DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO

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Messaggio  annali

Cercando di mettere ordine tra le svariate decine di file aperti e dimenticati, mi sono riletta questo fantasioso raccontino che ora per mio rinnovato piacere  (e mi auguro pure per chi legge!) ripropongo qui.
Controllo: qui base asteroide.
 
Embè, sì, sono andata a controllare che nulla sia stato manomesso all’ormeggio del vascello astrale. Il mio solito sesto senso me lo suggeriva e si sa che è sempre meglio dargli retta quando si tratta di salvaguardare una proprietà “condivisa”.
Con la solita navetta, quella che uso per andare e tornare ogni qualvolta la necessità me lo impone, sono volata all’asteroide, dove sta parcheggiata la gloriosa Arcadia (o glorioso dovrei dire trattandosi di un vascello ?).
Intravvedo la sua sagoma, stagliata bella e rilucente illuminata da riverberi stellari e già, mi sento rassicurata. Apro il portello del compartimento stagno ed entro all’interno. Buio e silenzio. Mi viene un nodo alla gola, ma m’infilo dritta in sala comandi per una breve ispezione. Poi via di corsa, prima che mi salti il ghiribizzo di avviare i motori e mettere la massima distanza tra qui e il pianeta Terra. Eh, si fa presto a pensarlo e dove potrei andare tutta sola? E se poi…. No, dai, non facciamo colpi di testa, piuttosto meglio controllare all’esterno che lucchetti e catene siano ben saldi e intatti, so di certi ceffi che girano da queste parti, non vorrei ci avessero messo occhio. Lascio la cabina e sono fuori.
Ma sì, sembra tutto a posto, comunque infilo le mani nel groviglio di catene e, ahia! Mi sono fatta veramente male con un anello difettoso!
“Ehilà! Guarda chi c’è!” l’esclamazione mi prende alla sprovvista e mi giro di scatto… Il tipo a poca distanza da me si ritrae alzando le mani.
Devo avere sul viso un’espressione agghiacciante (il dolore alla mano!) per spaventare un tipo dal petto largo come un fusto di petrolio!
Aveva un aspetto incredibile, sembrandomi subito brutto, ma nel proseguo divenuto anche peggio… Era alto poco più di un metro ottanta, per almeno centotrenta chili di peso, il viso segnato da tagli formanti una specie di griglia. Lo si sarebbe potuto definire un gladiatore sopravissuto alle catacombe…
“Cosè, un trucco che hai sulla faccia? E dovrebbe farmi paura?” chiedo. 
Ovvia, non penserete non ne provassi di paura, vero? Voi non ne avreste avuto, trovandovi soli sul ciglio di un asteroide, in mezzo al nulla con un energumeno simile?
“Ti dovrebbe far capire qualcosa” fa lui.
“ Per esempio che hai perso molte risse. Ti vorresti rifare con me? non ci provare nemmeno!”
Lui ride a piena gola e ritorce “ Sei divertente, lo sai? Non sei di queste parti, non ti ci ho mai vista”.
Lo dice come fossimo in pieno centro di una qualunque città, o come io fossi l’unico elemento mancante nella sua vita….
Mi indica, ruotando il  busto, la specie di mezzo con il quale era volato fin quassù “ Ci vieni a fare un giretto?” Olalà, la bella e la bestia?
Butto uno sguardo, attraverso l’oblò, all’interno del catorcio: roba che neppure uno scarafaggio poco raffinato ci sarebbe entrato.
Ma tanto, fosse stato anche di un fasto extragalattico col fischio che ci sarei entrata io. E ora come la mettiamo?
Che m’invento? Gli racconto una storia? Che sono in attesa dello stormo caccia ricognitori?
Il cicalino del suo cellulare, (ma prende fin quassù?) in quel momento lo distrae. Si affretta a staccarlo dalla cintola e risponde, con una mano a imbuto per non farsi udire da me. Io spero sia la sua compagna, moglie o che altra, che lo richiama a casetta sua.
Finito di rispondere chiude, fissandomi con espressione enigmatica.
Mani sui fianchi attendo che decide di fare….
“Ora vado” e lo dice puntandomi l’indice “ ma ti ritroverò, stanne sicura!”
Lascio uscire il fiato che trattenevo e mi riempio di nuovo i polmoni.
Allungo il braccio verso di lui, con l’indice teso e il pollice rialzato, a imitazione di un’arma pronta a sparare.
Gli faccio uno dei miei migliori sorrisi “ Eh! Come no? Quando vuoi.” 
Scompare nell’abitacolo e si allontana velocemente, lasciandomi, (insomma diciamolo), abbastanza distrutta dalla tensione. Per stavolta, me la sono "scampata!"
********
Ho ripreso la navetta per il normale controllo a salvaguardia del glorioso vascello
Però! Un momento ci vedo una sagoma lì nei pressi. 
 
Sistema di vigilanza? Forse una multa in arrivo per parcheggio abusivo? Scassinatori in azione?
Macché mi sembra il solito “baluba” della volta scorsa. E già, e non è solo…. Che fare? Due contro una? Bè, sia chiaro che l’Annali non è una, “una” qualunque! No belli, ora v’aggiusto il pelo!
Apro il cruscotto in cerca di un’aiutino che li scoraggi almeno un po’. Frugo tra le cianfrusaglie, veramente non c’è molto da frugare perché scorgo subito un “oggettino” niente male! Lo prendo e l’applico alla coscia destra e allaccio il cinturino, dovrebbe fare un figurone, da vera “dura”! Con maestria scendo sull’asteroide sfoggiando un’azione da manuale.
I tipi mi guardano e si danno di gomito: “Ehilà, sei tornata giusta!” è Mr energumeno1 a parlare. Il suo aspetto se possibile, è ancora peggiorato…
“Giusto per cosa, tanto per sapere?” faccio spavalda.
“ Spiegavo al mio amico qui” pone una mano sulla spalla di un biondino slavato, piccolo e mingherlino, la barba mal rasata, una bandana nera attorno alla testa, un giubbotto nero imbottito e gli anfibi pure neri “.
Sfodera un ghigno che sarebbe dovuto apparire un sorriso di circostanza, dopo la presentazione.
Io li guardo impassibile e aspetto.
“Oh oh! Ma cosa è quel robo lì?” Indicava il “robo” legato alla mia coscia…
“Non riconosci un K-bar?” gli faccio?
Il grosso ride, come il solito a gola spiegata. Un tipo allegro a quanto pare!
“E che ci faresti con quello?” mi fa, in modo chiaramente canzonatorio.
“ Solitamente ci pelo le patate in cambusa, altrimenti , è, ovviamente, legato alla necessità…”.
Lui ride ancora più forte, mentre il piccoletto saltella come un furetto!
“Che ti avevo detto?” si rivolge all’imbelle al suo fianco “ non è un amore di ragazza? Con lei lo spasso è assicurato”.
 “Senti, bella bimba, che ne dici di divertirci un po’?” Inarco un sopracciglio aspettando la prima mossa.
(Ma sì, bello, fatti sotto che ti sistemo… Mi sto caricando.)
Arriva prima il piccoletto di slancio… lo afferro per un braccio, gli faccio lo sgambetto e gli pianto il gomito in mezzo alla schiena!
Emette un ululato e si cheta mettendosi in disparte: fuori uno!
Il grosso ora non ride più, aggrotta le sopracciglia e mi rivolge uno sguardo torvo: “ Ti piace il gioco duro, eh piccolina? Vieni da paparino che ti sculaccia il sederino!” Gli guardo le mani che sembrano due badili mentre passo in rassegna ogni tecnica di sopravvivenza acquisita.
Ora, farò la mia parte, forse finirò a pezzettini sparsi qua e là sull’asteroide, ma chi se ne frega, non sarò certo la sola…
E mentre mi compiango un pochettino per la sorte non tanto rosea, sbuca dal nulla un’astronave! Oh mamma! Che succede? Il brutto e lo sfigato  guardano e sbiancano, forse se la stanno pure facendo sotto, o non ne hanno il tempo perché un raggio luminoso fuoriesce da sotto l’oggetto enorme, li risucchia come fuscelli e in un attimo sono spariti all’interno! Con un sibilo l’astronave sale verticalmente e sparisce all’istante. Giurerei di aver visto una lucina accendersi e spegnersi, come una strizzatina d’occhio!
Ma allora  gli alieni son qui davvero! E ho pure capito come mai appaiono e scompaiono all’improvviso: usano lo Stargate come nel film!
Meglio filare,  tra poco potrebbero arrivare i nostri all’inseguimento degli ET.
E no,  troppo tardi miei cari! Chissà, la prossima volta toccherà a me?
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Messaggio  Charade

Re: DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO zak Oggi alle 06:49 Aec-messaggio num#43182
no... proprio l'ironia non fa parte del tuo essere...
E tu essere pregiudizioso cosa ne sai ?...
Quel che grave è che ognun nasce e cresce coi propri difetti ; c'è chi nasce pregiudizioso e c'è chi non sa valutare i tempi d'attacco tra un comportamento o un atteggiamento o il non andare fuori tema in titoli di forum … altri/altre ancora che sprecano tutta lo loro intera vita per convinzioni fasulle … quindi cose ben più gravi -

mi sa che nella vita reale sei una persona molto triste...
Non esiste differenza con questa virtuale/potenziale… chi le separa è persona contraddittoria -
Essere se stessi , lo sei in qualunque condizione , altrimenti non sei !

il che mi dispiace chiaramente...
Che ti dispiaccia , non si sa , che sia chiaro , idem …
Ed in ogni caso ancora non si è capita la differenza tra chi non ha la coscienza della realtà in cui vive (zio semy & simili) creandosene infantilmente una a parte , ed altre/altri come la Green , che essendone al minimo consapevole , ancora li separa e li distingue -
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Messaggio  zak

no... proprio l'ironia non fa parte del tuo essere...
mi sa che nella vita reale sei una persona molto triste...


il che mi dispiace chiaramente...

zak

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Re: DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO annali Oggi alle 01:47 Aec-messaggio num#43142
Tara ha scritto:
e nn ho ancora letto ...aspetta che leggo e poi vedi tu come rotea la daga. .
Ecco, brava Taruzza! Fa roteare per bene la daga... oh perbacco...
Uhh che fai aizzi ?... Ti ricordo che fare branco non è leale  - cyclops , tuttavia come ce ne sarà per una ce ne sarà per altra , a me nulla cambia ... tanto ho già fatto il fiato con l'orda selvaggia dei crik & crok  , che ora la sto trascurando per altre cose più importanti di loro - 

Grazie per i "delizioso e magnifico" con i quali apprezzato... Pensa che inventavo le scene lì per lì... infatti c'ho messo qualche giorno a terminarlo. Già, perché non era previsto scrivessi realmente del viaggio che Semyase scherzosamente proponeva, ma s'era creata comunque una tale aspettativa nei presenti (Zak potrebbe confermare) che i "prescelti" per il fantasioso viaggio continuavano a chiedere quando fosse la partenza... A me, dunque, è venuto in mente di scrivere che in effetti eravamo partiti, soggiornato sul pleiadiano pianeta e tornati... senza memoria però, poiché le cose apprese là non dovevano essere rivelate... Insomma a farla breve ho dovuto raccontare come e cosa fosse avvenuto per accontentare le loro richieste... Il bello è che mano a mano si snodava il racconto qualcuna diceva che sì, ecco comincio a ricordare... Naturalmente, sempre scherzosamente...
Ti ho messo un po' di verde... l'esimio come al solito ha esagerato... tutta invidia la sua...
Dice:"...anche se io di solito sono più avvezzo a commentar il commentabile … i racconti di solito sono non commentabili poiché non interagibili …"
Non interagibili glielo concedo, ma non commentabili??? Strano, detto da lui... ma in fondo non potendoci fare il "contestuale"...
Quando avrò l'ispirazione , contribuirò con un mio capitolo in post-produzione , sulla falsariga di quel tentativo fatto da una lunatica luna rossastra , rimasto lì senza arte ne parte di responsabilità …
Poi son sicuro che tu avrai da commentare …
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Re: DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO zak Oggi alle 06:40 Aec-messaggio num#43145
Tu piuttosto , dimostra il contrario , sempre se ne sei scientificamente in grado , perché sai a fare voli pindarici basta appunto la fantasia o di sottecchi la goliardia -
dunque avevo ragione! il mio famoso resoconto che te spostasti in voli pindarici lo ritenevi frutto di fantasia! bene, bravo, bis...
Casomai il bbb lasciamelo dire a me , che anche in questa occasione , da me volutamente provocata, capiamo quanto tu non afferri il senso delle cose … L'ho scritta apposta , per avere conferma se tu abboccando , concretizzavi la ben facile associazione d'idea , ma che in realtà 'un centra nulla , con quanto da te malamente riportato... Il mio post con il tuo citato è stato collocato per sbaglio lì , ma poi , ricollocato nel giusto spazio … sempre che tu non ti voglia aggrappare anche a queste minuzie , tra l'altro da me ammesse senza alcun patema – va lla llà , va lla llà …

tara, confermo quanto detto da annalisa,ci siamo divertiti un mucchio e si era creato una complicità fra noi di tutto rilievo. se vuoi puoi benissimo andare a rileggere su intopic gli scritti di quei giorni, ne ha riportati due di commenti con la data quindi è rintracciabilissimo.
Mettere un link per chi non è capace no ?
Noi qui non ci si formalizza , ne si censura come gli esterni fanno lì -

riguardo all'ironia del mio post...
beh, questo sarebbe il tenore dei miei post sulla rete... abbiamo tanti problemi quotidiani nella vita "normale" che mi sembra assurdo crearsene anche nella vita "virtuale".
ma probabilmente per qualcuno non è così...
Fermo lì … Ironia comunque fuori posto … Un po' come andare in chiesa a bestemmiare …
Cioè se telepatia e telecinesi per te sono cose serie , allora con la tua aneddotica ironia non lo sono...
La contraddizione è evidente e andrebbe risolta , altrimenti non si è credibili per l'uno o per l'altro -

te cosa ne pensi di questo suo passaggio?
dai charade e feher,
Un admin , cosa che dovresti sapere , ma fai finta di non saperlo , non è adibito ad intervenire nei commenti tra i singoli utenti , se non quando sia chiamato in causa per ragioni esclusivamente attinenti moderazione e strutturazione del forum -
visto che fai questa distinzione, cioè l'admin interviene solo se chiamato in causa per ragioni attinenti esclusivamente alla moderazione, se venisse chiamato in causa per una... discussione fra me e l'utente charade, sarebbe in grado di dare un parere non influenzato dalla doppia personalità?
La formulazione della domanda è ovviamente mal posta , poiché non esiste alcuna doppia personalità dimostrabile nel senso accettivo della parola stessa , se non in quell'altro senso percettivamente negativo , nella fattispecie pretestuosamente denigratorio, per altri motivi ben noti (non ti si deve contraddire) ...

Se tra utenti avviene una diatriba per la quale viene interpellata una terza persona , singola o in ruolo e funzione diversa , allora sarebbe corretto giudicare l'oggettiva risposta data , l'unica sottoponibile a giudizio altrimenti sarebbe pre-giudizio : per quanto dichiarato , archivi segreti non ne esistono , quindi te t'inventi le cose e perdipiù insulti e denigri un intero posto ed i suoi partecipanti (incluso te stesso) mettendo in dubbio la sua credibilità... bisognerebbe chiedere ai qui presenti se anche loro ci credono oppure no , affermazione in parte arrivata , ma da te o da similari pretestuosi troll non considerata -

ti rendi conto di quanto sei ridicolo con questo tuo.. atteggiamento da mago otelma?
Sempre meno di chi fa ancora fatica a capire il concetto..
Pensa piuttosto a quanto trucchi e magheggi te col tuo atteggiamento da infantile mago Zurlì -
DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Mago-Zurli
e anche per i voti..
guarda, fatti un giro per tutto il forum e mettimi tutti i rossi nei miei messaggi...
ma va la llà , mica sono il mago Zurlì a mettere parole arrossate a casaccio come di gran lunga ultimamente stai facendo te -

ottieni due risultati, il primo che uniformi il mio nick con il segnino rosso accanto
Se ti fa piacere , cambia l'avatar e mettitelo da solo , così ti rappresenta meglio per default...
Cambia testa Lime , che con l'avanzar d'età e l'arteriosclerosi , poi sarà sempre peggio -
...
il secondo che aumenti il numero di pagine visualizzate giornaliere...
Ahh ahh , la mala lingua batte dove la capacità di ragionamento muore ?… Inutile rispiegartela solo a te , in quanto altri/altre se intelligenti hanno già capito da mo' – Salutamme marescià … cheers
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Messaggio  zak

Tu piuttosto , dimostra il contrario , sempre se ne sei scientificamente in grado , perché sai a fare voli pindarici basta appunto la fantasia o di sottecchi la goliardia -



dunque avevo ragione! il mio famoso resoconto che te spostasti in voli pindarici lo ritenevi frutto di fantasia!

bene, bravo, bis...

tara, confermo quanto detto da annalisa,ci siamo divertiti un mucchio e si era creato una complicità fra noi di tutto rilievo. se vuoi puoi benissimo andare a rileggere su intopic gli scritti di quei giorni, ne ha riportati due di commenti con la data quindi è rintracciabilissimo.


riguardo all'ironia del mio post...
beh, questo sarebbe il tenore dei miei post sulla rete... abbiamo tanti problemi quotidiani nella vita "normale" che mi sembra assurdo crearsene anche nella vita "virtuale".
ma probabilmente per qualcuno non è così... 

te cosa ne pensi di questo suo passaggio?

dai charade e feher, 
Un admin , cosa che dovresti sapere , ma fai finta di non saperlo , non è adibito ad intervenire nei commenti tra i singoli utenti , se non quando sia chiamato in causa per ragioni esclusivamente attinenti moderazione e strutturazione del forum -

visto che fai questa distinzione, cioè l'admin interviene solo se chiamato in causa per ragioni attinenti esclusivamente alla moderazione, se venisse chiamato in causa per una... discussione fra me e l'utente charade, sarebbe in grado di dare un parere non influenzato dalla doppia personalità?

ti rendi conto di quanto sei ridicolo con questo tuo.. atteggiamento da mago otelma?
e anche per i voti..
guarda, fatti un giro per tutto il forum e mettimi tutti i rossi nei miei messaggi... ottieni due risultati, il primo che uniformi il mio nick con il segnino rosso accanto
...
il secondo che aumenti il numero di pagine visualizzate giornaliere...

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Messaggio  annali

Tara ha scritto:e nn ho ancora letto ...aspetta che leggo e poi vedi tu come rotea la daga. . pirat

Ecco, brava Taruzza! Fa roteare per bene la daga... oh perbacco... Razz Razz Razz
Grazie per i "delizioso e magnifico" con i quali apprezzato... I love you I love you I love you Pensa che inventavo le scene lì per lì... infatti c'ho messo qualche giorno a terminarlo. Già, perché non era previsto scrivessi realmente del viaggio che Semyase scherzosamente proponeva, ma s'era creata comunque una tale aspettativa nei presenti (Zak potrebbe confermare) che i "prescelti" per il fantasioso viaggio continuavano a chiedere quando fosse la partenza... A me, dunque, è venuto in mente di scrivere che in effetti eravamo partiti, soggiornato sul pleiadiano pianeta e tornati... senza memoria però, poiché le cose apprese là non dovevano essere rivelate... Insomma a farla breve ho dovuto raccontare  come e cosa fosse avvenuto per accontentare le loro richieste... Il bello è che mano a mano si snodava il racconto qualcuna diceva che sì, ecco comincio a ricordare... Laughing Laughing Laughing  Naturalmente, sempre scherzosamente...
Ti ho messo un po'  di verde... l'esimio come al solito ha esagerato... tutta invidia la sua... Twisted Evil Twisted Evil Twisted Evil  
Dice:"...anche se io di solito sono più avvezzo a commentar il commentabile … i racconti di solito sono non commentabili poiché non interagibili …"


Non interagibili glielo concedo, ma non commentabili??? Strano, detto da lui... ma in fondo non potendoci fare il "contestuale"...  pirat pirat pirat
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Messaggio  Tara

e nn ho ancora letto ...aspetta che leggo e poi vedi tu come rotea la daga. . pirat
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Messaggio  Tara

ah pure qua il rosso  mi hai dato. 
Io ti ricambio la cortesia.
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Messaggio  Charade

Re: DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO zak Oggi alle 08:00 Aec-messaggio num#43109
che ti dicevo annalisa?
Ecco esatto , cosa dicevi , che ancora non abbiam proprio capito -

dai charade e feher,
Un admin , cosa che dovresti sapere , ma fai finta di non saperlo , non è adibito ad intervenire nei commenti tra i singoli utenti , se non quando sia chiamato in causa per ragioni esclusivamente attinenti moderazione e strutturazione del forum -

voglio una vostra analisi rigo per rigo di tutto il racconto del viaggio...
Che ogni tua voglia che sia un desiderio … anche se io di solito sono più avvezzo a commentar il commentabile … i racconti di solito sono non commentabili poiché non interagibili …
Non per questo mi esimerò da livello per cercare di rilevarne : “principia et contradictio” trasmessi-

sicuro che sia solo frutto di fantasia?
Certissimamente sicuro , in altra parte lo aveva confermato anche la stessa Green e poi in calce anche te stesso , irridendo come al tuo solito gettando in burletta la presunta telecinetica con il più improbabile e comune sparecchiamento di tavola nella sua fisica imprescindibile logica inerziale -
Tu piuttosto , dimostra il contrario , sempre se ne sei scientificamente in grado , perché sai a fare voli pindarici basta appunto la fantasia o di sottecchi la goliardia -

pensaci un attimo...
Fatto …

ma non ti sforzare tropo,
Il minimo necessario , roba da femto-secondi , (10-15) - ma siccome sei elettrico e probabilmente non elettronico non potrai concepirlo - 

altrimenti potresti vedere gli oggetti intorno a te sollevarsi...
Magari così fosse , diventerei multimiliardario ed avrei svoltato temporaneamente la china , magari poi coi proventi , riuscendo a cambiare questo mondo fatto da tanti imberbi sognatori -
Glielo avevo detto anche allo zio , ma come al solito si è squagliato e perso nei meandri delle sue sfrombolate, come tutti i dialettici truffatori seriali -
DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Wylder1
qui va ben, vedo il rosso...
Il rosso te lo prendi senz'altro per la tua irridente e denigratoria attività senza quartiere , volta a cosa ?... Si sapesse lo diressi , saremmo tutti più sollevati … ma senza indimostrata attività telepatica -
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zak Oggi alle 08:00

Aec-messaggio num#43109

che ti dicevo annalisa?

dai charade e feher, voglio una vostra analisi rigo per rigo di tutto il racconto del viaggio...

sicuro che sia solo frutto di fantasia?

pensaci un attimo...
ma non ti sforzare tropo, altrimenti potresti vedere gli oggetti intorno a te sollevarsi...

qui va ben, vedo il rosso.
Ciao ,Zak. ..intanto ti cucchi un bel verde perché finalmente ho colto un pò di leggerezza è di ironia nel tuo post.
Poi trovo che sia delizioso questo racconto fatto dalla nostra 


Annali. .. 12 eternauti in viaggio verso le Pleiadi.
Magnifico!! zen
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Messaggio  zak

che ti dicevo annalisa?

dai charade e feher, voglio una vostra analisi rigo per rigo di tutto il racconto del viaggio...

sicuro che sia solo frutto di fantasia?

pensaci un attimo...
ma non ti sforzare tropo, altrimenti potresti vedere gli oggetti intorno a te sollevarsi...

qui va ben, vedo il rosso...

zak

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Messaggio  Charade

Re: DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO zak Oggi alle 10:34 Aec-messaggio num#43089
beh... posso dire che rileggerlo tutto per intero mi ha dato delle sensazioni nostalgiche notevoli?
ma credo che tu abbia fatto un errore a riportarlo qui annalisa...
solo chi ha vissuto quei momenti, solo chi ha partecipato e commentato quel "viaggio" può capire il divertimento e la complicità che abbiamo provato...
Ahh ecco , quindi con la tua sempre immensa logica ci stai dicendo che è inutile che uno scrittore/scrittrice scriva , che tanto :
solo chi ha vissuto quei momenti, solo chi ha partecipato e commentato quel "viaggio" può capire”
Ahh ahh , ne azzeccassi una che sia una ogni tanto , saresti più credibile -

adesso qualcuno lo sviscererà in ogni suo singolo capoverso e avrà da criticarlo perchè inverosimile e frutto della fantasia...
Sviscerare , voce per te del verbo contraddire ?... Si , ti tolgo subito dal tuo affanno ansioso : se si premette di dire che è un racconto di fantasia , allora lo è … se invece contrariamente a quanto hanno dimostrato scienziati ed eminenti fisici , qualcuno s'inventa nuove teorie , ben libero di farlo , ma tra il dire ed il dimostrare c'è di mezzo un astronave -
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fatto male?
no, hai fatto bene a ri-postarlo annalisa, almeno per un po' sarà impegnato.
Ahh ahh pessimo & vendicativo ( gliè rode ?) … saluti reciprocamente impegnati da qui … clown
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Messaggio  zak

beh... posso dire che rileggerlo tutto per intero mi ha dato delle sensazioni nostalgiche notevoli?
ma credo che tu abbia fatto un errore a riportarlo qui annalisa...
solo chi ha vissuto quei momenti, solo chi ha partecipato e commentato quel "viaggio" può capire il divertimento e la complicità che abbiamo provato...

adesso qualcuno lo sviscererà in ogni suo singolo capoverso e avrà da criticarlo perchè inverosimile e frutto della fantasia...

fatto male?
no, hai fatto bene a ri-postarlo annalisa, almeno per un po' sarà impegnato.

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DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Empty Il viaggio di 12 eternauti verso le pleiadi

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Il capo vascello impersonato da Semyase quel giorno 16 maggio 2010, impartisce le ultime spiegazioni prima di partire per il viaggio astrale che porterà noi prescelti a solcare il cielo fra stella e stella fino a raggiungere Erra, la favolosa terra promessa…  
“. Durata del viaggio andata e ritorno, mancherete da casa per 2 minuti circa, ma nel mio Pianeta soggiornerete per 3 mesi. 
Poi vi spiegherò più dettagliatamente come trascorre il tempo dalle nostre parti. 
Non portate cellulari per chiamare a casa, in tre mesi pleiadiani vi insegnerò un modo diverso per comunicare a distanza. Attraverso la telepatia. 
Il veicolo che useremo è di b/3 ha un diametro variabile di 10 metri, si deforma a seconda delle curvature dello spazio tempo. 
Bisogna essere al completo per garantire un viaggio iperistantaneo, perchè dovete sapere che il mezzo  si muove attraverso la sincronizzazione della mente di tutti i membri dell'equipaggio. 
Noi, oltre  modificare attraverso la mente i nostri geni, muoviamo anche oggetti, telecinesi, anche questo imparerete. 
Oltre ad amare realmente l'universo, quindi il tutto. L'unicum, la sfera, la perfezione.
Annalisa, ufficiale di vascello in seconda a Capo vascello Semyase

Equipaggio al completo  teletrasportati: 
1)Semyase 
2)Annalisa + Aspide ( in alternanza simbiotica) 
3)Navona 
4)Zak 
5)Elena + dolce metà (equivalente ad unica unità) 
6)karma( alias Irene) 
7)Veronika 
8)Diabo (Diaboluk)
9) Anna( alias Cartacanta) 
10)Timos 
A tutti: attenzione all'ora X!
LA STRABILIANTE,INCREDIBILE AVVENTURA,DI DODICI VIAGGIATORI DELLO SPAZIO. ( AI CONFINI DELLA REALTA') 
Il Sole era ormai tramontato dietro un cumulo di nuvole grigie sospinte dal vento della brezza serale. Assumevano via via le forme più strane che seguivo controvoglia. Nella mano stringevo la valigetta preparata per l'evento. 
Una grossa nube, tinta da un barbaglio di sole rosso vermiglio, si profilò davanti ai miei occhi ingigantendo a dismisura. Fu in quel preciso momento che la luce lasciò il posto a un buio opprimente. Un fremito involontario mi assalì: è l'ora pensai... Un attimo di ribellione, di panico. Avrei voluto rinunciare ma la voce stentorea mi bloccò. Strinsi tra le mani con forza la valigetta per cercare d'impedire il distacco,senza capire il perché  del mio timore. L'istinto forse, teso a difendere ogni tentativo d'intrusioni sconosciute. 
" FERMA! CHIUDI GLI OCCHI! INSIPIRA PROFONDAMENTE E TRATTIENI IL RESPIRO!" 
Obbedisco mio malgrado, e l'attimo dopo fui catapultata in un mare di verde e azzurro scintillante.
Mi accorsi di galleggiare dolcemente, prima di rendermi conto di trovarmi all'interno dell'astronave che, silenziosa, sfrecciava avvolta dal blu della notte. 
Mi ritrovai faccia a faccia, io e i miei attoniti compagni di viaggio, con il capo vascello, nella persona di Semyase, ritto in mezzo a noi, che dominava la situazione con aperta soddisfazione... 
Intanto, attraverso gli oblò, vedemmo comparire punti estesi di luce in tutte le direzioni. Eravamo immersi in un mare di stelle e polvere cosmica, trasportati là, dove l'immaginazione mai avrebbe pensato di arrivare.
NELLO SPAZIO DEL CIELO PROFONDO E SCONOSCIUTO
Il nostro viaggio diretto alle Pleiadi, attraverso la costellazione del Toro, iniziò così amici miei. 
La partenza è stata fantastica, e, nel contempo, abbastanza comica, constatando le diverse reazioni comportamentali di ognuno di voi. Dico voi non per escludermi, ma essendo io la narratrice, devo per forza di cose per il momento, restare distaccata dal contesto. 
Tanto per cominciare tu, Navona, eri abbastanza contrariata per essere stata prelevata, come temevi, proprio mentre, durante il trucco del viso, terminavi di applicare il mascara. 
Non riuscivi a darti pace per avere un occhio perfettamente truccato e l'altro no... 
Karma( Irene), seduta accanto a te, cercava di consolarti spiegando quanto poco importi l'aspetto esteriore nel mistico splendore del creato. 
Non mi sembravi molto convinta comunque...mentre continuavi a scrutarti nel riflesso dell'oblò...
Chi invece se ne infischiava persino dello splendore del creato era Veronika! Ragazzi! Sprizzava gioia pure dalla gamba che lei si ostina a considerare fuori uso! Naturalmente tale gioiosa esuberanza era dovuta alla presenza di Diabo, il quale, appreso che le zanzare, suo incubo ricorrente, erano state debitamente eliminate ormai da secoli sul pianeta che si stava raggiungendo, appariva felice e rilassato. 
 Sconcertato invece, era il marito di Elena  perché strappato dalla quiete del suo salotto, in un momento di pieno relax, e catapultato, abbrancato alla moglie, dentro uno strano bussolotto stipato di gente sconosciuta. 
Devo dire che gli unici rilassati erano Zak e Anna, intenti, come sono soliti fare nel forum "Pizza, tango.,ecc", a scambiarsi commenti sulle canzoni della loro " gioventù"... Nostalgici sino all'ultimo lembo di cielo. 
Semy,il nostro capo vascello, usava tutta la sua bravura e conoscenza del mezzo per sfrecciare fra stella e stella, zigzagando con innata maestria, per evitare catastrofici scontri con gli innumerevoli Ufo che infestano i cieli di entrambi gli emisferi. 
Navigando a incredibile velocità  arriviamo in vista di Orione ed ammiriamo da vicino le tre splendide stelle che formano la sua cintura e Betelgeuse, la sua stella più luminosa. Seguendo le stelle che disegnano la sua spada, entriamo nella Grande Nebulosa di Orione, (M42,NGC 1976), che costituisce uno spettacolo affascinante. 
E finalmente, eccoci entrati nella nostra costellazione, il Toro possente, con le sue stelle, le sue nebulose e i grandi ammassi stellari, ma, sopratutto, con le splendide Pleiadi, (M45) il brillante e famoso ammasso dominato da stelle calde e blu, circondate da soffusa nebulosità. 
La nostra meta è raggiunta, poco più in là,( il poco più è relativo, viaggiando alla velocità della luce), ecco Erra, il pianeta natio di Semyase, nostro capo conclamato... 
Siamo tutti enormemente emozionati... e diciamolo, un "pochino" o forse più... preoccupati! Come saremo accolti? 
In che modo sbarcheremo? Dove? Le domande le leggiamo sui nostri volti ansiosi... 














L'ACCOGLIENZA.
--------- --------

I minuti trascorsi tra sorrisi e manifestazioni d'affetto che ci si scambiava nel tentativo di esorcizzare il segreto timore che come cosa viva galleggiava tra di noi, in un lampo furono spazzati via dalla voce proveniente dalla plancia di comando. Era la voce stentorea del capo vascello  Semyase che ci richiamava all'ordine: - Equipaggio pronto a lasciare l'astronave. Squadriglia di accoglimento in arrivo! -
Raggelati da quella notizia, pur se ovviamente e logicamente, prevedibile, dodici paia di occhi,contemporaneamente, si aprirono in modo smisurato alla vista di tondi dischi rilucenti, che dinnanzi a noi, in formazione compatta, sparavano getti di luci intermittenti illuminando a giorno la zona circoscritta.
La tremarella si era impadronita delle gambe di noi donne, (per quelle degli uomini preferisco non pronunciarmi), e, se fosse stato possibile, giuro che ognuna di noi avrebbe preferito trovarsi al calduccio nel proprio letto anziché alle prese con extraterrestri dal cranio rasato...
La radio del capo emetteva strani suoni gracchianti, come tali risultavano a noi, con insistenza esasperante.
Qualcuno dal fondo pigolò con voce malferma : - Tornare a la casa, possibile?- Era Veronika che, falliti i tentativi di nascondersi dentro il capace zaino di Diabo, brandiva la stampella come una clava.
Zak, invece, al colmo della soddisfazione per la meta raggiunta, tentò di indurci a fischiettare insieme a lui, la sigla di Goldrake.
Lo ignorammo tutti bellamente, a parte Anna( Cartacanta) dalle cui labbra uscivano patetici sibili senza melodia alcuna.
La nostra navicella fu agganciata e trasportata in folle corsa in altra zona, poi, senza ce ne rendessimo conto ci trovammo sbalzati fuori, avvolti da una specie di pallone trasparente e lasciati andare, come da nostra impressione, alla deriva.
Il come e il quando non lo ricordo assolutamente. Rimane un mistero di come, ad un tratto, ci fossimo trovati tutti quanti all'interno di una sala immensa( telecinesi collettiva?).
Il comitato di ricevimento non si fece attendere e con grande soddisfazione nostra, fummo accolti e portati in trionfo tra una folla di pleiadiani in festa!
"Di un bello indescrivibile!" esclamò Karma.
"Sì, una sala stupenda", rimarcò Elena. Poi tacque imbarazzata accorgendosi che Karma stava guardando in direzione di un giovane pleiadiano...
Eravamo al colmo dello stupore, constatando l'importanza che ci attribuivano, facendo nascere in noi il sospetto che Semy avesse volutamente esagerato nella descrizione di noi, popolo terrestre.
Ma in fondo a noi conveniva e felici e contenti elargivamo grandi sorrisi a destra e sinistra. Io e Navona, forse, più verso sinistra...

Così con Navona al settimo cielo, compresa nel suo ruolo di ambasciatrice, con Elena intenta a consolare il marito, sempre più frastornato per il viaggio inatteso, con Zak che si ostinava a cercare di insegnare a fischiare ad Anna, ma specialmente con la felicità di Veronika, che da sola sarebbe bastata a illuminare "cento vetrine", grazie alla vicinanza del suo amato Diabo, felice pure lui, a giudicare dai sorrisi che le dedicava, concludo la cronaca dell'arrivo e l'accoglienza fantastica dei nostri, possiamo senz'altro chiamarli così, amici pleiadiani, abitanti di Erra, pianeta del nostro enigmatico Semyase.


Giovedì, 20 Maggio 2010
I FASTI DI ERRA.PLEIADI. 
Finalmente potevamo toccare con mano ciò che per noi era stata da sempre solamente fantasia o congetture astratte. 
Noi donne, pur se vigili e attente, riuscivamo a contenere le nostre emozioni, ostentando un certo distacco, al contrario degli uomini che si mostravano tesi e, devo dirlo, palesemente a disagio. A parte naturalmente Semy, essendo "di casa"... 
La voce dal fondo della sala ci invitava ad avanzare. Era una voce dai toni stranamente modulati, sì, musicali direi. 
Circondati da sguardi sorridenti e cordiali ci dirigemmo, senza distanziarci troppo gli uni dagli altri,in direzione della voce. 
Mentre mi avvicinavo, un senso di rispetto, insieme di curiosità, si impadronì di me alla vista della figura anziana che , appoggiata ad un sottile bastone di un lucido metallo, attendeva ai piedi di una ampia scalinata. 
il suo cranio risplendeva alla luce bianca proveniente dall'alto. 
La sala risplendeva di luci, nonostante non ne scorgesse la fonte. Non c'era alcun tipo di lampadario o di tubi al neon. Il primo affascinante mistero, una fonte di luce proveniente dal... nulla? 
La mano si alzò in segno di saluto mentre ci invitava a salire la scalinata. 
Giunti in cima, constatammo stupiti che sotto di noi si estendeva un giardino con piante di bellezza mai vista. Al centro una grande fontana lanciava in alto zampilli d'acqua, che ridiscendendo, creava straordinari giochi cristallini. 
Il suono risultava rilassante, simile a quello di piccole cascate. 
Alzando lo sguardo, ci rendemmo conto che lì, non arrivava la luce di nessun sole. 
Eppure la luce risplendeva sopra di noi...Il secondo mistero. Da quel momento decisi di non stupirmi più di nulla, mentre senza parlare seguivamo le nostre guide. 
Zak ruppe ad un tratto il silenzio, mormorando a mezza voce: -ma dove diavolo ci portano?- 
- Forse direttamente da lui? - Scherzò di rimando Diabo, ricevendo subito un'energica gomitata da Navona, calata meravigliosamente nella sua parte di prima ambasciatrice terrestre. 
- Non scherzate su queste cose, finché non sapremo come la pensano!- ammonì saggiamente. 
Eh sì, che ne sapevamo noi della loro religione? Semy non ci aveva illuminato gran che, sull'argomento. 
Nel frattempo le guide si erano fermate davanti ad una grande porta di impressionante fattura. 
La aprirono e si fecero da parte, poi senza una parola scomparvero, non senza però averci omaggiato di grandi sorrisi. 
Il loro aspetto, a parte i crani lucidati a specchio, non erano molto dissimili da noi, a rigor di logica: due braccia, due gambe, occhi due, orecchie , naso bocca... 
Però, ancora a rigor di logica, se messi a confronto con i nostri di uomini, oddio, dissimili lo erano eccome... 
Davanti alla porta spalancata esitammo incerti, titubanti, con addosso una sensazione strana. Come stessimo oltrepassando la frontiera invisibile di un mondo contrapposto. 
-Siamo ancora in tempo a ripensarci?- azzardò Elena spalleggiata dal marito sempre più frastornato... 
Eravamo dentro, a nulla serviva allontanare il momento di affrontare il nostro destino. 
Non male comunque... al centro della sala un grande tavolo rotondo, molto più grande "suppongo" della tavola rotonda di "re Artù" ci attendeva imbandita di ogni delizia che il palato nostro avesse mai immaginato di gustare. 
Gli uomini, cioè i pleiadiani, cioè... insomma va bene, gli extraterrestri, si avvicinarono a noi donne e, con galanteria inaspettata, si esibirono in perfetti baciamani... 
Nel frattempo, una grande quantità di piatti continuavano ad essere deposti sulla grande tavola rotonda, con pietanze splendidamente preparate. 
Quanto al piacere del cibo, noi terrestri siamo molto sensibili e la vista dei piatti colmi, riportò immediatamente la calma tra di noi. 
Prendemmo posto con molta dignità, trattenendoci a stento dal buttarci sui cibi...dopotutto eravamo stati strappati da casa improvvisamente... e un po' di appetito... insomma era lecito, no? 
Uno degli incaricati al tavolo nominava ogni piatto mentre veniva servito. 
Finalmente a nostro completo agio, potemmo con entusiasmo, dedicare tutta la nostra attenzione alla tavola imbandita. 
Il sontuoso banchetto di benvenuto procedeva tra le mille domande dei nostri ospiti, desiderosi di interrogarci sulle impressioni riportate all'arrivo sul pianeta. 
Delle risposte, a nome di tutti, si era proposto Timos, in quanto buon conversatore e altamente qualificato a rappresentarci degnamente, esonerando noi squisitamente dediti ai piaceri del palato. 
Gli incaricati al tavolo si muovevano zelanti alle nostre spalle, intenti al doveroso incarico di riempire con sollecitudine le coppe di ognuno di noi, con somma soddisfazione di Zak e Diabo, ampiamente grati per la cortesia. Di Aspide, imperscrutabile come al solito, non saprei dire quanto apprezzasse il piacere di un buon bicchiere di vino. 
Alla fine, quando ormai satollati e deliziati al punto che nemmeno una infinitesima parte di cibo avrebbe potuto trovare posto nei nostri stomaci, apparvero quattro leggiadre fanciulle avvolte in candide tuniche, recanti una torta dalle dimensioni tali che nessuna esagerazione sarebbe sembrata adeguata. 
La torta del mio compleanno! Già, era il 16 maggio! Le candeline erano rigorosamente blu, come le stelle pleiadiane, il cui numero non rivelerò mai nemmeno sotto tortura ( a meno che, insopportabilmente dolorosa!). Comunque sono abbastanza tranquilla, visto che pare nessuno ricordi alcunché. 
Semy, gongolante e soddisfatto, si godeva la mia sorpresa ed elargiva grandi sorrisi a tutti, mentre, sospirando rassegnati, mano di nuovo alle posate, i miei compagni si dedicavano con finta rassegnazione all'ultimo estremo sacrificio godereccio.
Completamente indifferente al dolce era Veronica, più interessata alle manovre della fanciulla di biancovestita rivolte a Diabo. Visti fallire i suoi sguardi minacciosi all'indirizzo dell'incauta, con un gesto fulmineo della manina magica le inviò una scarica di piccoli ma dolorosi lampi argentati, ottenendone l'istantaneo allontanamento dall'oggetto dei suoi desideri. 
Noi tutti, naturalmente, ostentammo la più completa estraneità, con la sola eccezione di Navona che, lesta, vibrò un colpo di cucchiaio sulla manina incriminata. 

" Non facciamoci riconoscere pure qui!" Sentenziò a bassa voce... 
Finalmente, simili a zombi, traballanti e frastornati, fummo accompagnati alle nostre rispettive stanze, dove, come sassi gettati nelle acque di uno stagno, piombammo nel sonno più profondo e ristoratore 


Il mattino, dopo, frschi riposati, dopo una leggera colazione(?), ci ritrovammo tutti nel grande patio antistante il giardino, insieme ai rappresentanti dei diversi settori degli organi di governo, desiderosi di intrattenersi con noi per scambievoli relazioni culturali. Fummo condotti al palazzo delle conferenze, dove apprendemmo dalla viva voce del dotto relatore, l'evoluzione tecnologica e consociativa del pianeta. 

Navona nella veste di ambasciatrice, ascoltava con interesse la relazione, seduta accanto al suo equivalente pleiadiano, mentre a mio avviso, lui si mostrava più interessato al suo aspetto di sensuale rappresentante femminile terrestre. Le lanciai una strizzatina d'occhio che lei ricambiò con uno sguardo truce. 


La cosa si fece interessante quando il supervisore tecnico degli effetti speciali propose la visita alla scuola di apprendimento cinetico, per un'eventuale lezione se gradita. 
Il sìììì!!! che con gioia selvaggia scaturì dalle nostre gole fece tintinnare le vetrate della sala! 
Ciascuno di noi pensava all'uso che ne avrebbe fatto una volta tornati al suolo natio, ma alcuni di tali pensieri necessitano di censura.... per questo preferisco soprassedere. 
Trascorremmo alcune ore esercitandoci, sotto la guida del supervisore, coinvolto suo malgrado nei pasticciacci derivanti dalla nostra imperizia, esausto e coperto di lividi da far paura! 
Del resto neppure noi eravamo stati risparmiati dai tremendi colpi che arrivavano volando e fischiando pericolosamente da ogni direzione. Coordinare i movimenti non era facile, gli oggetti sembravano avere vita propria, distinta dalla nostra volontà. 
L'unica in grado di ingegnarsi con destrezza del potere acquisito sembrava essere Veronica, continuamente presa dalla necessità di allontanare le "odalische " orbitanti costantemente nei pressi di Diabo. Mah... 
Anna, dal canto suo, avvezza a maneggiare la spada laser, che tiene sempre per buona evenienza nel portaombrelli del "Bar, pizza & tango", osservava i nostri miseri tentativi con aria di sufficienza. 
" Per poter manovrare la spada laser è necessario coordinare insieme la mano che regge, l'occhio che identifica e la mente che guida", era solita sentenziare menando fendenti a destra e a manca. 
Perchè allora, pensai, non applicare la stessa tecnica alla telecinesi? 
" Proprio così! Sono ore che cerco di farvelo capire!" Urla l'esasperato nostro istruttore. 
Che?... mi ha letto nel pensiero...? già! Allora ci provo con calma: la mano qui non c'entra nulla.... quindi, coordinare solo occhio e mente, pensare intensamente.... molto, eee, swam! Ecco! ho fatto volare attraverso la sala l'equivalente pleiadiano di Navona, che senza ritegno le stava alle costole nonostante il fastidio di lei! 

Seguendo il mio esempio, finalmente tutti arrivarono a conseguire discreti risultati. 
Elena e Karma, indivisibili, avevano ottenuto insieme di spostare una colonna alta sei metri, facendola scivolare dal basamento sino ad ostruire la porta d'ingresso della sala, per cui, per poter finalmente uscire (a rivedere le stelle, come Dante) dovemmo unire le nostre forze per ottenere di spostarla. 
Naturalmente Elena dovette subire impassibile le lamentele del marito, stravolto dall'emozione e dalla fatica... 
Fuori ritrovammo Timos, Zak e Aspide, i quali, dopo i primi maldestri tentativi, avevano pensato bene di mantenersi defilati. Naturalmente non erano soli... Le solite odalische, sempre più prese dall'aspetto assai piacevole dei nostri uomini, erano premurosamente affaccendate a servir loro boccali di nettare (forse afrodisiaco?). 

Nel frattempo, l'attività frenetica della " Protezione civile di Erra", nella scuola stava tentando di rimediare, faticosamente, agli ingenti danni causati da questa nostra prima lezione di telecinesi... 
"A quando la prossima lezione?" chiedemmo noi donne speranzose al nostro istruttore. Udimmo l'eco delle gocce di sudore gelato che  gli scendevano lungo la schiena! 
Credo che il malcapitato chiederà l'esonero dalle sue mansioni per tutta la durata della nostra permanenze sul pianeta! 
Ma in fondo, per noi, è stata una bella esperienza: la prima della serie.... Ci aspettano ben altre emozioni, da far tremare le vene dei polsi. 
cartacanta 31-05-2010, 14:30:54 #2427

ahahahahahhhaha 
che bel racconto^^ 
se dico una frase simile è solo perchè la Forza scorre in me Smile))
zak  31-05-2010, 14:06:12 #2423
ma che fantasia e fantasia! 
è tutto vero. 
ieri sera ho provato a sparecchiare la tavola con la telecinesi, funziona! anche se non perfettamente. i piatti si sono fermati a metà strada fra la tavola e la lavastoviglie... per terra... 
Ecco, crediateci o no, questa è la vera storia di dodici intrepidi viaggiatori dello spazio, ai confini della realtà...


Ultima modifica di annali il Mar 29 Mag 2018, 15:40, modificato 1 volta
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Direi sia ovvio che chi scrive debba essere capace di immedesimarsi nei personaggi dei quali racconta. 
Ed è pur vero che spesso qualcosa traspare del proprio vissuto, perché difficilmente si potrebbe descrivere ciò che non si è provato mai. 
Poi  calandosi nella parte del raccontare ne si può trarre arte. 
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E' indubbio che nel raccontare ( _rsi) si peschi nel proprio vissuto …

Da qui a trovare identità tra il/la raccontante ed il raccontato , certo può essere , ma non se ne può trarre certezza , può essere benissimo che sia semplice o capace capacità d'osservazione delle vite degli altri , altrimenti come potrebbe essere possibile che un Salgari qualsiasi , potesse aver descritto vita e vite malesi , senza a quanto pare mai esserci stato fisicamente ?
DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Salgari_1951rajah_assam

Buona serata romanzata da qui - 
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"Cosi' non mi appari."


Un lupo travestito da agnello, dunque?  queen


Grazie per il verde. (non fosse tuo s'era capito già)
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Messaggio  Azzurra

Eccome nn darti un verde (non mio) Annali. Sei come sempre una ottima scrittrice e pure io mi complimento.
Pero', da questo racconto e in generale in cio' che scrivi, traspare un'anima fragile e malinconicamente tormentata.
Cosi' non mi appari.

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DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Empty Dentro lo specchio

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Raccontare o "raccontarsi" oltrepassando i confini spazio-temporali. Scampoli di vissuto e sprazzi d'incongrui surreali sfumature. 

Ogni volta che guardi la tua immagine riflessa nello specchio, vedi un’altra te stessa, il tuo rovescio. Sei tu ma al contrario, poi, una volta lontana dallo specchio l’immagine sparisce e tu ritorni a essere quella di sempre, quella normale, giusta.
Ma siamo sicuri che questo avvenga ogni volta? Non potrebbe invece verificarsi che si resti dentro lo specchio e ne esca il tuo rovescio? E che non sia accaduto ogni volta che ci sentiamo strane, che ci comportiamo in modo diverso dal solito? Che facciamo cose che mai ci saremmo sognate di fare?
 
Era la fine di una lunga giornata calda e soffocante, una delle tante giornate d’agosto in cui si boccheggia come pesci fuori dall’acqua.
Sul terrazzino di casa lei aveva terminato di innaffiare le petunie nei vasi di terracotta, anch’esse stremate dalle tante ore di esposizione al sole. Avevano, le poverine, un aspetto desolante e, nonostante amasse tanto i suoi fiori, provò il desiderio di liberarsi dall’asservimento di doverli innaffiare ogni santo giorno. Ed erano tante le cose delle quali avrebbe voluto liberarsi in blocco, farne un falò e vederle sparire tra cenere e faville…
Posato l’innaffiatoio ormai vuoto rimase appoggiata alla ringhiera osservando la striscia di lago visibile oltre le cime degli alberi. Nessun alito di vento smuoveva la superficie, l’acqua era immobile, senza un’increspatura.
Come spesso le accadeva negli ultimi tempi, un acuto senso di solitudine, di scontento o di chissà cos’altro, l’avviluppò come tela di ragno in una morsa sempre più stretta dentro la quale le pareva di soffocare. Chiusa in un cerchio dove si era “lasciata”vivere, pressata da necessità che quasi mai erano le sue, dove si erano consumate le aspirazioni e dove si erano infrante le fantasie che affollavano la sua mente sognatrice. I vari ruoli che la vita le aveva imposto avevano assorbito ogni sua energia, triturato e spazzato via il desiderio di ritagliarsi uno scampolo di tempo per se stessa. Sarebbe stato troppo tardi per rompere il cerchio?  Per srotolare il voluminoso gomitolo in cui aveva avvolto la sua vita e ritrovarne il capo?
Ripensò a tutte le cose che avrebbe voluto realizzare, alle occasioni perdute, ai mille progetti accantonati in attesa di….? Insomma, si chiese: “ sono mai stata felice? Ma veramente felice, come sensazione mia soltanto, dello spirito?”.
Un acuto senso di rimpianto si riversò nella mente, chiuse gli occhi per qualche attimo poi si riscosse e rientrò in cucina. C’era la cena da preparare, la tavola da apparecchiare… c’era…
Che stanchezza! Ma la cena per chi? Per un marito che non siede mai a tavola senza il televisore acceso? O che rientra a ore impossibili dicendo: “Io ho già cenato?” E lei che sparecchia e getta tutto nel tritarifiuti, con la rassegnata indifferenza coltivata e alimentata per tanti anni. Quanti? Meglio non contarli.
Era una sera come tante altre, ma chissà perché, le sembrò essere invece terribilmente insopportabile.
Forse perché “lui” il mattino stesso, telefonando dall’ufficio le aveva annunciato che le ferie tanto sognate, nelle quali aveva riposto speranze d’evasione, erano sfumate, rimandate, procrastinate? “ Sai, tra capo e collo mi è arrivato un problema da risolvere, un cliente importante che non posso lasciare in altre mani…”
Capirai, i colleghi rimasti, quelli che delle ferie avevano già beneficiato, erano tutti uno più in gamba dell’altro… ma che dire? Che fare? Mettersi a discutere?
Se ne andò in camera e tanto per farsi un po' di male aprì l'armadio e guardò con tristezza le valige già pronte per il viaggio, poi le tolse e le appoggiò sul letto decisa a disfarle. 
Alzò gli occhi allo specchio e vide la sua immagine riflessa. 
"Chi sei?" le chiese " cosa sei? Perché continui a nasconderti? Esci fuori, la vita, la giovinezza, non durano in eterno sai?" 
Stava lì, davanti allo specchio a scrutarsi impietosa le piccole rughe che le increspavano leggermente la fronte. Rughe di espressione, le considerava. Eh! No mia cara, rughe e basta. 
Non ti sei neppure accorta che il tempo ti scorreva attorno! 
La sua immagine ondeggia dentro lo specchio, uno strano riverbero l'acceca, costringendola a socchiudere gli occhi. 
Sentì vorticare qualcosa dentro di lei. Durò poco, e quando si riprese cercò di muoversi. Non ci riuscì e provò un brivido di paura. 
Un grido di stupore le si cristallizzò sulle labbra mentre guardava se stessa nella stanza, intenta a frugare nelle valige aperte sul letto. 
Spinse, con entrambe le mani, la barriera invisibile che le si ergeva davanti, che le impediva di attraversarla. Con raccapriccio si rese conto di essere dentro lo specchio, imprigionata sulla sottile lamina di cristallo. 
Intanto, l'altra lei, chiuse le valige, uscì dalla stanza, senza degnare di uno sguardo lo specchio, alla sua immagine che sbiadiva lentamente dentro di esso, con la bocca spalancata nell'urlo silenzioso.
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DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Empty Dai miei racconti del mistero: Riflessioni

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La prima ad arrivare è stata Emma. Non la vedevo da qualche anno e per la verità la sua presenza mi stupisce alquanto. In passato siamo state molto legate prima che una serie di incomprensioni e disaccordi vari limitassero i nostri rapporti allo stretto indispensabile.
Mentre si avvicina, avvolta dal profumo penetrante che da sempre si ostina a usare, non posso fare a meno di provare un notevole fastidio. “Quella “ragazza” non imparerà mai” penso contrariata, eppure avrebbe potuto apparire carina, persino sposarsi, se solo fosse stata in grado di valorizzarsi.” Sento tintinnare i braccialetti mentre solleva il braccio per sistemarsi gli occhiali sopra la testa, come sembra vada di moda. Dico sembra, poiché non mi sono mai preoccupata di approfondire simili dettagli. E poi, a giudicare dal soprabito pesante che indossa, non dovrebbe essere una giornata tanto soleggiata da giustificare gli occhiali scuri. Con le tende tirate e la stanza in penombra, non riesco a capire come sia il tempo fuori.
A parte che, comunque sia, io, un po’ di freddo, me lo sento nelle ossa.   
È quasi giunta davanti a me e la vedo estrarre dalla borsa, rigorosamente firmata, come del resto ogni abito o accessorio che indossa, un fazzolettino ricamato con le sue iniziali. Si soffia il naso con discrezione ed emette un debole singhiozzo (tutte le sue azioni sono misurate e ispirate alla più garbata discrezione), tuttavia non una sola lacrima scende dai suoi occhi.
Si china verso di me, tanto da farmi temere che sia intenzionata a baciarmi. Fortunatamente ci ripensa, con mio grande sollievo. Non aveva lesinato con il rossetto e le sue labbra, di un rosso scarlatto, apparivano simili a un’impressionante ferita.
Ondeggia leggermente risollevando il busto e sposta la borsetta da un braccio all’altro. Dalle dimensioni, giudico che non dovrebbe pesare tanto da affaticarla. A meno che, non contenga un’arma completa di almeno una dozzina di proiettili di grosso calibro.
È sempre stata ossessionata dal timore di subire aggressioni, tanto da fantasticare, in certi momenti, sulla necessità di assumere un  “bodyguard”.
Uno scalpiccio di passi affrettati nell’atrio distoglie da me la sua attenzione e con un sommesso farfuglio la vedo precipitarsi nelle braccia della nuova arrivata, la cugina Ornella.
Ornella, la vanitosa e superficiale. Ha superato da parecchio tempo i quarant’anni, ma credo che lei sia tenacemente convinta di averli invece dimezzati. Veste casual come una ragazzina e si comporta di conseguenza. Penso che Elisa, la figlia diciottenne, la detesti per questo. Infatti, evita accuratamente di portare gli amici a  casa.
 Al contrario, Carlo, il marito, un sant’uomo, chiude un occhio e la lascia fare, purché possa gestire il telecomando e razziare la dispensa e il frigorifero a suo piacimento. Lui è il classico, tranquillo, imperturbabile, “pantofolaio”.
 Deve essergli costato un enorme sforzo, lasciare la rassicurante atmosfera del suo salotto per questo improvviso e inopportuno “ contrattempo”. Non posso fare a meno di costatare, però, che una volta tanto, è riuscito ad abbinare la cravatta giusta al colore della camicia. Peccato non abbia saputo fare altrettanto con giacca e pantaloni. Ma, in fondo, deve aver pensato che  non mi sarei certo potuta formalizzare per questa sua assenza di armonia estetica.
 Si guarda attorno smarrito, chiaramente a disagio e dal modo con cui evita accuratamente di volgere lo sguardo nella mia direzione, capisco che avrebbe preferito trovarsi in qualsiasi altro posto, per esempio appeso a un paracadute, mentre scende vorticando sopra una distesa di cactus. In un certo senso lo capisco: se solo potessi scegliere, e giuro che lo vorrei tanto, anch’io preferirei essere in tutt’altro posto. Magari nella cabina di una lussuosa nave da crociera, in partenza per quel famoso viaggio tanto sognato e sempre rimandato.
Il mio povero marito lo ripeteva spesso: “ Adele, se desideri fare una cosa, falla subito, non restare ferma a pensarci troppo, altrimenti con la tua eterna indecisione finirai col farti spuntare le radici sotto le piante dei piedi.”
Aveva ragione, lo riconosco. Voglio dire, sul fatto che non avessi sempre le idee ben chiare nei momenti risolutivi. Altro che radici sotto i piedi! Avrei potuto far spuntare tanta vegetazione da uguagliare quella della foresta amazzonica!
In ogni modo un viaggio lo farò comunque. In un certo senso direi, è già cominciato.
Devo essermi distratta troppo a lungo perché mi accorgo che ora altra gente si è unita alle mie “ care” cugine. Dall’atrio mi giungono alcune voci, non propriamente pacate, anzi, direi che sia in corso un vero e proprio alterco. La voce che sovrasta tutte le altre, stizzita e indignata, è quella di mio nipote Augusto. Alla fine è riuscito a trovare il tempo per una visita alla vecchia nonna! Come avrebbe potuto mancare? Proprio oggi? In qualunque parte del mondo si fosse trovato, non avrebbe esitato un solo istante a mollare tutto per trovarsi qui, davanti a me, insieme alla “famiglia” riunita.
Gli anni trascorsi ad aspettare una sua visita sono calati sul mio cuore come colpi di maglio, e la sua assenza l’ha reso vuoto e silenzioso. Solamente qualche sporadica cartolina, giusto per farsi ricordare. E per farmi piangere di nostalgia. Nostalgia di un bimbetto che mi abbracciava e mi ripeteva: “Ti voglio bene, nonna!”.
Si dovrebbe impedire ai bambini di crescere, diventare adulti e spezzare il cuore  alle loro nonne. O, magari, le nonne dovrebbero evitare di affezionarsi tanto a loro.
Nell’atrio l’alterco continua e le voci si sovrappongono rabbiose. Nessuno bada a me, come  fossi una semplice presenza casuale, accidentale, addirittura non essenziale per le loro esternazioni rabbiose.
Mi sorge il dubbio che abbiano atteso questo giorno per regolare i  conti in sospeso, per rinfacciarsi  a vicenda i torti subiti e rivendicare i propri diritti.
A ben guardare avrei anch’io qualcosa da ridire su di loro, ma dopotutto, non sarebbe il momento adeguato. Non potrei assolutamente avere voce per farmi valere. O sentire.
Per esempio, prendiamo Ornella: mi ha rubato il fidanzato e nonostante ciò è stata lei a non rivolgermi più la parola, quando si è accorta che, il furto, aveva deluso le sue aspettative.
 Già, perché Carlo, suo marito, era il “mio” fidanzato. In sostanza, comunque, insieme al fidanzato ho perduto anche una cugina carissima, alla quale ero legata da un sincero affetto.
Ora, al coro di voci, si sono aggiunte quelle di Angela, Fabio, Gianni, Marisa, Alessio. Tutti cugini di primo e secondo grado, forse qualcuno di grado più lontano, ma cresciuti insieme, vicini  in ogni ricorrenza. Come una grande famiglia. Morti i loro genitori, compresi i miei, le nostre strade si sono divise e tutto quanto di bello e di buono avevamo profuso all’interno della famiglia, è andato sprecato. Disperso.
Abbiamo permesso ai nostri sentimenti di languire, come foglie marcite ai limiti di un pantano, anziché continuare ad alimentarli con la tenacia dell’affetto e della comprensione per le reciproche debolezze.
E l’odore esalato da quel pantano ha fatto si che le nostre esistenze si allontanassero le une dalle altre, come binari mai percorsi dallo stesso convoglio.
Adesso, eccoli qui, davanti a me, tutti un poco più vecchi  di come li ricordavo. Forse qualcuno di loro, mi auguro, un poco più saggio.
Nessuno grida più. Sento i loro passi mentre si avvicinano in silenzio. Posso quasi sentire i loro pensieri. Fantasticare sulle loro considerazioni.
In ognuno di loro ravviso sentimenti diversi, di rammarico, di tristezza, di dispiacere, forse anche di pietà. Chissà, in momenti come questi….
Riesco persino a immaginarli tesi nello sforzo di ricercare, tra le pieghe della loro coscienza, sotto gli strati di rancori mai del tutto dimenticati, tracce di quell’affetto che ci aveva unito un tempo.
Qualcuno, sono in quattro, se non sbaglio, si fa largo tra di loro, con modi adeguatamente dolenti e nel frattempo professionali. Vestono abiti impeccabili, rigorosamente scuri.
I miei parenti, tutti, si spostano, fanno ala.
Augusto piange, Ornella singhiozza, Emma si soffia con discrezione il naso e Carlo continua a sentirsi fuori posto.
Forse il loro dolore è autentico, o forse no. Comunque è troppo tardi, troppo tardi per tutto. Le cose rimaste incompiute probabilmente continueranno a perseguitarli.
Ed è tardi specialmente per me, per scoprire quanto mancherò loro.
Chiudete, chiudete pure.
Le viti sfrigolano, entrando lentamente nel legno, lucido e intagliato con cura.
L’ultima eco del mondo che lascio.
 
A.
      
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DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Empty DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO :L'ULTIMO GUARDIANO.

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DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Nostalgia
 
Affacciata alla scogliera, guardava il mare precipitarsi in alte volute di spuma bianca contro gli scogli. Le onde battevano le rocce con fragore, sollevando spruzzi irregolari. Una candida trina serpeggiante affiorava a tratti sulla sabbia dopo la risacca.
Le nubi, minacciose, nere, gonfie di pioggia, formavano una spessa coltre sopra la distesa d’acqua rumoreggiante.
I richiami che le giungevano dal basso concitati la lasciavano indifferente. Non riusciva a distogliere lo sguardo dal tumulto delle onde.
Era sicura di averlo visto. Affiorava a tratti, tra brevi lampi di luce, quasi volando sopra i flutti come un surfista, con le braccia tese verso di lei, per sparire subito dopo inghiottito dal tumulto ondoso.
Si sporse pericolosamente oltre le rocce proprio mentre un’onda gigantesca si levava fin su, sopra al promontorio, spruzzandola di acqua gelida. Allora si ritrasse rabbrividendo.
La figura era sparita, risucchiata dai flutti o forse gettata dagli stessi a riva, a ridosso della parete rocciosa e nascosta alla sua vista.
Le prime gocce di pioggia la costrinsero a ridiscendere la ripida scarpata. La sferza del vento, che piegava i cespugli spinosi disseminati lungo il sentiero, le scompigliava i lunghi capelli biondi. Le strappò il leggero foulard di seta azzurro, che non riuscì a trattenere e scivolò dal collo volteggiando lontano, verso un groviglio di rovi dove rimase impigliato.  
Continuava a pensare a ciò che aveva visto, o creduto di aver visto, tra le onde scure che si agitavano senza posa sotto il suo sguardo turbato. Era in preda ad una strana sensazione, a qualcosa di indefinito che non sapeva spiegarsi. Attimi sconnessi e mischiati tra presente e passato. Come se la sua mente rievocasse momenti già vissuti.
Vide Maurizio correrle incontro lungo il sentiero gridando e gesticolando nervosamente, mentre la pioggia, che aveva preso a scrosciare con violenza, creava quasi una cortina impenetrabile intorno a loro. La raggiunse e la afferrò saldamente per un braccio, sostenendola per impedirle di scivolare sui ciottoli sporgenti.
Raggiunsero gli altri, rifugiati sotto uno spuntone di roccia, una specie d’incavo abbastanza profondo da ripararli. Alice e Gianni, essendosi messi al coperto sin dalle prime avvisaglie di pioggia,  accolsero gli amici arrivati fradici.  Li aiutarono  a togliersi le felpe inzuppate e indossare caldi maglioni sotto le giacche impermeabili.
Giada  attorcigliò tra le dita i lunghi capelli, torcendoli  e strizzandoli per farne uscire l’acqua di cui erano intrisi, poi scosse la testa facendoli ondeggiare.
Il malumore di Maurizio era alle stelle: “ Perché caspita sei rimasta lassù tutto quel tempo immobile? Non sentivi i miei richiami?”
Giada  lo guardò mortificata: “ Scusami. Hai ragione a essere in collera con me.” Tacque un attimo, per decidere se fosse il caso di spiegare ciò che aveva visto. Magari avrebbero riso e le avrebbero dato della visionaria, come facevano spesso quando lei parlava delle strane immagini che affioravano dalla sua mente senza un motivo specifico.
“Ho visto uomo, laggiù, tra le onde.” Buttò fuori tutto d’un fiato.
“ Un uomo?” chiesero stupiti quasi simultaneamente “ Come può essere ? Con un tempo così nemmeno un pazzo sarebbe entrato in acqua!”
Tuttavia si misero a scrutare inquieti lo spazio davanti a loro, cercando di attraversare con lo sguardo la fitta cortina di pioggia che cadeva con rumore assordante. In fondo, nemmeno loro avevano dato ascolto a chi li sconsigliava di salire alla scogliera con un tempo simile.  
Poi furono troppo preoccupati per loro stessi per pensare all’eventualità di un intervento di soccorso. Non c’era assolutamente niente che avrebbero potuto fare.
Rispetto al terreno circostante si trovavano in una specie di conca, formata da un dislivello di almeno dieci centimetri.  L’acqua si riversava dentro con forza, ricoprendo completamente le loro calzature e inzuppando i pantaloni fin sopra le caviglie.
Fortunatamente, avevano radunato per tempo tutte le loro cose che ora si trovavano al sicuro e all’asciutto, riposte  negli zaini che portavano sulle spalle. Cercarono, a più riprese, senza peraltro riuscirci,  di contattare con il cellulare l’hotel dove alloggiavano, ma niente, non c’era modo di comunicare. Potevano solo sperare che il diluvio cessasse.
Guardarono sconsolati l’acquitrino melmoso che si estendeva davanti a loro.
“ Ei! Su col morale gente!” Gianni tentò di scherzare con una delle sue solite battute, ma fu interrotto dal rombo di un tuono, tanto potente da far tremare la parete di granito alle loro spalle. Il boato, seguito immediatamente dalla luce accecante, attraversò lo spazio sopra di loro, spegnendosi  poco lontano con  fragore assordante. Il fulmine li aveva mancati per un soffio, finendo sul crostone di roccia ai piedi della scogliera  frantumandola in buona parte. La potenza dell’impatto provocò un’intensa vibrazione nel terreno, seguita dallo smottamento dei detriti che scendeva lungo il breve pendio.  Ormai lo spuntone di roccia non offriva che un debole riparo. Era troppo stretto perché impedisse alla pioggia, che ora cadeva ancora più intensamente, di irrompere nello spazio angusto.
Giada fu la prima a sentirlo: “Cos’è?” Gridò con spavento.
“Cos’è cosa?” Urlò Maurizio allarmato.
“Questo rimbombo. Non sentite?”
“ Certo che sentiamo. C’è ancora un temporale in corso.” S’intromise Alice con sarcasmo.
“No, non quello, questo.” insistette Giada appoggiando le mani alla parete rocciosa.
Si ritrovarono tutti e quattro a fissare le crepe che andavano espandendosi rapidamente davanti ai loro occhi. Dalle fenditure l’acqua aveva iniziato a scorrere, sgretolando la roccia. Il riparo si stava riducendo sempre più. Erano in balia della pioggia che imperversava da ogni parte intorno a loro.
Giada, la più vicina alla parete sgretolata, fu la prima a intuire che, dentro le spaccature, si agitava un torrente turbolento e minaccioso. Sentì il terreno smuoversi sotto i piedi e lanciò un altro grido di avvertimento.
“ Dobbiamo andarcene! Sta per succedere qualcosa!”
“ Andarcene? E dove?Guardati intorno: non vedo altri ripari.” Maurizio allargò le braccia con un gesto spazientito.
Ma Giada non l’ascoltava più. Il cupo brontolio avvertito poco prima si era fatto  più vicino, fino ad esplodere con violenza in un getto dirompente di acqua fangosa. Il gruppo dei ragazzi fu investito e scagliato a terra, in un groviglio di braccia e gambe.
Poi tutto divenne una serie incontrollata di movimenti affannosi, nel disperato tentativo di trovare appigli cui rimanere aggrappati e non cadere nella spaccatura creatasi sotto di loro.
Giada riuscì a infilare le dita in una crepa, cercando di  resistere alla tremenda forza che cercava di risucchiarla dentro il vortice. Aveva  i muscoli doloranti, ma si teneva strettamente al precario appiglio.  Alla fine, però, le sue mani persero la presa e lei cadde nel gorgo tumultuoso con un  grido che si disperse nell’ eco dentro la volta buia.  Lottò per risalire in superficie e mantenere la testa fuori dall’acqua, ma il giaccone pesante che indossava le impediva i movimenti e l’attirava inesorabilmente verso il fondo. Con una serie di contorsioni se ne liberò, cercando di resistere al freddo che le procurava un’intensa sofferenza.
Il flusso impetuoso la trascinava velocemente,  sbattendola qua e là come un fuscello, sempre più lontano dal luogo dove era caduta. L’acqua le entrava a fiotti nella gola e lei tossiva e sputava convulsamente, avvolta dal buio spaventoso, in preda al terrore.
Con le membra intorpidite cercava disperatamente di mantenersi a galla, di resistere ai gorghi che a tratti la trascinavano sottacqua. Durante quei lunghi istanti, con i polmoni che minacciavano di scoppiare, era certa che sarebbe morta, ma poi, scalciando disordinatamente e agitando le braccia, riusciva a risalire in superficie.
Respirando affannosamente, tendeva le braccia in ogni direzione, nel tentativo di trovare un qualsiasi appiglio che frenasse la sua corsa, dove rimanere aggrappata nell’attesa dei soccorsi. Più volte era riuscita nell’intento di afferrarsi alle sporgenze rocciose, ma ogni volta l’acqua la strappava  a forza dal precario sostegno, come fosse una cosa viva  animata dalla volontà di sopraffarla.
Si domandava quanto avrebbe potuto resistere, con i sintomi dell’ipotermia sempre più evidenti. L’istinto di sopravvivenza si stava indebolendo: perché non lasciarsi andare? Lottare sarebbe servito solo a prolungare l’agonia.
Smise di agitarsi e si lasciò trasportare come un tronco alla deriva, riversa sul dorso con le braccia allargate. Chiuse gli occhi e si preparò ad arrendersi alla gelida morsa dell’acqua.
Nemmeno una preghiera le salì alle labbra, non riusciva a ricordarne nessuna.
Poi, all’improvviso, qualcosa cambiò. Il flusso si era fatto meno impetuoso, scorreva piano sotto di lei che riaprì gli occhi sorpresa. Il buio aveva lasciato il posto a una tenue inflorescenza proveniente dalla volta rocciosa.
Sfinita e quasi senza più forze, cercava di ignorare il torpore e il senso di abbandono che aveva rischiato di annullare la sua volontà.  
Ora, non  più avvolta dall’oscurità, riusciva a distinguere i contorni lungo le sponde. Le pareti lisce, senza asperità sporgenti, erano anch’esse punteggiate da riflessi fosforescenti. Quei piccoli sprazzi di luce mitigavano il suo terrore.
Le braccia e le gambe erano diventate insensibili, pezzi di ghiaccio ai quali non riusciva più a trasmettere che deboli movimenti.
Il  suo viaggio, dentro quell’angosciante  fiume sotterraneo, prese ad un tratto una svolta assolutamente inattesa. Davanti a lei, la volta cavernosa di spesso granito, scendeva verso il basso, dentro l’acqua, deviandone il corso sotto di essa.
Ebbe solo il tempo di roteare gli occhi pieni di terrore, prima di scivolare sotto la sporgenza e ripiombare nel buio. La corrente la trascinò dentro la caverna sommersa, avviluppandola nella sua morsa gelida. Aprì le braccia sperando di trovare un appiglio per riemergere, mentre la pressione dentro i timpani aumentava. Strisciò contro la parete frastagliata graffiandosi le mani nel tentativo di afferrarsi alla roccia e tentare di risalire per respirare.  
Riuscì a resistere ancora  per brevissimo tempo a  trattenere il respiro, poi, con i polmoni in fiamme, si arrese e spalancò la bocca alla disperata ricerca di ossigeno. L’acqua le riempì rapidamente la gola e poi, con un ultimo movimento convulso, affondò nella più totale e assoluta solitudine.

C’era  luce sopra di lei. Non la vedeva ancora perché teneva gli occhi chiusi, però la sentiva. Una luce calda che trapassava la sottile membrana delle palpebre e le riscaldava il viso. A occhi chiusi, prolungava la gioia di sentirsi viva. Il senso di calore che avvertiva, la ripagava della sofferenza patita.
Qualcosa le sfiorò il viso e lei istintivamente alzò la mano in un gesto di difesa. La cosa s’insinuò tra i suoi capelli con un tocco leggero, delicato, molto simile a una carezza. Si sentì invadere da un senso di intensa felicità  e la carezza di quella mano gentile era quanto di più appagante potesse desiderare. Immaginò fosse la mano del suo salvatore, un sub, sicuramente, anche se non riusciva a capire come fosse potuto intervenire in così breve tempo.
Per un attimo, ma solo per un attimo, pensò a Maurizio. No, lui non si sarebbe  buttato a capofitto dietro di lei, in quell’acqua scura e fangosa, non era il tipo. Lui apparteneva al genere di persone che non intraprenderebbe  mai un’azione senza prima valutarne i rischi e la possibilità di ottenerne un beneficio. Un tipo irrazionale si sarebbe buttato senza pensarci, animato soltanto dal desiderio di salvare la sua ragazza, o almeno tentare di farlo,  ma lui, di professione – ragioniere – abituato a confrontarsi in una dimensione fatta di percentuali e di rischi calcolati con la pignoleria appunto, da – ragioniere -, non avrebbe compiuto un gesto tanto avventato.  
La fugace apparizione del surfista intravisto tra i marosi,  là sulla scogliera, le tornò alla memoria. Lui sì, pensò mentre lo rivedeva lottare impavido contro le onde schiumose che gli si avventavano contro.  Lui sarebbe stato il tipo capace di simili gesti.
Non si udivano più i boati dei  tuoni né lo scrosciare della pioggia, quindi dedusse che il temporale fosse passato e che ora fosse tornato a risplendere il sole. Ne avvertiva il calore.
Inspirò ed espirò profondamente, poi  aprì gli occhi e ciò che vide la lasciò senza fiato.
Si sollevò di scatto, spalancando la bocca in un grido che le restò intrappolato dentro la gola. La figura accanto  a lei ritirò la mano con  un moto di sorpresa, scostandosi un poco per non spaventarla ulteriormente. Si rialzò, ergendosi in tutta la sua statura e lei lo guardò con un misto di timore, sconcerto e delusione.
Dunque nessuno l’aveva salvata e la luce intravista non era quella del sole.  Si trovava in un luogo che la mente non riusciva a collocare. Non era sicuramente il Paradiso, perché la solenne figura che la osservava immobile non assomigliava a un Angelo. E non poteva essere  l’Inferno. Non c’erano fuoco e  fiamme. In cuor suo, lei sapeva di non meritare né l’uno, né l’altro. Non era stata abbastanza buona ma nemmeno tanto cattiva. Doveva per forza trattarsi di un luogo intermedio.
Poi i pensieri lucidi smisero di esistere e si sentì avvolgere in una spirale di  paura. Cercò disperatamente di trovare una ragione al perché si trovasse lì, in un luogo che lei  mai avrebbe  immaginato potesse esistere, accanto ad un essere il cui aspetto incuteva timore.  
Si distese nuovamente, e oppressa da una stanchezza infinita chiuse gli occhi e ripiombò nel buio avvolgente e comatoso.
L’enigmatica figura si chinò su di lei, le scostò delicatamente i capelli ancora umidi dal viso e
rimase in paziente attesa del suo risveglio.

Si destò di soprassalto, come succede quando ci si sveglia nel mezzo di un brutto sogno, con il cuore che batte forte e il respiro affannoso, ma per lei il sollievo del risveglio non segnò la fine dell’incubo, perché Lui era ancora lì, accanto a lei.
Le tese la mano per aiutarla a rialzarsi e vedendola vacillare,  la sostenne con delicatezza. Sul suo viso, lucente come oro, comparve l’ombra di un sorriso.
“ Va tutto bene, sei al sicuro, ora.”
Cercò di liberarsi dalla stretta, sia pur gentile, che la strana creatura esercitava su di lei e  Lui, conscio della sua pena,  la lasciò andare, invitandola a seguirlo. La condusse attraverso un sentiero che si addentrava sotto uno stretto arco, cosparso di uno strato di minerale fluorescente.
Giada osservava attenta ciò che la circondava. Camminavano lungo un sentiero dalla lucentezza trasparente, permeato da bagliori dorati. La descrizione di una città, con le “ strade di oro puro, come vetro trasparente”, legato ad un   versetto dell’Apocalisse  le affiorò nella mente, subito ricacciato come qualcosa di assurdo, di illogico
Lui aveva raccolto il suo pensiero ed annuì,  colpito per l’intuizione,  si girò a guardarla  e le sorrise rassicurante. Le toccò lievemente la spalla mentre si addentravano per una serie di cunicoli.  Alla fine entrarono in una vasta caverna e Giada spalancò gli occhi meravigliata per tutto lo splendore che si diffondeva dalla volta  sfavillante di  luci. Ebbe l’impressione di essere entrata nell’ immenso   geode di un minerale iridescente. Vaste zone erano ricoperte  da prismi di quarzo cristallizzati di grande lucentezza, in altre, sottili stalagmiti si innalzavano dritte verso l’alto. Su tutto predominava la luce. Un caldo benessere l’avvolse come un manto, placando la sua ansia e allontanando i suoi timori.
Si sentiva al sicuro, proprio come Lui le aveva detto.  Senza più la paura iniziale, lo guardò, cogliendo il lampo dei suoi occhi verde smeraldo, lo splendore della sua pelle dal colore dell’ambra  e d’istinto gli si avvicinò. C’era qualcosa in lui, o meglio, che “usciva” da lui, che non sapeva spiegarsi. Ma era qualcosa di buono, di rasserenante. Un’aurea di pace.
“ Dovrò restare qui per sempre? ”
“ No, non per sempre. Solo finché non sarà giunto il giorno stabilito.”
La risposta fece riaffiorare in Giada i timori appena placati.
Lui avvertì nella voce della ragazza un vago senso  di incertezza e si sentì invadere dalla pena, “Se pensi di essere stata scelta ti sbagli. Non è così, credimi, io sono solo intervenuto a trarti in salvo, ma non ho causato  l’incidente che ti ha fatto precipitare dentro il tunnel. Ti ho vista là, sulla scogliera e sapevo ciò che sarebbe accaduto. Solo questo.”
“Eri tu?Anch’io ti ho visto. Ma allora è possibile andarsene da qui!”
“No. Non è possibile, come ti ho spiegato, noi dobbiamo rimanere qui, in attesa.”
“In attesa di cosa? Dimmi chi sei. O “cosa” sei.” La voce di Giada si era fatta più sicura ed ora pretendeva delle risposte.
Lui la guardò intensamente, a lungo, come stesse scrutando dentro la sua anima. Doveva giudicare se fosse stata in grado di comprendere, ma soprattutto di accettare,gli eventi che stavano per esserle rivelati. “Io sono il “ Guardiano”.” Si limitò a dire. Non poteva rivelarle nient’altro, non la riteneva pronta, non ancora. Ma meritevole sì. Questo sì.  
Giada strinse gli occhi disorientata. “ Il guardiano di cosa?”La sua domanda non ebbe risposta. Rimase a fissarlo, senza speranza.
Ripresero a camminare, su sentieri trasparenti, attraversati dalla luce che inondava i loro corpi. Da qualche parte si sentiva scorrere l’acqua del fiume sotterraneo. Uno scorrere lento, tranquillo, quasi un sussurro, che si univa all’ansito lieve dei loro respiri.
Alla fine si fermarono davanti ad una grande porta, tutta bianca, traslucida, dai riflessi perlacei. Qui Lui indugiò. Si volse verso Giada e i suoi occhi color smeraldo assunsero una lucentezza liquida. Le sfiorò il viso con un tocco leggero e le passò le dita tra i capelli biondi, fini, morbidi come seta. Le entrò nella mente e i pensieri di lei inondarono il suo cuore. Erano pensieri pieni di fede, di fiducia e di attesa, ma anche di rimpianto. La sua vita era lassù, oltre il fiume dalle acque sussurranti. Non avrebbe voluto rinunciarvi. Piangeva lacrime silenziose.
Allora Lui, spinto dall’impulso che gli saliva dal cuore, decise di attendere. Non poteva lasciarle oltrepassare ora la “Porta”, dove i prescelti erano in attesa. C’era ancora tempo, prima dello squillo dell’ultima tromba. Prima che potessero entrare insieme nella nuova città. La città dove non tutti potevano entrare, ma solamente i meritevoli.
Fissò la bocca di lei, dischiusa in un timido sorriso, e, sebbene conscio della struggente malinconia che avrebbe invaso il suo spirito durante l’attesa,compì per lei un miracolo d’amore . L’avrebbe lasciata tornare, sospesa nel tempo, lassù, affacciata alla scogliera, finché lui,l’ultimo Guardiano, posto a sentinella del mondo arcaico, l’avesse richiamata. E avrebbero percorso insieme l’ampia via “di oro puro, come cristallo trasparente”.
                                                          …….
Affacciata alla scogliera, guardava il mare precipitarsi in alte volute di spuma bianca contro gli scogli. Le onde battevano le rocce con fragore, sollevando spruzzi irregolari. Una candida trina serpeggiante affiorava a tratti sulla sabbia dopo la risacca.
Era sicura di averlo visto. La sua mente sembrava rievocare  momenti già vissuti.
Lui, dal mare, avrebbe continuato a vederla, mentre gli occhi azzurri di lei lo osservavano dall’alto. Entrambi dentro i confini di un cerchio indissolubile.
Per tutto il tempo a venire.
Finché nel cielo fosse risuonato l’ultimo squillo. Dalla tromba del settimo Angelo.
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DAI MIEI RACCONTI DEL MISTERO Empty I MIEI RACCONTI DEL MISTERO - LA NOTTE DI NATALE

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Si ritrovò smarrita in un deserto di solitudine, con il cuore gonfio di tristezza e si chiese se fosse quella la linea di confine che delimitava il suo tempo. Non ricordava come fosse arrivata lì, né da quando. Forse minuti, o forse ore.
In fondo non le importava neppure di saperlo. Se ne stava seduta sopra un masso, tra i cespugli e gli alberi, vicino alla massicciata della ferrovia, indifferente ai morsi del freddo.
Sussultava ogni volta che gli occhi fosforescenti di un treno squarciavano, improvvisi, il buio della notte.
Era la vigilia di Natale. Il paese, alle sue spalle, con le luci sfavillanti delle luminarie, illividiva la striscia di cielo che lo sovrastava. Dalle finestre delle case, i colorati addobbi degli alberi natalizi ammiccavano intermittenti, in una lenta noiosa pantomima.
Un treno le sfrecciò davanti velocemente, trafiggendola con il suo fischio lacerante. Una miriade di scintille si sprigionò intorno a lei, frammenti di luce intensa e scomposta che la costrinse a socchiudere gli occhi.  
Quando li riaprì, vide una figura emergere dal cerchio luminoso, una figura esile, che si muoveva leggera lungo i binari. Giulia la guardò incerta, senza però provare timore. La desolazione che sentiva dentro di sé aveva sopito ogni reazione emotiva.
Solo quando la figura le fu davanti e la riconobbe, trasalì fortemente impressionata. Era Nadia? Ma Nadia era morta da tantissimo tempo, investita da un treno in corsa proprio su questi binari. Fu una terribile disgrazia, una fine orribile per una ragazzina di soli quindici anni, dolce e gentile.
Abitavano nello stesso casermone di periferia negli anni sessanta. Uno stabile decrepito, quasi disumano nel suo squallore, privo di acqua corrente, popolato da una fauna variegata e multiforme che sbucava da ogni angolo, strisciando o zampettando sui pavimenti sconnessi.
Si ritrovavano dopo i pasti presso la fontana in fondo al cortile, a strusciare, con la pietra pomice, le pentole annerite dall’uso sulla stufa a carbone.
Mentre Giulia si limitava a sfregare il nero superficiale, Nadia strofinava con vigore la sua pentola fino a farla brillare, esibendola poi all’amica tutta soddisfatta dicendole: “ Visto? Non è come nuova? Perché non lo fai anche tu?”
Ma Giulia alzava le spalle rispondendo: “ A che serve? Tanto la mamma la rimette sul fuoco e ridiventa di nuovo tutta nera di fuliggine.”
Nadia insisteva: “ Se la lucidi bene ti sarà più facile pulirla di volta in volta e ti darà soddisfazione. Almeno provaci.”
Sì, sai che soddisfazione! Pensava Giulia. Non capiva proprio perché l’amica tenesse tanto a mantenere lucida la pentola per la zuppa. Povera Nadia! Forse rappresentava qualcosa d’importante che a lei sfuggiva. Specchiarsi nel fondo lucido di una pentola poteva essere un modo per rendere accettabile il grigiore di una vita?
Ormai Giulia non dubitava più che la figura che avanzava fosse proprio lei  e sentì un groppo in gola, un’emozione stupefacente e terrificante insieme. Perché quella ragazzina, o qualunque cosa fosse, si materializzava davanti a lei? Chi o cosa l’aveva evocata? Forse lei, inconsciamente, con il suo dolore?
Non provava alcun timore, eppure avrebbe dovuto: una notte buia, un luogo solitario e tutta quella luce irreale che l’avvolgeva. Ma lei, così piccola, con i lunghi capelli ondeggianti, il viso dal colore lunare, come poteva incutere paura? No, non c’era nulla di pauroso in quella visione.
“ Nadia, sei proprio tu?” chiese con un filo di voce.
“Sì, sono io. Ti ricordi ancora di me?”
“ Certo, sei come ti ricordavo. Non ti ho dimenticato. Ma tu, sai chi sono io?” Era un dialogo ai limiti dell’assurdo, Giulia se ne rese conto,  ma in fondo pensò che ogni cosa doveva avere un senso, specialmente questa, così fantastica  e soprannaturale.
“Sì, lo so chi sei, sei la mia amica. Com’era fredda, vero, l’acqua di quella fontana? Ricordi? E le ore trascorse a chiacchierare sedute sui gradini del portone di casa, fusi dal calore di quelle torride estati? Tu sognavi di fare la cantante, da grande, e di girare il mondo. Io invece sognavo di fare la ballerina classica!” Emise un singulto che forse avrebbe dovuto essere  una risata e Giulia avvertì una stretta al cuore. Il ricordo dei desideri irrealizzati di entrambe le causò un cocente rimpianto.
“ Come mai sei qui?” le chiese.
“ Io sono sempre rimasta qui.  Non sono mai potuta andarmene. Non chiedermi perché, non saprei darti una risposta. Forse non ero preparata a morire, forse non avrei dovuto morire, forse…” la voce le si ruppe e un pianto sommesso inondò l’aria.
Giulia avrebbe voluto abbracciarla ma non osò. Temeva di vederla scomparire e non lo voleva, desiderava che le parlasse ancora, che raccontasse cosa la tratteneva presso quei binari, cosa le impediva di trovare la pace, nel luogo stabilito dalla legge naturale che regola la vita e la morte. Ovunque esso si trovi.
“ Hai sofferto molto?” chiese pentendosi subito della domanda.
“ Sofferto?” rispose Nadia “ Non lo so. Ho sentito un urto tremendo, sono stata proiettata fuori dal mio corpo, dispersa in mille frammenti e imprigionata in un vortice di luci, taglienti come spade. Un attimo e il treno era sparito. Sono rimasta ad aspettare il suo ritorno, aggrappata al desiderio di riprendermi la vita che mi era stata rubata.”. La voce le si spense e un alito di vento vibrò nell’aria.
Grosse lacrime scorrevano sul viso di Giulia, scivolando lentamente sulle mani gelate. Un silenzio impregnato di dolore la circondava. Stava forse sognando? Non lo voleva quel sogno.
Il motivo che l’aveva portata lì, quella notte, le parve insignificante.  Il dolore tangibile che Nadia aveva diffuso con il suo pianto, la invadeva completamente, stemperando l’amarezza e lo sconforto.
Un senso di pietà la sopraffece, una domanda le salì alle labbra: “ Perché quella sera ti sei trovata sui binari mentre arrivava il treno? C’era, e c’è tuttora un sottopassaggio, era da lì che avresti dovuto passare per superare la ferrovia.”
“ A quell’ora non avrebbe dovuto transitare nessun treno. Conoscevo a memoria tutti gli orari ed ero sicura di poter attraversare senza pericolo le rotaie. Lo facevo ogni sera per andare da mia sorella Anna.” Rispose Nadia quasi in tono di scusa “ Il treno non avrebbe proprio dovuto esserci!” Riprese a singhiozzare piano e Giulia si rammaricò di averle posto la domanda. Però era vero, ricordava perché Nadia era stata travolta da quel treno, all’epoca della disgrazia se ne parlò: un banale incidente aveva ritardato la sua partenza dalla stazione di venti minuti. Venti minuti: la differenza tra la vita e la morte, uno spazio di tempo brevissimo. Paragonato all’arco di una vita, era meno di un battito di ciglia, sospeso e vagante tra gli ingranaggi fluttuanti dell’orologio del destino. Il destino che, spesso, riesce a sorprendere una vita e portarsela via.
Giulia ora sentiva un gran freddo in tutto il corpo. Avrebbe voluto trovarsi lontana da quella visione, da quel luogo, da tutta la sofferenza che vi era concentrata.
Intuiva che la presenza di Nadia, o di ciò che ne rimaneva, era legata ai pensieri dolorosi che si agitavano dentro di lei.
Come se le avesse letto dentro la mente, Nadia, con voce gentile, quasi un sussurro, le chiese: “Tu, invece, perché sei qui?”
Giulia guardò la sua amica di un tempo senza sapere cosa rispondere. Nell’aria c’era solo il fruscio leggero del vento, bisbigli smorzati nel silenzio della notte.  
Nadia si avvicinò e Giulia vide riflesso nei suoi occhi il chiarore delle stelle. Le parlò di nuovo e la sua voce era dolce, appena velata di malinconico rammarico. “ Pensi forse che la vita sia sofferenza? Allora non sai cos’è la morte. Mi vedi? Ti sembro felice? Il mio spirito vaga nella continua attesa di non so cosa, senza materia. Non ho un posto definito, dove stare, sempre in attesa che torni il mio treno e mi porti via con sé. Penso che sia quello che aspetti anche tu. Forse è per questo che sono qui, ce ne andremo insieme, se credi che ne valga la pena.” Le ultime parole rimasero sospese nell’aria, tremule come lacrime.
Giulia l’aveva ascoltata in silenzio piena d’angoscia. Il ricordo di una lapide bianca con la fotografia di una ragazzina sorridente e la scritta - riposa in pace - riaffiorarono nella sua mente. Dunque non era così? Non c’è pace? Per nessuno? Atterrita da quel pensiero, si sporse in avanti, tentando di abbracciare Nadia ma non ci riuscì. Si lasciò cadere a terra e pianse.
Non era così che doveva andare.
Quella mattina si era svegliata molto presto, presa da un’angosciosa inquietudine. Dalla finestra non filtrava nessuna luce e nessun rumore giungeva dalla strada. Rimase immobile, con gli occhi spalancati a frugare nel buio, alla ricerca di una ragione valida al  suo precoce risveglio. Accese la luce, si sollevò dai cuscini e scese dal letto. Infilò le pantofole e la vestaglia e si diresse verso la cucina. La caffettiera era già sul fornello, preparata la sera prima come da anni era solita fare. Accese il gas, sollevò la tapparella e attraverso i vetri intravide il cielo solcato da strisce di nuvole rosa. Era l’alba di un altro interminabile, inutile, faticoso giorno.
Il caffè cominciò a borbottare e un fragrante aroma si diffuse per tutta la casa. Lo versò nella tazzina e sedette a gustarlo, bollente, come piaceva a lei.
Aveva camminato a lungo per le strade illuminate a festa, soffermandosi brevemente a osservare le vetrine dei negozi, senza un vero interesse, senza curiosità. Non avrebbe fatto acquisti, né per sé, né per nessun altro.
Le strade erano in fermento, brulicavano di gente presa dalla frenesia degli ultimi acquisti, del regalo dell’ultimo momento.
Attraversò la strada e si diresse verso il viale che costeggiava il lago. Gettò uno sguardo distratto alle orribili fontane, che nelle intenzioni degli amministratori comunali avrebbero dovuto abbellire il lungolago, poi si fermò affascinata da un inatteso spettacolo.
Alta nel cielo brillava una luna enorme. Si rifletteva proprio al centro del lago e disegnava un grande cerchio increspato di  fili argentei, un tuffo di luce pura, splendida.
Rimase a lungo a guardare l’immagine della luna allo specchio. L’acqua si muoveva dolcemente,  cullata dalla  musica silenziosa diretta da invisibili mani.
Riprese a camminare oppressa dalla stanchezza. Dentro di sé un silenzio infinito, un cratere enorme dove prima batteva il cuore. Aveva esaurito le lacrime nel tentativo di lavare il suo dolore.
Un pianto sommesso la riportò alla realtà del momento. Ma quale realtà? Poteva essere reale ciò che stava accadendo? Dialogava con un fantasma emerso dal passato nella sua immaginazione o era veramente presente, lì, davanti a lei, la figura evanescente con le sembianze dell’amica di un tempo?
Sentì il terreno vibrare leggermente sotto di sé. Fu presa dallo spavento e istintivamente si ritrasse tremando. Il pensiero di restare per sempre imprigionata su quelle fredde rotaie, insieme a chissà quanti fantasmi, la terrorizzò.
Nadia cercò di prenderle la mano. “ Arriva,” disse “ credo che sia  il mio treno. Forse anche il tuo, se vorrai. Potremo andarcene insieme.”
Giulia si torse le mani gelide, una muta preghiera le salì alle labbra. Alzò gli occhi al cielo in cerca di aiuto e vide la luna in alto, sopra di lei. Era forse risalita dal lago per non lasciarla sola? Si meravigliò di quel pensiero infantile. Ma cosa andava a pensare?  La luna segue il suo percorso nel cielo, indifferente ai drammi umani. Non avrebbe potuto aiutarla in alcun modo.
Il treno sopraggiunse smuovendo l’aria turbinando e velocemente, così come era apparso, sparì dalla sua vista. Ritornò il silenzio.
La figura di Nadia le ondeggiò davanti e  Giulia scorse l’ombra di un sorriso sulle sue labbra pallide. “ Non è facile vero? Ma forse tu non volevi veramente farlo. Per quale motivo poi?” Il pensiero che si potesse desiderare di morire andava al di là della sua comprensione. Lei era morta nell’innocenza dei suoi quindici anni, con le braccia vuote di tutte le gioie che avrebbero potuto contenere e dispensare nel corso della sua esistenza. E vuote sarebbero rimaste per sempre, a brancicare nel nulla, nella ragnatela che il tempo tesseva senza sosta, inarrestabile.
Giulia si sentì  incapace di trasmetterle la sofferenza che provava. Come avrebbe potuto? Nadia non aveva conosciuto il dispiacere dell’abbandono, l’angoscia della solitudine. Non aveva conosciuto altro dolore se non quello della sua morte, per quanto terribile fosse stato.
Aveva riconosciuto i segni che indicavano chiaramente la fine del suo matrimonio. All’inizio è come una piccola crepa sul muro: l’intonaco si sfalda leggermente tutto intorno ma rimane appiccicato alla parete. Basta sfiorarlo con un dito e si sgretola, cade in pezzi, la crepa diventa una piccola voragine. Caduto l’intonaco rimane la nuda pietra.
Si sollevò da terra e si asciugò le lacrime, con le dita intirizzite dal freddo intenso di quella incredibile notte. Vacillando un poco tornò a sedersi sul masso, ruvido e umido, soffiando sulle mani nel tentativo di riscaldarle. Doveva andarsene da quel luogo, da quel fantasma triste e smarrito, sfuggito da chissà dove e chissà perché. Restare non aveva più senso.
Alzò lo sguardo verso l’alto, al cielo punteggiato di stelle pulsanti e vivide, gemme splendenti sparse sul velluto blu della notte. Guardandole Giulia sentì sciogliersi il nodo che l’aveva oppressa: era pronta a ricominciare, a riprendersi la sua vita senza il peso dei rimpianti. Sentiva di essere in grado di affrontare qualsiasi situazione.
Il tocco inaspettato di una mano sulla sua la sorprese immersa nella ritrovata serenità. Con gli occhi ancora umidi di pianto a stento mise a fuoco l’immagine che le stava davanti. Toccò la mano posata sulla sua in un gesto istintivo, meravigliata e incredula: era calda e morbida! Com’era possibile? Nadia aveva perduto l’alone evanescente di quando era apparsa, il suo corpo non fluttuava più leggero, senza peso, le sue labbra rosee erano dischiuse in un sorriso.
Stordita e confusa, percorsa da lunghi brividi, riuscì appena a formulare una domanda: “Nadia? Sei proprio tu?”
La voce era limpida e chiara mentre rispondeva: “Sì, sono io.”
“ Ma tu, come puoi…” Giulia non riuscì a finire di formulare la domanda. Non avrebbe avuto senso, se ne rendeva conto, ma niente di tutto quanto succedeva in quell’incredibile notte ne aveva. Era qualcosa di impossibile da comprendere.
Nadia le si avvicinò e le sfiorò i capelli: “ Come sei bella!” esclamò “ Stai tremando, hai paura? Non devi. Questa è la nostra notte. Tu vivrai ed io potrò andarmene in pace, grazie a te. Ora ho finalmente capito cosa mi trattenesse presso questi binari. Quella notte non ero pronta a morire, ma questa è un’altra notte e tu sei qui davanti a me. Il treno che arriverà sarà  solo per me .”
Come evocato da quelle ultime parole, un fischio acutissimo lacerò l’aria. Nadia prese la mano di Giulia, la portò al viso e la tenne contro la guancia, per risentire, un’ultima volta, il pulsare meraviglioso della vita. I suoi occhi si velarono di tristezza mentre sorrideva a Giulia. Si allontanò da lei e corse incontro al treno.
Il treno. Con gli occhi di fuoco spalancati nella notte, era arrivato stridendo e sibilando, furioso per tutto  il tempo trascorso nell’attesa di ritrovarla. Ora l’aveva ritrovata e l’avrebbe portata via, attraversando le barriere del tempo, dello spazio… e della ragione.
Giulia udì solamente un leggero tonfo e subito dopo un caleidoscopio di scintille si sparse intorno a lei, rischiarando il buio della notte. Oscillarono lentamente, danzando al tempo di una musica senza suoni, con la grazia di una ballerina classica. La ballerina che Nadia, ragazzina quindicenne, sognava di diventare.
Poi, come un sipario calato sulla scena, le scintille si spensero.
Solo una piccola luce brillò nell’oscurità, posata sulla mano di Giulia, la mano  che Nadia aveva portato al viso. Spalancò gli occhi stupita e la guardò: era una lacrima.
Una luccicante, trasparente, meravigliosa lacrima.
Il silenzio che l’avvolgeva fu interrotto dal suono delle campane. Si riscosse ancora incredula, ricordando: era la notte di Natale, la notte in cui tutto poteva accadere.
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