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Home and House /// declarations

Messaggio  Mr Fehér il Mer 17 Set 2014, 18:43

Gli inglesi definiscono con questo doppio termine un concetto che sembra un sinonimo ed invece ha dentro di se una significativa differenza :

L'home e casa propria , house è edificio generico o casa d'altri - 

Per me l'AeC è la mia home o casa elettiva , ma non per questo occorre disdegnare le case d'altri o i cieli altrui - 

Una evoluzione o rivoluzione nel proprio modo di comunicare , passa anche da questo concetto - 
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Re: *** On define ***

Messaggio  Charade il Mar 02 Set 2014, 19:38

Lo leggo stasera con calma ,,, sembra interessante ,,, le evoluzioni e le relative involuzioni -

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Elogio dell'Assenza

Messaggio  Azzurra il Mar 02 Set 2014, 10:12

Mi sono imbattuta in questo - elogio dell'Assenza - leggendo quà e là nel web e trovo che,
chi scrive, abbia colto inaspettatamente soprattutto il lato positivo, di solito non visto, dell'altra faccia di questo particolare stato della comune esistenza, dove tutto ha 2 aspetti contrari ma complementari e inscindibili.




Elogio dell'Assenza (dal web)
La presenza, per così dire, del concetto di “assenza”, generalmente considerata una parola foriera di negatività, è continua in scrittori, poeti e filosofi di ogni tempo e Paese.

Essi vi giocano, vi compongono, vi riflettono, parlano di essa: paradossalmente, si può dire che in loro “l’assenza è spesso presente”.

Vien da chiedersi se questo comportamento ossimorico nasconda un mistero ontologico o solo linguistico.

Gli psichiatri, per esempio, parlano di “assenza” quando si verifica un’improvvisa e fugace sospensione della coscienza e dopo non si ricorda più niente: poco male, dopo tutto.

Molti, poi, sono quelli che pontificano sull’assenza, scrivono aforismi, discettano senza tregua. Insomma, sembra una parola importante, solo che non sempre le idee sono chiare. Vediamo.

Qualcuno dice che chi coltiva l’assenza, l’assente, appunto, pur non essendoci, ha sempre ragione.

Qualcun altro afferma che questo avviene quasi sempre.

E non manca chi si azzarda pure a sostenere, nel parlare comune, che “l’assente ha sempre torto”?

Non si può negare, comunque, che un merito di certo l’assenza ce l’abbia, perché (a meno che non si lascino delle spie, umane o elettroniche), quando c’è lei, l’assenza, ci è impossibile non solo ascoltare ciò che i nemici dicono di noi (anche se, più o meno, ce lo immaginiamo!), ma anche ciò che dicono gli amici; ed è proprio così che molte amicizie rimangono in vita.

E poi, vogliamo pensare alla positività dell’assenza quando essa viene a negare i vizi, i difetti, in poche parole, tutte le negatività? Guardiamo una buona volta a quant’è bella l’assenza in noi della pratica del male, di peccati, capricci, imperfezioni, difetti, errori (mica tutti, anche solo alcuni!).

Anche in amore, l’assenza sembra apportare, almeno a detta di più d’uno, grossi vantaggi: essa attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne le candele e ravviva il fuoco. (e cantava così anche il popolare Modugno di un sinonimo dell’assenza, la lontananza, che “sai, è come il vento…”).

Insomma, con l’assenza viene fuori il meglio: basta sentire Properzio, che scrive come essa sia un pungolo per il desiderio.

Non è cosa da niente, se si pensa che c’è chi, per scoprire ciò con la presenza, impiega, sprecandolo, tanto tempo. Invece con l’assenza…

Perciò, quando qualcuno dice: “Quanto bisogna amare qualcuno per preferirlo alla sua assenza!” non dobbiamo pensare che sia solo una battuta umoristica. È proprio così.

D’altronde, quanto bene ci faccia questa entità – non entità lo scrive assai bene Schopenhauer: “Noi sentiamo il dolore, ma non l’assenza del dolore; sentiamo la preoccupazione, ma non l’assenza della preoccupazione (…); la paura, ma non la sicurezza”.

E vi par poco?

Viva l’assenza!


Ultima modifica di Azzurra il Mar 02 Set 2014, 23:40, modificato 1 volta (Motivazione : modificato titolo x il vero senso)

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la razio dell'Equus asinus

Messaggio  Charade il Sab 30 Ago 2014, 10:57

Molto spesso si usano frasi comuni o che tutti usano e quindi in economia di pensiero usiamo tutti noi : 

usare frasi banali e comuni che posso ammettere solo in bimbi dodicenni , non appartengono a persone mature ed adulte : la ragione a tutti i costi possono avercela a sentor comune gli oggetti di questo titolo o i bimbi/bimbe  bizzosi e capricciose ,,, con le persone adulte la ragione si ragiona con la forza della dimostrazione - Se non si è capaci a dimostrare allora , sarebbe più saggio astenersene o umilmente riconoscerne modi e metodi da essa derivanti - 
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Messaggio  Mr Fehér il Gio 13 Mar 2014, 18:18



Ultima modifica di Mr Fehér il Gio 13 Mar 2014, 18:19, modificato 1 volta (Motivazione : cambio titolo x prob tag tecnici)
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Re: *** On define ***

Messaggio  Charade il Mar 11 Mar 2014, 19:16

Potrei parlarti “del cammino del creatore” di mio padre “friedrich” , ma per mia caratteristica non lo faccio - mi prendo quindi , tempo anch'io in cerca di una mia diversa idea stupente -
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Messaggio  Azzurra il Mar 11 Mar 2014, 12:35

Inoltre credo che la - semplicità - da molti fraintesa per "semplicioneria" quasi derisa e snobbata, non sia altro che una complessità che é stata risolta, momentaneamente e con tanti sforzi.
Molti ancora oggi identificano "il semplice" con "lo sciocco" e invece non é così; la semplicità é la difficile via di mezzo, il giusto equilibrio che quando si trova, bisognerebbe mantenerlo, allora si che ci permette di volare alto...
Siamo complessi come eredità della Vita che, se rispettata, sarebbe semplice. Siamo complicati perché imperfetti.

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Re: *** On define ***

Messaggio  Azzurra il Mar 11 Mar 2014, 11:21


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conscio, inconscio, la nostra ombra, il terzo occhio...

Messaggio  Azzurra il Mar 11 Mar 2014, 11:11

Non so, ci ho pensato e provo a risponderti qualcosa.


Ci vuole in effetti una particolare condizione e situazione esterna e interiore per affrontare il percorso della conoscenza fino giù negli abissi più oscuri e nascosti dove i fantasmi e le ombre ci verranno incontro e con i quali non potremo sottrarci dal combattere e dialogare.  La follia stessa e ciò che cerchiamo di penetrare, ci assomiglieranno: l'abisso dei nostri mostri interiori che con coraggio scrutiamo, alla fine scruterà noi.
Rapace di aria e di acqua per me condivisibile solo nel senso di "reattivo" che si interroga, osando "oltre" l'accettazione di quanto ci é stato impresso e imposto fin dalla nascita e dalle istituzioni e quindi più forte rispetto a chi tutto accetta e beve rimanendone schiavo.
Per il resto sono e starò sempre con i semplici e i deboli.
ciao

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Messaggio  Azzurra il Gio 06 Mar 2014, 19:22

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tks

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Re: *** On define ***

Messaggio  Charade il Gio 06 Mar 2014, 19:12

Ciao Azul ,,, non c'è problema , prenditi tutto il tempo che necessita ,,, paradossalmente a colpito anche me , mentre lo elaboravo e per farlo , mi è costato una lunga camminata in riva al mare l'estate passata senza il "terzo" che come un sughero non avrebbe permesso a me e all'altro di scendere nel profondo (Friedrich docet) , vedendo stormi di inidentificati rapaci marini ,,, alcuni volanti alto , altri radenti , altri ancora ghermenti - 



Ultima modifica di Charade il Gio 06 Mar 2014, 19:24, modificato 1 volta (Motivazione : ne ho messo un altro ,,, misteri della rete : io lo vedevo (!?))
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Messaggio  Azzurra il Gio 06 Mar 2014, 12:59

Charade ha scritto:Essere persone semplici , nel senso della semplicioneria è cosa da evitare ; forse necessariamente complessi ma non complicati è auspicabile ...

Ed è per questo che più che essere ricci-robot racchiusi nei propri circuiti enigmatici , si vorrebbe essere rapaci, che osservano ricci e pavoni sempre perennemente dall'alto , per selezionare con precisione gli obiettivi .... o ancor meglio : preferire l'idea di indefiniti esseri mitologici , che prevalentemente non vivono nell'immediatezza delle cose e che tendono a valutarle con necessari filtri a maglie strette , le cui caratteristiche sono un po' questo o un po' quello o in pratica nessuno di questo e quello ....

Essere qui , lì o là , che differenza fa? … Se convince l'esperimento dove la cavia e il dottore si scambiano e confondono i ruoli , allora benvenuti , altrimenti nulla di male .... Alcuni rimarranno ciò che erano o sono , ed altri saranno i più indefiniti , ma sconosciuti o inconoscibili dei parenti putativi -
Sai, mi colpisce molto quello che qui affermi.
Ci penso, forse più delle canoniche 24 h e poi ti dico che ne penso al riguardo.
ciao

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Messaggio  Tara il Mer 05 Mar 2014, 19:36

Assolutamente..No.
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Messaggio  Charade il Mer 05 Mar 2014, 19:28

Vorrei esserlo ,,, e tu? ,,, 

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Re: *** On define ***

Messaggio  Tara il Mer 05 Mar 2014, 19:24

Tu..sei un rapace ? Question 
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Σοφία o della conoscenza ;

Messaggio  Charade il Mer 05 Mar 2014, 19:05

Essere persone semplici , nel senso della semplicioneria è cosa da evitare ; forse necessariamente complessi ma non complicati è auspicabile ...

Ed è per questo che più che essere ricci-robot racchiusi nei propri circuiti enigmatici , si vorrebbe essere rapaci, che osservano ricci e pavoni sempre perennemente dall'alto , per selezionare con precisione gli obiettivi .... o ancor meglio : preferire l'idea di indefiniti esseri mitologici , che prevalentemente non vivono nell'immediatezza delle cose e che tendono a valutarle con necessari filtri a maglie strette , le cui caratteristiche sono un po' questo o un po' quello o in pratica nessuno di questo e quello ....

Essere qui , lì o là , che differenza fa? … Se convince l'esperimento dove la cavia e il dottore si scambiano e confondono i ruoli , allora benvenuti , altrimenti nulla di male .... Alcuni rimarranno ciò che erano o sono , ed altri saranno i più indefiniti , ma sconosciuti o inconoscibili dei parenti putativi -
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Σοφία o della conoscenza ;

Messaggio  Charade il Gio 27 Feb 2014, 19:21

Dunque , riepilogando in altra maniera :

J'adore quelle aquile che neanche sotto tortura potranno dire di se o vorranno da nessuno , brandelli del loro accerchiante quotidiano ... che tra l'altro potrebbero tediare molti -

L'obiettivo con questa opportunità di tecnologica comunicazione, potrebbe essere di "giocare" con molti dei ns parenti putativi acquisiti , per sondare ancora una volta , quanta affinità ci sia o non ci sia , al di là del cosiddetto vincolo putativo del “sangue” , essendo noi , tutti figli di ipotetici Adamo/Eva, cioè esseri omogenei a comune retaggio genetico - 

Questo è un problema antico e ripetente , nel quale , esiste una mera artificiosità , fatta di forzature più o meno marcate , nel voler vedere esclusive somiglianze o simiglianze ... “che a volte seducono il cuore , che a sua volta , abita o comanda , con o senza titolo, nella mente delle persone” - %
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Messaggio  Charade il Ven 21 Feb 2014, 18:43

By Mrs Azul >
“chi si piglia s'assomiglia o gli opposti si attraggono” ?... >>> scrive Ch.
Tenendo conto che i proverbi sono il frutto della provata esperienza della gente comune, solitamente non si sbagliano. 
> Attenzione però che la base empirica , che appartiene anche alla gente comune , deve passare dalla più rigorosa base scientifica , che appartiene alla gente non comune , altrimenti il rischio sarà di poter cadere in ambigui ed inesatti luoghi comuni - 

Secondo me sono veri entrambi ma in maniera e su piani diversi.
> Concordo -

"si piglia chi si assomiglia" cioé 2 o più esseri che, incontrandosi e scontrandosi, comunque aspirono ad un medesimo o simile percorso e quindi fine, non necessariamente camminando alla stessa maniera o con lo stesso passo. E poi succede di lasciarsi e prendere strade diverse e allora non ci si assomiglia più?
+
"Gli opposti si attraggono" vero, verissimo per me quando le persone, diverse nella loro essenza però trovandosi, nell'amicizia e/o nell'amore e/o nell'incontro di uno spazio temporale limitato di un treno in corsa, "si incastrano" come succede nel meccanismo di un orologio e proprio nella loro indispensabile diversità riescono a creare "assieme" una intesa che li fa sentire quasi in armonia con il mondo.
Da dialoghi persi con un'ipnotica fatina > 

simpatia e non-somiglianza >
Ribadisco essere dimostrabile , che : simpatia e dissomiglianza , in senso “assoluto” , sono incompatibili …
Da discorsi sviluppati altrove , sono pervenuto a stabilire che dovrebbero esistere gradi “relativi“ di coesistenza di questi due valori , attualmente ancora non quantificabili con numeri , ma divisibili a grandi linee in 3 gruppi distinti , schematizzabili da me in ipotetici : “colori” > Il gruppo di persone “verdi” , “gialle” e “rosse” , con l’intuitivo significato (semaforico) aggiunto -

simpatia e dissomiglianza per me >
Dico e riconfermo , che con una persona in “zona” rossa , non si costruisce nulla ; ed ovviamente una delle due è sbagliata per il principio su-detto della direzione unica o di limiti limitanti … % (d'ont care )
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Messaggio  Azzurra il Mer 19 Feb 2014, 12:14

Ch. quote <...quale tipo di conoscenza ci può essere nel banale quotidiano?.... A chi o a cosa , interessa : a che ora ci si alza la mattina , o a che ora si va a letto la sera, o a che ora si mangia ,si beve , o ci si diverte ?.... etc bla , etc bla?...>


L'atto di impegnarsi a comunicare, a chi vuole ascoltare, perché e come ci si alzi o non ci si alzi  la mattina, può essere l'inizio di una conoscenza da sé verso gli altri, scambio e possibile crescita reciproca.
La vera "sofia" nasce dal piccolo per espandersi verso il grande e non viceversa.
Poi esistono i freddi trattati da cui attingere ma sono solo informazione. Come per gli antichi filosofi, cosi per chiunque oggi si interroghi, é sufficiente ma anche tanto difficile e ingannevole sapere guardare e ascoltare quello che ci appare, svegliandoci la mattina, umilmente consapevoli che potrebbe non corrispondere a ciò che appare all'altro. E allora interrogarsi assieme su questa "apparenza"...


Ultima modifica di Azzurra il Mer 19 Feb 2014, 12:41, modificato 1 volta (Motivazione : x completamento frase)

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Messaggio  Teti il Mar 18 Feb 2014, 19:01

Il banale quotidiano magari potrebbe servire a farci "sentire" che ci siamo,che la tazzina di caffè o la levataccia mattutina è un modo per sventolare la bandiera della nostra esistenza e che dietro quella banalità c'è tanta voglia di comunicare ciò che spesso non si sa esprimere con parole chiare.Forse serve a sentirsi meno soli.
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obj= Σοφία o della conoscenza ;

Messaggio  Charade il Lun 17 Feb 2014, 19:38

obj= Σοφία o della conoscenza ;

Uhmm.... capire in questo o in ogni luogo sociale , la logica del tempo che passa , è cosa alquanto difficile se non complicata a svolgersi ; usando un indefinito ghirigoro , molti lo sintetizzano con un termine temporalmente passato o passante ("ieri" ) - La chiave di lettura potrebbe essere banalmente , la difficoltà di non avere argomenti per mancanza di conoscenza quotidiana ?... Una sorta di sindrome da pagina bianca?....

Magari occorre che si definisca cos'è per tutti noi : conoscenza---

Ad esempio , quale tipo di conoscenza ci può essere nel banale quotidiano?.... A chi o a cosa , interessa : a che ora ci si alza la mattina , o a che ora si va a letto la sera, o a che ora si mangia ,si beve , o ci si diverte ?.... etc bla , etc bla?... La capacità di creare/trasformare il tutto dal nulla è la cosa più interessante nella strada che porta a Σοφία -
 %,,,
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> Coincidenze & prove

Messaggio  Charade il Lun 10 Feb 2014, 18:38

> Si narra che una bimba con suo padre andarono una volta in una fattoria piena di animali :

- Uhh , papà cos'è quella cosa che vola ?
- E' una gallina , figlia mia , vuoi toccarla ? 
- Papà !?,,, che coincidenza ma è calda come noi !
- Si è così -

- Uhh , papà cos'è quell'altra cosa che sta volando là ?
- E' un'anatra , figlia mia , vuoi toccarla ? 
- Papà !?,,, ma è calda come noi , un'altra coincidenza -
- Si è così -

- Uhh , papà cos'è quell'altra cosa che sta volando più in là ?
- E' un'oca , figlia mia , vuoi toccarla ? 
- Papà !?,,, ma che strano anche questa è calda come noi , ma allora questa è una prova che anche noi allora possiamo volare !
- No figlia mia , 3 presunte coincidenze non necessariamente fanno una prova , ma sicuramente potrebbero indurti a formare un pregiudizio - 
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Re: *** On define ***

Messaggio  Azzurra il Ven 31 Gen 2014, 10:31

chi si piglia s'assomiglia o gli opposti si attraggono” ?... >>> scrive Ch.


Tenendo conto che i proverbi sono il frutto della provata esperienza della gente comune, solitamente non si sbagliano.
Secondo me sono veri entrambi ma in maniera e su piani diversi.


"si piglia chi si assomiglia" cioé 2 o più esseri che, incontrandosi e scontrandosi, comunque aspirono ad un medesimo o simile percorso e quindi fine, non necessariamente camminando alla stessa maniera o con lo stesso passo. E poi succede di lasciarsi e prendere strade diverse e allora non ci si assomiglia più?


"Gli opposti si attraggono" vero, verissimo per me quando le persone, diverse nella loro essenza però trovandosi, nell'amicizia e/o nell'amore e/o nell'incontro di uno spazio temporale limitato di un treno in corsa, "si incastrano" come succede nel meccanismo di un orologio e proprio nella loro indispensabile diversità riescono a creare "assieme" una intesa che li fa sentire quasi in armonia con il mondo.


Ultima modifica di Azzurra il Ven 31 Gen 2014, 10:33, modificato 1 volta (Motivazione : corretto parzialmente il colore)

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Messaggio  Charade il Gio 30 Gen 2014, 19:16

annali ha scritto:
A me, (se posso intromettermi) sono gli opposti che m'attragono.... Vuoi mettere??    Wink
+
Tara ha scritto:Gli opposti si attraggono come calamite..

> “Certo che ti puoi intromettere - Siamo qui per questo

La domanda però sottintendeva anche una questione diversa : essendo i due proverbi in palese contraddizione l'uno con l'altro , cosa regola la nostra generale attrazione da e vs noi ?

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Messaggio  Charade il Mer 29 Gen 2014, 19:34

Azzurra ha scritto:
La rosa per me rappresenta la bellezza, soprattutto dei sentimenti, che se non la si apprezza nel momento in cui ci si presenta - l'istante unico e irripetibile - poi non ci sarà più un'altra volta la stessa rosa... Per questo motivo é il fiore della vita e della morte e personalmente non mi ispira gioia, spensieratezza e speranza. Ogni fiore ha effettivamente un proprio linguaggio che ciascuno interpreta in maniera diversa, perchè siamo diversi.


Tra le pieghe dell'AeC ho riscoperto questa dizione interessante , del perchè unico ed irripetibile di un fiore come la rosa , o a mia parere dei fiori in genere , che seppur diversi loro o diversi noi , hanno un'unica interpretazione : La loro caducità nel loro breve essere ed esistere ne è punto di partenza e d'arrivo del loro significato appunto di unicità - 






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