef 4:32; Col 3:13), e di cercare di essere controllati dallo Spirito Santo, che ci dà il potere per fare quello che a noi sarebbe impossibile.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Gio 05 Dic 2013, 22:44

Brani difficili nella Bibbia



Perché pregare che Dio non ci esponga alla tentazione, se lui non ci tenta?
Matteo 6:13


La parola πειρασμός, peirasmos in questo versetto può voler dire "prova", in un senso positivo, per migliorarci, o "tentazione", in un senso negativo, per farci cadere. Per un approfondimento e due domande collegate, vedi il commento su [url=http://www.laparola.net/brani/brani.php?r=Giacomo 1:13]Giacomo 1:13[/url]. In ogni caso, c'è un problema. Se vuol dire "prova", perché pregare che non succeda se la prova è per il nostro bene? E se vuole dire "tentazione", perché pregare che non succeda se è impossibile che Dio ci tenti?
È comunque possibile prendere il sostantivo nel secondo senso, e interpretare la richiesta come "Non permettere che siamo tentati", perché ogni tentazione da Satana o da noi stessi è permessa da Dio. Ma è probabilmente meglio prendere il sostantivo nel primo senso, ma non fare dicotomie per quanto riguardo la preghiera. Per esempio dobbiamo rallegrarci nella persecuzione (Mt 5:10-12) ma dobbiamo fuggire dalla persecuzione (Mt 10:23) e pregare che la fuga non sia troppo severa (Mt 24:20). Similmente, anche se la prova spesso ha effetti positivi, è sempre una prova che ci fa male, e possiamo pregare di non essere provati. Ma quando vengono le prove, le dobbiamo considerare una grande gioia (Gv 1:2).
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Mer 04 Dic 2013, 21:44

Brani difficili nella Bibbia




Dobbiamo rinunciare a tutto?
Matteo 5:39-44
Questo non è un brano difficile da capire, ma difficilissimo da mettere in pratica. Ma ci sono alcuni punti da prendere in considerazione. Prima di tutto, non dobbiamo rinunciare ai diritti degli altri. Se vediamo qualcuno fare del male ad un'altra persona, non dobbiamo aiutare il malvagio, né dargli il mantello dell'altra persona, né fare niente. Come Cristiani, dobbiamo difendere i deboli contro l'ingiustizia, ma non badare ai nostri diritti; purtroppo di solito facciamo il contrario e difendiamo i nostri diritti mentre non ci interessiamo dell'ingiustizia fatta agli altri. Secondo, se questo comportamento fa male a qualcuno, è meglio non lasciare il mantello. Per esempio, se diamo tutto e non possiamo più provvedere alla nostra famiglia (1Tim 5:Cool, abbiamo costretto altri a rinunciare a qualcosa per dare a chi ci chiede, che non è quello che Gesù insegna in questo brano. Inoltre, il contesto è di non fare la vendetta contro chi ti fa del male, ma invece di amare e fare del bene al nemico. Dare soldi sempre a chi chiede non sempre gli fa del bene, per esempio se non vuole lavorare (2Tess 3:10). Ma in un tale caso, dobbiamo attivamente cercare un modo per aiutare l'altro. Non possiamo semplicemente dire "Lasciare il mantello o fare due miglia gli farebbero del male, quindi non faccio niente". Questo non è "amare i vostri nemici, fare del bene a quelli che vi odiano". Invece dobbiamo dire "Lasciare il mantello gli farebbe del male, quindi farò un'altra cosa in modo sacrificale per fargli del bene". Un altro atteggiamento da evitare è porgere l'altra guancia di mala volontà, cioè solo perché Gesù ce lo comanda, perché ci sentiamo obbligati. Dobbiamo invece porgere l'altra guancia a causa dell'amore che abbiamo verso chi ci percuote (dove l'amore cristiano non è un sentimento come l'innamoramento, ma il desiderio che l'altro stia bene soprattutto quando ci costa qualcosa).
Vedi il commento su [url=http://www.laparola.net/brani/brani.php?r=Romani 12:20]Romani 12:20[/url].
(Fonte: La Parola)
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Mar 03 Dic 2013, 23:36

Brani difficili nella Bibbia

Se l'astrologia è sbagliata, perché Dio guidò i Magi con le stelle?

Matteo 2:1-2
La condanna dell'astrologia (e di altre forme di divinazione) da parte della Bibbia è chiara, per esempio Lev 19:26; Dt 18:10; Is 8:19. Quello che è meno chiaro è chi erano i Magi, e quello che fecero esattamente. Anche se i Magi probabilmente usavano l'astrologia, non erano soltanto astrologi; sembravano di essere anche sacerdoti, maghi e interpreti di sogni. Appaiono con questi ruoli nei primi due capitoli di Daniele. Matteo non dice che usarono l'astrologia per predire il tempo e il luogo della nascita del re dei Giudei. Dice invece che videro la stella del re in Oriente. Ci sono state nella storia molte spiegazioni astronomiche di questa stella, per esempio una congiunzione di pianeti, una supernova e una cometa. Dato il comportamento della stella in Mt 2:9, è probabile che fosse un evento sovrannaturale e non astronomico. In ogni caso, i magi videro questa stella straordinaria e capirono che la stella annunciava la nascita del re dei Giudei. Non usarono le stelle per predire la nascita di Gesù e certamente le stelle non determinarono il destino di Gesù (come l'astrologia e soprattutto l'oroscopo insegnano) - anzi il contrario, Gesù è il Creatore delle stelle e determina il loro destino.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Lun 02 Dic 2013, 23:44



Brani difficili nella Bibbia

Dio può odiare qualcuno?


Malachia 1:3
Dio, tramite il profeta Malachia, disse di odiare Esaù, il fratello gemello di Giacobbe (che amava). Eppure Dio è amore (1Gv 4:16) ed è buono verso tutti (Sal 145:9). Il problema è che spesso abbiamo una comprensione sbagliata dell'amore e dell'odio, pensando solo all'amore e all'odio come sentimenti, che non possono esistere allo stesso tempo. Però nella Bibbia, non sono contrari. L'odio è respingere e non accettare qualcosa. Nel caso di Dio, è respingere tutto quello che non è giusto, che è contrario al suo carattere e ai suoi giusti standard. L'amore è fare qualcosa per il bene di qualcuno, soprattutto quando costa. In questo senso, il contrario dell'amore non è l'odio, per l'indifferenza. Per questo motivo, "odiare" spesso equivale a "amare di meno" (per esempio Gen 29:30-33, e il confronto fra Mt 10:37 e Lu 14:26), perché Dio ama tutti anche se non sempre nello spesso modo, e odia tutti i peccatori.
Così è possibile per Dio odiare una persona (perché non è in un giusto rapporto con lui) e allo stesso amare la persona (cercando il suo bene). Infatti, è proprio così che ha fatto per ognuno di noi, perché mentre eravamo i suoi nemici, Dio nel suo amore mandò Gesù Cristo per morire nel nostro posto, affinché potessimo avere un giusto rapporto con Dio (Rom 5:6-10).
Vedi il commento su [url=http://www.laparola.net/brani/brani.php?r=Romani 9:13]Romani 9:13[/url]. Paolo citò questo versetto in una discussione della scelta di solo uno dei gemelli prima che loro facessero bene o male.
(Fonte: La Parola)
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Ven 29 Nov 2013, 20:08

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Perché non dobbiamo essere troppo giusti né saggi?


Ecclesiaste 7:16
Il contesto spiega questo versetto strano. Il versetto precedente Ec 7:15 parla di un giusto che morì per la sua giustizia. Non si sa come, ma non è difficile pensare di alcuni possibili motivi, per esempio perché non volle approvare un'azione ingiusta del re. Il punto è che anche se la giustizia e la saggezza sono buone (Ec 7:11-12,19), non garantiscono il successo nella vita, e a volte possono anche essere pericolose. Vedi il commento su [url=http://www.laparola.net/brani/brani.php?r=Ecclesiaste 1:18]Ecclesiaste 1:18[/url]. L'avvertimento è contro la ricerca della giustizia e della saggezza come la cosa più importante della vita, per garantire una vita tranquilla. Non mettere troppo enfasi sulla giustizia, dice l'Autore, e non farti troppo saggio, nel senso di non ritenerti saggio (come Pr 3:7) quando non lo siamo. La realtà è che la nostra saggezza è sempre mancante, non possiamo mai acquisire abbastanza saggezza per capire tutto (Ec 7:13,23-24), nello stesso modo che non possiamo mai essere giusti (Ec 7:16).
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Gio 28 Nov 2013, 18:42

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Un ragazzo insegnato bene non se ne allontanerà mai?

Proverbi 22:6
Ovviamente non sempre quando si insegna ad un ragazzo la condotta che deve tenere, lui non se ne allontanerà neanche quando sarà vecchio. Credo che non sia difficile per nessuno pensare a dei controesempi. Ma questo è un proverbio che descrive un principio naturale e generale, per incoraggiarci a vivere in un certo modo, quello giusto e saggio, cioè educare i figli nelle vie del Signore. Lo dobbiamo fare, fra altri motivi, perché aiuterà i figli a seguire il Signore per tutta la vita. Ma non è una promessa che garantisce la buona crescita dei figli, per cui non deve essere una causa di angoscia se un figlio si allontana da Dio quando è più grande.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Mer 27 Nov 2013, 18:40

Brani difficili nella Bibbia

Se Mosè scrisse il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia), come mai in Deuteronomio 34 c'è il racconto della sua morte?


Deuteronomio 34:1-12
Alcuni ritengono che questo capitolo sia una profezia da parte di Mosè, che Dio gli rivelò come sarebbe morto. Benché possibile, sarebbe strano. Quando Dio parlò a Mosè del futuro, Mosè lo descrisse come eventi futuri (per esempio Num 20:12, 23-29). Inoltre, 34:6, 10 indicano un "oggi" in cui il capitolo fu scritto che è dopo il tempo di Mosè.
Altri ritengono che Mosè abbia scritto il Pentateuco, ma che questo capitolo fu aggiunto come postfazione per descrivere la sua morte, forse da Giosuè o da un altro. Senz'altro Giosuè scrisse altre cose nel libro della legge di Dio (Gios 24:26).
Però, sebbene Mosè sia l'autore di tutto il Pentateuco (o tutto tranne l'ultimo capitolo) secondo la tradizione ebraica e la tradizione cristiana, la Bibbia in realtà non lo afferma. Afferma chiaramente che Mosè diede la legge, che è una parte del Pentateuco (1Re 2:3; 2Re 21:8; Mal 4:4; Dan 9:11-13; Mt 19:8; Gv 1:17; 7:19; At 28:23; 1Cor 9:9), che mise per iscritto la legge (Es 24:4,7; 34:27; Dt 31:9; Gv 1:45; 5:46-47;Rom 10:5 e probabilmente Gios 1:Cool ed alcune altre sezioni del Pentateuco (Es 17:14; Num 33:2), e che Mosè disse quello è scritto nel Pentateuco che lui disse (At 3:22; Rom 10:19). Ma non che scrisse tutto il Pentateuco. Ci sono anche alcuni riferimenti al "libro di Mosè" (Esd 6:18; Ne 13:1; Mc 12:26; anche Lu 24:44 che è un riferimento al Pentateuco, una delle tre divisioni delle Scritture ebraiche, insieme con i profeti e gli scritti), che però è ambiguo. Potrebbe essere un titolo, siccome Mosè è il personaggio principale, e non un'indicazione dell'autore. Per esempio, i libri di Samuele nell'Antico Testamento non furono scritti dal profeta Samuele, che morì in 1Sam 25.
Dati i tanti riferimenti a Mosè, il minimo che è possibile secondo la Bibbia è che Mosè scrisse la maggior parte dei libri da Esodo a Deuteronomio, incluse tutte le leggi. È anche possibile che abbia scritto Genesi. Infatti, c'è molta evidenza che l'autore conosceva l'Egitto meglio della Palestina, per esempio quando fa confronti con l'Egitto (Gen 13:10; Num 13:22). Ma in ogni caso, sembra che ci sia stata una redazione del Pentateuco in un secondo momento che lo "aggiornò" al giorno del redattore. Ciò spiegherebbe diverse frasi del tipo "fino a oggi" e l'uso di alcuni nomi che non esistevano al tempo di Mosè (per esempio "Dan" in Gen 14:14).
Anche se non possiamo essere sicuri quanto Mosè scrisse del Pentateuco, è chiaro che il racconto della sua morte nell'ultimo capitolo non contraddice quello che la Bibbia dice di quanto scrisse.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Mar 26 Nov 2013, 21:49

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Se nei 10 comandamenti era vietato fare delle immagini di qualsiasi cosa nel cielo o sulla terra, perché Dio comandò a Mosè di fare delle immagini nel tabernacolo?

Esodo 20:4
Per esempio, nel tabernacolo c'erano due cherubini d'oro (Es 25:18-19) e delle melagrane (Es 28:33-34; 39:24-26). Più tardi Mosè fece anche il serpente di rame (Num 21:9). Nel tempio c'erano più immagini ancora (1Re 6:1-38; 7:13-51). È difficile credere che Mosè avesse dimenticato questo comandamento quando diede le istruzioni per la costruzione del tabernacolo poco tempo dopo. Per questo, è meglio interpretare il comandamento non nel senso di un divieto assoluto di qualsiasi rappresentazione artistica, ma un divieto di rappresentare Dio con una cosa creata da Dio (vedi anche Rom 1:18-23) e di usare un'immagine per qualsiasi atto di adorazione o servizio a Dio. Questa interpretazione è confermata dalla spiegazione del comandamento nel prossimo versetto (Es 20:5). L'uso di immagine come idoli, per rappresentare altri dèi, è già stato proibito nel comandamento precedente (Es 20:3).
(Fonte: La Parola)
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Lun 25 Nov 2013, 21:31

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Perché Dio cercò di far morire Mosè?


Esodo 4:24


Il motivo per cui Dio cercò di far morire Mosè è nei versetti seguenti, Es 4:25-26. Sefora, la moglie di Mosè, circoncise il loro figlio, anche se non voleva, e solo dopo Dio lasciò Mosè, cioè non era più in pericolo di morte. Mosè, che doveva condurre il popolo di Dio, avrebbe dovuto circoncidere suo figlio per essere un esempio per Israele, un esempio di ubbidienza e di appartenenza al patto con Abraamo.
Ma perché Dio scelse Mosè, se poco dopo cercò di ucciderlo? Non lo sapeva prima? Possiamo considerare questa azione non come un tentativo di distruggere Mosè, ma come un avvertimento, uno stimolo affinché Mosè osservasse i comandamenti di Dio. Chiaramente, se lo scopo di Dio fosse di punire Mosè sterminandolo, l'avrebbe potuto fare subito. Invece Dio fece qualcosa che richiedeva più tempo per morire (per esempio una malattia, ma non lo sappiamo) in modo che Mosè e Sefora potessero rendersi conto di quello che stava succedendo, reagire, e così fare quello che dovevano fare. Lo scopo di Dio non era di punire Mosè, ma di portare Mosè all'ubbidienza e di far circoncidere il figlio.
(Fonte: La Parola)
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Dom 24 Nov 2013, 22:31

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Perché Dio fa in modo che alcuni non si convertano?

Isaia 6:9-10

Nella chiamata di Isaia, Dio gli disse di andare a predicare ai Giudei, per dire loro che ascoltavano ma non capivano. Così facendo, Isaia avrebbe resi duri gli orecchi dei Giudei affinché non udissero e non si convertissero. Il brano non è difficile da capire, ma potrebbe essere difficile da accettare per alcuni. Ma la realtà è che la predicazione della Parola di Dio ha due effetti: porta vita a chi crede, ma rende ancora più colpevoli quelli che non credono, perché rifiutano ancora una volta la possibilità di avere la vita da Dio. Paolo parlò dello stesso doppio effetto nel suo ministero (e quindi di tutti i Cristiani che parlano di Gesù) in 2Cor 2:14-16. Nel caso di Isaia, i Giudei erano già colpevoli di aver sentito Dio senza badare a quello che disse (Is 6:9). Quindi Dio mandò Isaia per renderli anche più insensibili, affinché ricevessero la giusta punizione per la loro ribellione perché non si sarebbero convertiti (Is 6:10). Infatti Isaia doveva continuare a predicare fino a quando la punizione era completa con la distruzione del paese (Is 6:11-13). Ma Dio avrebbe comunque lasciato una speranza per il futuro (la seconda parte di Is 6:13).

Questo brano è citato diverse volte da Gesù (Gv 12:40) e Paolo (At 28:26-27; Rom 11:Cool per descrivere gli Ebrei increduli a cui parlarono. Gesù citò il brano anche per spiegare perché parlava in parabole (Mt 13:14-15; Mc 4:12; Lu 8:10) - vedi il commento su [url=http://www.laparola.net/brani/brani.php?r=Matteo 13:13-15]Matteo 13:13-15[/url].
(Fonte: La parola)
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Messaggio  principessa il Sab 23 Nov 2013, 18:41

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Cosa fa Satana in cielo?

Giobbe 1:6-12

In Giob 1:6-12; 2:1-7; Zac 3:1 Satana è descritto di essere davanti a Dio, con gli altri angeli, dove accusò Giobbe e il sommo sacerdote Giosuè. L'unica possibile difficoltà con questi brani è che forse sono diversi dalle nostre aspettative. Ma non sono difficili da capire, né diversi da altri brani. Un desiderio di Satana è di accusare davanti a Dio il suo popolo, ed è necessario che Satana parli a Dio per farlo (Ap 12:10 - verrà gettato giù nel nostro futuro). Dall'altra parte, da questi brani è ovvio che non parlino insieme come pari, ma Satana viene alla presenza di Dio sottoposto a lui, capace di fare solo quello che Dio gli permette. Solo al giorno di giudizio, alla seconda venuta di Gesù Cristo, Satana sarà giudicato e allontanato per sempre dalla presenza di Dio Mt 25:41; Ap 20:7-10.
(Fonte: La Parola)
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Messaggio  principessa il Ven 22 Nov 2013, 22:49

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Qual è il messaggio del libro dell'Ecclesiaste?
Ecclesiaste 1:1

Ecclesiaste è un libro particolare nella Bibbia, con il suo forte pessimismo e cinismo, almeno prima degli ultimi versetti. Sembra molto diverso dal messaggio del resto della Bibbia. Infatti, alcuni ritengono che un ateo stesse parlando nel libro (o che qualcuno che crede in Dio stesse spiegando quello che un ateo dovrebbe pensare), per cui è un punto di vista sbagliato, fino a quando il vero atteggiamento della vita è dato in Ec 12:15-16 (12:13-14 in alcuni versioni). Ma non è necessario interpretare il libro in questo modo.
Ci sono alcune chiavi di lettura di Ecclesiaste. La prima è che Dio creò tutto buono, in parte per darci piacere, affinché ringraziamo Dio per quello che ci dà. Ma noi prendiamo quello che Dio ha creato e cerchiamo significato e soddisfazione in esso, piuttosto che in Dio. E sempre la creatura ci delude, perché non è Dio e non può soddisfarci. La seconda è in Gen 3:16-19 e Rom 8:19-22. In Genesi, vediamo che come conseguenza del peccato di Adamo e Eva, quello che è buono viene maledetto, per esempio il rapporto fra uomo e donna, e il lavoro di custodire la terra. Rimangono cose buone create da Dio, ma sono difficili. Paolo lo conferma in Romani, affermando che "la creazione è stata sottoposta alla vanità... geme ed è in travaglio". Così in Ec 1:12-2:11, l'Autore dimostra che la saggezza, i piaceri, le ricchezze e il lavoro - cose buone che Dio ci ha dato per il nostro godimento - non possono veramente soddisfarci, perché non sono stati creati per questo scopo e inoltre sono stati sottoposti alla vanità. Questo non è solo il punto di vista di uno che non crede in Dio, ma anche la realtà della vita per chi crede. Nessuno può controllare la propria vita, e le cose vanno storte per tutti. Nessuno deve pensare che la famiglia, o il denaro, o l'educazione, o qualsiasi altra cosa possano saziarlo o preservarlo dalle difficoltà, altrimenti sarà deluso e frustrato. Se non subito, quando muore. Quindi, conclude l'Autore in Ec 2:24-25, tutto quello che dobbiamo fare in mezzo alla fatica del mondo caduto è godere il benessere che Dio ci dona. Poi, per aver il vero significato della vita, dobbiamo temere Dio (Ec 12:15).
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Gio 21 Nov 2013, 23:28

Brani difficili nella Bibbia


Se Dio è assolutamente buono e sovrano, perché c'è il male nel mondo?


Questo è la domanda più comune sull'esistenza di Dio, non solo adesso ma da migliaia di anni. E in tutto questo tempo, altri hanno dato risposte più complete e migliori di quanto io posso dare qui. Quindi scriverò solo qualche indicazione generale.
Questa domanda di solito ha una di due forme. Prima di tutto c'è la domanda filosofica o logica, che il fatto che il male esiste sembra contraddire l'esistenza di un Dio buono e sovrano. Poi c'è anche la domanda personale o esistenziale: perché Dio ha permesso che questo male particolare sia successo a me? Anche se la risposta alla seconda domanda è uno sviluppo ad un caso particolare dei principi della prima, è utile dividere le risposte alle due domande.
La domanda filosofica fa, in poche parole, questo ragionamento: Il male esiste nel mondo, per cui Dio non vuole oppure non può rimuoverlo. Nel primo caso, non è buono; nel secondo caso, non è onnipotente. Quindi se Dio esiste, non può essere perfettamente buono e sovrano, come la Bibbia insegna. Ci sono vari modi di rispondere a questo ragionamento, sia al livello filosofico (come può essere definito "il male" se non esiste qualcosa di supremo e assoluto che definisce il giusto; oppure il fatto che Dio non ha ancora distrutto il male non significa che non lo farà mai) sia al livello personale (se Dio dovesse distruggere il male, dovrebbe distruggere me e te perché facciamo cose sbagliate, è quello che veramente vuoi?). Ma ci sono alcune riflessione sulla questiona che mi colpiscono in modo particolare. Nella prima, la causa del male è visto nella ribellione da parte delle sue creature, prima di Satana ed alcuni angeli, poi di ognuno di noi che non viviamo sempre sotto il governo di Dio. Questa ribellione trascina anche tutta la creazione alla maledizione, alla vanità e alla corruzione (Gen 3:17-18; Rom 8:19-22). Quindi il male è il risultato della nostra ribellione, o direttamente o indirettamente, e non possiamo biasimare Dio. Ma perché Dio non fa qualcosa? In realtà l'ha fatto. Entrò nella sua creazione che noi abbiamo fatto maledire, come l'uomo Gesù Cristo, e soffrì terribilmente l'effetto del male, fino alla crocifissione alle mani di persone malvagie. Quindi Dio non ha una soluzione filosofica o disinteressata al problema del male, ma si tuffò dentro per sperimentare tutto quello che soffriamo e così simpatizzare con noi nel nostro combattimento contro il male (Ebr 4:15). Poi, con la sua morte e risurrezione Gesù sconfisse il male, anche se la sua vittoria sarà completamente manifestata solo al suo ritorno. Perché Dio non distrugge subito il male? Non perché non gli interessa che soffriamo in questi millenni fino al ritorno di Gesù, perché avendo sofferto in Gesù lui sa che è difficile. È invece perché non vuole distruggere tutti noi, che non siamo perfetti. Invece è paziente, per darci l'opportunità di ravvederci a così essere perdonati ed evitare la distruzione (2P 3:9). Infatti, per me molto più difficile da capire del problema del male è il problema del bene. Dato che Dio è perfettamente buono e sovrano, lui deve e può togliere ogni male, ossia ogni cosa che non è perfetta. Cioè, anche noi. Eppure, non siamo già morti, anzi godiamo ancora tante benedizioni da Dio.Questa dovrebbe essere la nostra difficoltà. La risposta a questa difficoltà, che è già stata accennata, è che Dio nella sua grazia e misericordia può rimandare quello che sicuramente farà, cioè distruggere ogni male, affinché lui sarà glorificato da ancora più persone quando sono salvate dal suo giudizio.
Per quanto riguarda la domanda personale - perché questo male particolare è successo a me? - bisogna ammettere che di solito non possiamo sapere il motivo e spesso non lo sapremo mai. In base a quanto scritto nel paragrafo precedente, possiamo affermare che quello che è successo è una conseguenza della ribellione a Dio. A volte è la conseguenza della mia ribellione, per esempio come conseguenza naturale di un comportamento sbagliato oppure come castigo da parte di Dio. Ma spesso è la conseguenza della ribellione in generale, del fatto che viviamo in un mondo caduto. Per esempio, il comportamento sbaglio di qualcuno ha conseguenze naturali su di noi, oppure un disastro naturali perché la terra è stata maledetta. Quindi non possiamo dire che Dio ha mandato questo male ingiustamente, ma possiamo dire che Dio ha permesso che questo male ci succedesse, come permette ogni cosa nella sua sovranità. Avrebbe potuto non permettere che questo male succedesse, come i tanti mali da cui ci protegge ogni giorno. Infatti, quando permette un male a noi, di solito non permette che succeda agli altri. "Perché quindi proprio a me?" a questo punto è una domanda sincera. E una domanda a cui senza l'onniscienza di Dio non possiamo dare una risposta. Ma ci sono alcuni principi da ricordare. Prima di tutto, Dio è buono e misericordioso, e permette molto più bene a noi di quanto meritiamo, come spiegato nel paragrafo precedente. Invece di prendere per sconto tutte le buone cose e lamentarci del male, dobbiamo meravigliarci che riceviamo tante buone cose e accettare il male. Abbiamo perso il lavoro? Ricordiamoci che non l'abbiamo perso prima. Questo non è per ingannarci riguardo al fatto che subiamo un vero male e che stiamo veramente soffrendo, ma per ricordarci che Dio è veramente buono nonostante la sofferenza. Secondo, tutto quello che succede fa parte del disegno benevolo della volontà di Dio, di essere lodato e glorificato sempre di più e di raccogliere tutto sotto un solo capo, Gesù Cristo (Ef 1:5-14). Terzo, "tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio" (Ro 8:28). È vero che quasi mai possiamo capire in quale modo un certo male porterà più gloria a Dio o coopererà al nostro bene. Una grave malattia potrebbe rafforzare la nostra fede, o aiutare qualcuno ad imparare a curarsi degli altri, o impedirci di uscire ed uccidere qualcuno in un incidente, o aiutare un bisnipote a capire la sua malattia decenni più tardi, o uno fra milioni di altri motivi. Non possiamo sapere quale sia quello giusto, possiamo solo sapere che Dio sa, non solo la nostra situazione ma anche gli effetti della nostra situazione sulla vita di tutte le altre persone presenti e future. Infine, qualsiasi male attuale non è paragonabile alla gloria che deve essere manifestata (Rom 8:18) e la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria (2Cor 5:16-18). Se stiamo soffrendo adesso per il male, dobbiamo essere spinti a cercare di evitare questa sofferenza in eternità. Lo scrittore C. S. Lewis scrisse, "Dio ci sussurra nei nostri piaceri, ci parla nella nostra coscienza, ma ci grida nel nostro dolore: è il suo megafono per risvegliare un mondo sordo". Se con il male che ci succede, capiamo che c'è qualcosa che non va con il nostro mondo, dobbiamo cercare il mondo in cui il male non esiste. Il mondo in cui Dio avrà tolto ogni male (Ap 21:1-4), perdonandolo e distruggendolo nella morte e risurrezione di Gesù.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Mer 20 Nov 2013, 19:05

Brani difficili nella Bibbia

Come si possono spiegare tutte le stragi commesse da Dio?

Senza dubbio, Dio uccise tante persone, sia individui sia intere popolazioni, sia direttamente sia ordinando ai suoi servi di sterminare altri. Benché succeda in tutta la Bibbia, ce ne sono più esempi nell'Antico Testamento (per motivi che saranno spiegati qui sotto). Questo fatto ha portato alcuni a paragonare quello che sembra a loro un Dio di ira nell'Antico Testamento con un Dio di amore (o con Gesù Cristo) nel Nuovo Testamento. Però questo confronto è possibile solo per chi legge la Bibbia in modo superficiale, perché l'AT è pieno di descrizioni dell'amore di Dio e il NT è pieno di descrizioni dell'ira e della punizione di Dio (e di Gesù Cristo).
Bisogna capire questi brani nel contesto del messaggio dell'intera Bibbia, cioè del vangelo. Dalla caduta di Adamo in poi, tutti muoiono a causa del proprio peccato. Prima o poi, tutti muoiono, la questione è solo quando. Dio sarebbe giusto se facesse morire tutti al momento del primo peccato, che sarebbe quando siamo piccolissimi. Ma nella sua misericordia, in alcuni casi non esegue la sua punizione subito, ma aspetta. Così non c'è nessun problema con il fatto che Dio fece morire tutte queste persone. Questo sarebbe la normalità. In realtà, la cosa strana è che vissero così tanto tempo, e che tutti gli altri (inclusi gli Israeliti) non subirono la stessa condanna. Però, in quei casi la misericordia di Dio fece aspettare il suo giudizio. Il fatto che Dio uccide delle persone è un problema solo se crediamo che tutte le persone abbiano il diritto di vivere per circa 70 anni, e che se muoiono prima è un'ingiustizia di Dio. Se abbiamo un punto di vista biblico che tutti dovrebbero morire giovanissimi, perché sono tutti colpevoli di offese gravi contro Dio, e che se muoiono dopo è la misericordia di Dio, il problema scompare.
La questione che rimane è quali differenze ci sono nel Nuovo Testamento, cioè se Dio agisce nello stesso modo ora. Una differenza adesso è che Dio esegue i suoi propositi non più tramite una nazione politica, ma tramite la chiesa. Così non ordina più lo sterminio di intere città o nazioni. Ci sono pochi casi nel Nuovo Testamento in cui Dio fece morire o colpì qualcuno per un peccato particolare (At 5:1-11; 12:20-23; 13:6-12; 1Cor 11:30-32). Forse altri morirono o furono puniti, e forse alcuni muoiono o sono puniti adesso, ma di solito non siamo in grado di dire che è la conseguenza di un peccato particolare. Quello che troviamo spesso nel Nuovo Testamento, invece, sono condanne forti, con la promessa di un castigo futuro. Un castigo eterno che è peggiore di qualsiasi strage raccontata nell'Antico Testamento. Il motivo per cui la punizione non è immediata è che Dio aspetta. Dio non è solo un Dio santo e perfetto che punisce ogni iniquità, è anche un Dio misericordioso e paziente, e dà a tutti l'opportunità di ravvedersi invece di perire (2P 3:9). Se Dio ci trattasse come meritiamo, con una giustizia legale in cui ogni reato è punito subito, nessuno sarebbe ancora in vita e nessuno avrebbe tempo per ravvedersi ed essere salvato dall'ira di Dio. E Dio non solo per la sua misericordia e pazienza ci dà l'opportunità di ravvedersi, ma nel suo amore fa sì che il ravvedimento possa aiutarci. Perché il ravvedimento non toglie né la colpa né il castigo dei nostri sbagli. Dio ha dato suo Figlio, Gesù Cristo, per portare la nostra colpa e il nostro castigo quando è morto sulla croce. Così ogni ingiustizia viene punita e Dio rimane giusto, santo e perfetto, anche quando perdona e entra in un rapporto con degli esseri ingiusti e imperfetti (Rom 3:21-26). C'era lo stesso Dio di amore nell'Antico Testamento, che stabilì il sistema dei sacrifici per il perdono dei peccati, ma l'amore di Dio è stato rivelato in modo più completo in Gesù Cristo nel Nuovo Testamento.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Mar 19 Nov 2013, 22:31

Brani difficili nella Bibbia

I seguaci di Dio non fecero delle cose terribili?

Questo è senz'altro vero. La Bibbia racconta delle azioni veramente scioccanti di molte persone. Alcune di queste azioni erano comandate da Dio, e la prossima sezione parlerà di queste. Ma c'erano anche molti errori commessi senza essere ordinati da Dio. Infatti, è difficile pensare di un personaggio importante della Bibbia di cui non è raccontato qualche sbaglio (naturalmente tranne Gesù Ebr 4:15). Adamo e Eva mangiarono la frutta proibita (Gen 3). Noè si ubriacò (Gen 9:20-27). Abraamo mentì riguardo a Sara ben due volte (Gen 12:10-20; 20:1-18). Giacobbe ingannò tutti per quasi tutta la sua vita. Mosè disubbidì a Dio a Meriba (Num 20:1-13). Iefte sacrificò la propria figlia per un voto sbagliato (Giudi 11:30-40). Samuele nominò i suoi figli giudici (1Sam 8:1-3). Davide fece uccidere Uria e commise adulterio con Bat-Sceba (2Sam 11). Salomone prese mogli e concubine dalle altre nazioni e commise l'idolatria con i loro dèi (1Re 11:1-13). E così via. È una caratteristica della letteratura della Bibbia (soprattutto dei libri storici dell'Antico Testamento) di raccontare degli eventi senza darne un giudizio. Spetta al lettore decidere se quello che succedette è giusto o sbagliato, che dobbiamo fare attingendo ad altri brani della Bibbia. In altre parole, i racconti storici solo descrivono quello che accadde, non prescrivono quello che noi dobbiamo fare. Non sono esempi da seguire per noi.
Se è così, si può giustamente chiedere, "Perché questi racconti sono nella Bibbia? Quale insegnamento possiamo prendere dai racconti per la nostra vita?" Ci sono diverse considerazioni.
1. La Bibbia non contiene delle biografie che esaltano le persone, per dimostrare che erano perfette. La Bibbia racconta la verità sulla vita e sulle persone, e deve includere anche le loro imperfezioni. Un libro in cui tutti i personaggi sono perfetti sembrerebbe un romanzo, non la vera Parola di Dio.
2. Impariamo che Dio può usare le persone imperfette per compiere i suoi propositi. Nella sua onnipotenza, il peccato umano non gli impedisce di fare quello che vuole. Di più, nella sua sovranità, può usare il peccato umano per compiere i suoi propositi, di cui il caso più chiaro è At 2:23; 4:27-28. Noi non possiamo frustrare Dio con la nostra opposizione a lui.
3. Non solo Dio può usare le persone imperfette, preferisce usare le persone deboli (1Cor 1:27-31). Questo è perché in questo modo, tutta la gloria va a lui. Se tutte queste persone imperfette potettero salvare il popolo di Dio, doveva essere Dio che agiva, perché quelle persone non ne erano capaci.
4. Questi personaggi erano un'ombra o un tipo del vero Salvatore e Re che doveva venire, Gesù Cristo. Dio ha dimostrato tramite loro e gli altri Israeliti che l'umanità è veramente persa e senza speranza. Non riusciamo a vivere sotto Dio in qualsiasi situazione: in un giardino in comunione con Dio, con le promesse di Dio, riuniti intorno alla legge di Dio, in un teocrazia, in un regno sotto il re di Dio, eccetera. Quello che ci vuole è l'intervento di Dio stesso che diventa uomo, e così non sbaglia mai, per il perdono del peccato per risolvere il problema di noi umani imperfetti.
(Fonte: La Parola)
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Lun 18 Nov 2013, 18:25

10 motivi per credere nella Bibbia

10. Il suo potere di cambiare vite
In tutta la storia, ci sono state delle persone che la Bibbia ha cambiato. I Dieci Comandamenti sono stati una fonte di guida morale per milioni di persone. I Salmi di Davide hanno confortato in periodi di difficoltà e perdita. Il Sermone sul Monte di Gesù ha dato a molti l'antidoto all'orgoglio e al legalismo. La descrizione dell'amore da parte di Paolo in (1Corinzi 13) ha ammorbidito cuori arrabbiati. Le vite cambiate di persone come l'apostolo Paolo, san Agostino, Martino Lutero, John Newton e Lev Tolstoj illustrano la differenza che la Bibbia può fare. Addirittura intere nazioni e tribù, come i Celti dell'Irlanda, i Vichinghi della Norvegia, o gli Indiani Auca dell'Ecuador, sono state trasformate dalla Parola di Dio e dalla vita unica e dal significato di Gesù Cristo.
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Dom 17 Nov 2013, 19:02

10 motivi per credere nella Bibbia

9. La sua sopravvivenza
I libri di Mosè furono scritti 500 anni prima delle prime scritture indù. Mosè scrisse il libro della Genesi 2000 anni prima che Muhammad scrivesse il Corano. In tutto questo periodo, nessun libro è stato così amato e così odiato quanto la Bibbia. Nessun altro libro è stato comprato, studiato e citato quanto la Bibbia. Mentre milioni di altri libri sono stampati e dimenticati, la Bibbia è ancora il libro con cui gli altri sono misurati. Benché sia trascurata da quelli a cui non piace il suo insegnamento, la Bibbia è tutt'oggi il libro fondamentale dalla civilizzazione occidentale - anche se in realtà è un libro del Medio Oriente.
(Fonte: La Parola) 
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Sab 16 Nov 2013, 18:13

10 motivi per credere nella Bibbia

8. Le sue profezie
Fin dal tempo di Mosè, la Bibbia predisse degli eventi in cui nessuno voleva credere. Prima che Israele entrasse nella terra promessa, Mosè predisse che Israele sarebbe stato infedele, che avrebbe perso la terra che Dio gli dava, che sarebbe disperso in tutto il mondo, raccolto e poi ristabilito (Deuteronomio 28-31). Centrale alle profezie dell'Antico Testamento era la promessa di un Messia che avrebbe salvato il popolo di Dio dai loro peccati e poi portare il giudizio e la pace al mondo intero.
(Fonte: La Parola)
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Ven 15 Nov 2013, 19:31

10 motivi per credere nella Bibbia

7. La sua approvazione da parte di Cristo
Molti hanno parlato bene della Bibbia, ma nessuna approvazione è così forte quanto quella di Gesù di Nazaret. Raccomandò la Bibbia non solo con le sue parole, ma anche con la sua vita. In momenti di tentazione personale, di insegnamento pubblico e di sofferenza personale, rese chiaro il fatto che credeva che l'Antico Testamento era più di una tradizione nazionale (Matteo 4:1-11; 5:17-19). Credeva che la Bibbia fosse un libro che parlava di sé stesso. Ai Giudei disse, "Voi investigate le Scritture, perché pensate d'aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; eppure non volete venire a me per aver la vita!" (Giovanni 5:39-40).
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Re: > Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno :

Messaggio  principessa il Gio 14 Nov 2013, 18:36

10 motivi per credere nella Bibbia

6. La sua esattezza storica e geografica
Nel passato, molti hanno dubitato dell'esattezza storica e geografica della Bibbia. Però, archeologici moderni hanno ripetutamente trovato evidenza delle persone, dei luoghi e delle società menzionati nelle Scritture. Diverse volte, le descrizioni nel racconto biblico si sono dimostrati più affidabili delle speculazioni degli studiosi. Il visitatore moderno ai musei e ai paesi della Bibbia non può non essere impressionato dallo sfondo geografico e storico del testo biblico che veramente esisteva.
(Fonte: La Parola)
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