REGINALDO DI CHATILLON - LA BATTAGLIA DI HATTIN

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LA BATTAGLIA DI HATTIN

Messaggio  annali il Mer 07 Mag 2014, 16:25


 
 
Il 4 luglio Templari e Ospedalieri cavalcavano fianco a fianco contro le armate di Saladino, composte da 80.000 soldati, in quella che rimane ricordata come la: "La Battaglia di Hattin".
Saladino fece condurre cavalieri Templari e cavalieri Ospedalieri sopravissuti all’eccidio, sulla collina da dove potevano vedere il lago sacro Gennesaret e li fece decapitare, non prima di avere proposto, in cambio della vita, la rinuncia al loro credo religioso.

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REGINALDO DI CHATILLON - LA BATTAGLIA DI HATTIN

Messaggio  annali il Mer 26 Feb 2014, 00:44


(Guido di Lusignano consegna le armi a Saladino)
 
Ai Corni di Hatting, nel luglio 1187, i crociati subirono la più pesante sconfitta di tutte le loro passate battaglie per la riconquista della Terra Santa.
In quella battaglia, perduta, si era deciso anche il destino di un uomo: Reginaldo di Chatillon.
Insieme a lui, il re Guido di Lusignano, sovrano di Gerusalemme.
Furono condotti, entrambi prigionieri, nella tenda del sultano Saladino, fondatore della dinastia ayyubide, nuovo simbolo musulmano nella lotta contro i cristiani.
Il re franco fu fatto sedere vicino a lui e ristorato con acqua fresca.
A Reginaldo di Chatillon non fu offerta acqua da bere, ma invece il sultano gli chiese: “Quante volte tu hai giurato e violato poi i tuoi giuramenti? Quante volte hai firmato degli accordi che non hai rispettato?” Come risposta ebbe che lui si era comportato come tutti i re, che nulla di diverso aveva fatto.
Saladino aveva davanti a sé l’uomo che tra i crociati più disprezzava e che egli stesso aveva giurato di uccidere con le proprie mani.
L’odio per lui risaliva a quando Reginaldo aveva in pugno il destino del principato di Antioca, dopo averne sposata la principessa Costanza. In poco tempo riuscì a farsi odiare non solo dagli Arabi o dai vicini Aleppini, ma dai suoi stessi sudditi.
La sua malvagità si fece manifesta quando decise di attaccare la bizantina isola di Cipro, con la scusa di una somma prestata al suo re e mai riscossa. Il patriarca di Antiochia, contrario a quella spedizione, rifiutò di fornirgli il denaro per finanziare l’attacco all’isola. Fu messo in prigione, torturato, spalmato di miele sulle ferite ed esposto incatenato all’aperto, alla mercé degli insetti che per un giorno intero si accanirono contro di lui. Alla fine cedette e aprì le casse.
Cipro fu attaccata nella primavera del 1156 e bastò una piccola flotta per averne ragione. Seguì la devastazione più completa, dai palazzi, le chiese, ai campi, i conventi e le case e ciò che non si riuscì a portar via fu demolito o incendiato. Radunati preti e monaci, Reginaldo fece tagliare a tutti il naso prima di spedirli, mutilati, a Costantinopoli.
L’imperatore bizantino marciò allora contro di lui con l’intenzione di ristabilire il proprio prestigio. Ma non aveva fatto i conti con il primo comandamento di Reginaldo: tutto è lecito pur di avere salva la vita. Infatti, si gettò ai suoi piedi nella polvere e vi rimase fino al perdono dell’imperatore.
La sua fortuna non durò molto, perché solo pochi mesi più tardi, durante un’operazione di saccheggio fu arrestato dai soldati di Aleppo e per 16 anni, gli Arabi non si dovettero preoccupare di lui. Tornato libero e vedovo, (la moglie Costanza era morta durante la sua prigionia) sposò Stefania, erede della signoria dell’Oltregiordania, in posizione strategica tra l’Egitto e la Siria. La regione divenne la sua signoria personale e la base per gli attacchi contro il mondo islamico.
Nel 1180 a Gerusalemme regnava Baldovino IV, amante della pace, ma ormai condannato a morire di lebbra, rispettato da Saladino che lo considerava un uomo saggio.
Fin quando Baldovino rimase in vita, fu Raimondo, conte di Tripoli, a muovere le fila del regno di Gerusalemme. Egli era favorevole a stipulare accordi con Saladino, ma non lo era Reginaldo, il quale intendeva irritare il sultano per spezzare i fragili equilibri di pace.
Alcuni mesi dopo l’accordo stipulato con Damasco, teso a garantire la libertà di circolazione di beni e di uomini nella regione, assaltò una carovana di mercanti arabi mentre attraversavano il deserto siriano.
“Che cosa vale un giuramento fatto agli infedeli?” Esclamava a mo di scusa. Un’altra dimostrazione di quanto tenesse fede agli accordi presi  la diede quando sfidò, due anni dopo, l’Islam nei suoi luoghi più sacri: Mecca e Medina.
Con una flotta scese lungo il Mar Rosso e sbarcò a Ghedda, quindi saccheggiò diverse città e una nave di pellegrini diretti alla Mecca. Il mondo dell’Islam rimase atterrito.
Il fratello di Saladino, al-Adil, armò una flotta, si lanciò all’inseguimento e sconfisse Reginaldo. I crociati, catturati e condotti alla Mecca furono tutti decapitati. Reginaldo fu uno dei pochi superstiti e riuscì a rifugiarsi nel suo castello di Kerak, subendo per un anno intero gli attacchi di Saladino. Per il mondo musulmano era divenuto la personificazione del male.
Alla morte di re Baldovino, appena ventiquattrenne, le sorti di Gerusalemme passarono a Guido di Lusignano, marito di Sibilla, sorella di Baldovino IV. Con il sultano si era stabilito un patto di non belligeranza ma Reginaldo ancora una volta, ignorata la tregua concordata, assalì una carovana araba che avanzava sulla strada della Mecca, uccidendo tutti gli uomini di scorta e portando via con sé prigionieri i mercanti e i loro beni. Saladino da quel momento sancì la definitiva condanna per Reginaldo di Chatillon:
“Lo ucciderò con le mie mani”. E su questo non ebbe alcun dubbio.
Migliaia di cavalieri, da tutto l’Islam, affluirono verso Damasco, con l’intenzione di riprendere il dominio della Città Santa Gerusalemme.
Il 4 luglio del 1187, ai Corni di Hatting, si compì il destino, non solo del regno di Gerusalemme, ma anche di un uomo che stava per comparire al cospetto di chi aveva giurato di ucciderlo con le sue stesse mani: Reginaldo di Chatillon, un cavaliere franco, il più scellerato tra i nemici del mondo arabo.

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