ADDIO ALLE ARMI

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Re: ADDIO ALLE ARMI

Messaggio  Charade il Mer 28 Mag 2014, 19:53

Un addio alle armi o al sempre guerreggiare anche in tempi o condizioni di pace è pur sempre auspicabile ,,, 

Bellona od Ares non hanno mai costruito nulla ,,, Buona serata stellata - 

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ADDIO ALLE ARMI

Messaggio  annali il Sab 11 Gen 2014, 01:07


 
Di Ernest Hemingway.

Il grande scrittore, appena diciottenne, nel 1914 si arruolò volontario come autista di ambulanze della Croce Rossa, operante sui fronti della Grande Guerra.
Nel 1918 fu inviato sul fronte italiano, ed è a quell’esperienza che Hemingway si ispirò per il suo romanzo, scritto nel 1929, traendone pagine di grande valore letterario e di profondo spessore umano.
Tradotto in numerose lingue, si affermò come romanzo sostanzialmente pacifista, privilegiando i grandi valori dell’amore e dell’umanità.
Il protagonista, il tenente americano Frederick Henry, si trova nel 1918 a combattere a fianco degli italiani contro gli austriaci.
Aveva lasciato l’America per spirito d’avventura, e si rende presto conto di quanto la guerra sia una cosa sporca, un delitto contro l’umanità. Vorrebbe andarsene, tornare in patria, ma il senso del dovere lo convince a restare, anche perché consapevole di trovarsi dalla parte giusta, contro il sopruso e contro la prepotenza dell’Impero austriaco.
Al fronte, conosce un’infermiera inglese, Catherine Barkley, con la quale si istaura un’immediata simpatia. Quando è ferito al fronte e inviato in ospedale a Milano, è proprio lei che si prende cura di lui e la simpatia diviene amore. In queste pagine l’autore descrive una Milano bellissima, vista come una città romantica, degna di fare da sfondo a una storia d’amore tenera e delicata. Al termine dell’estate Catherine gli rivela di aspettare un bambino, ma quando lui propone di sposarla, lei rifiuta per non essere rimpatriata. Henry, deluso, ritorna al fronte, giusto in tempo per vivere le tragiche giornate della ritirata di Caporetto. È un dramma che travolge un intero esercito, coinvolgendo tutto il paese. Nelle pagine che descrive la disfatta, Hemingway si esprime con estremo realismo, mostrando una volta di più l’assurdità di quella guerra e, di tutte le guerre. La descrizione della fucilazione dei disertori è una delle pagine più alte della letteratura di tutti tempi.
Stanco della violenza, abbandona il fronte: ha bisogno di pace per ritrovare la serenità perduta.
Ritrovata Catherine, che non si è liberata del nascituro, partono insieme per la svizzera. Per lui, la guerra è conclusa.
Trascorrono momenti felici, ma lui sente incombere un senso di tragedia. Forse è il rimorso di aver abbandonato, grazie alla sua condizione di straniero, i combattenti che sul fronte italiano, tentano di resistere all’avanzata austriaca. Sente di non poter essere felice con la catastrofe che sta travolgendo il mondo intero. Infatti, felice non lo può essere: al momento del parto Catherine muore, e con lei il bambino. Henry rimane solo e in preda all’infelicità più cupa.  
Hemingway, in Addio alle armi, tocca le corde della commozione e del coinvolgimento del lettore, senza usare una parola di troppo e senza troppo compiacersi in descrizioni sentimentali. Ciò che importa all’autore sono i fatti, commoventi nella loro nuda essenzialità.
Nei due film che ne furono tratti, il primo nel 1932, con Gary Cooper, e l’altro con Rock Hudson E Jennifer Jones, non fu raggiunta l’intensità e la bellezza del testo del romanzo.  
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