PAPI NELLA STORIA

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Re: PAPI NELLA STORIA

Messaggio  annali il Gio 03 Apr 2014, 22:01


 
PIO IX - la Condanna del Modernismo
 
Nel 1864 Pio IX era deciso a condannare quella che chiamava “La società moderna” che riteneva responsabile della politica anticlericale e della progressiva riduzione dello stato pontificio.
Pubblicò così l’enciclica “Quanta cura” e “il Sillabo”. Nell’enciclica indirizzata a tutti i vescovi, il papa condannava i principi della laicità dello Stato, della libertà di coscienza e della libertà di stampa. Si levava contro tutti coloro che volevano togliere al clero il controllo dell’insegnamento, affermava che la chiesa aveva il diritto di punire con pene temporali chi si rifiutasse di ubbidire alle sue leggi.
L’effetto prodotto dall’Enciclica fu aggravato dal Sillabo, o riepilogo, che lo accompagnava. Il Sillabo era una lista dei principali errori del nostro tempo.

Alla fine del secolo tra i religiosi di vari paesi europei si trovavano degli studiosi di valore i quali pensavano che se la chiesa voleva accrescere la sua influenza sul mondo, doveva studiare i problemi del suo tempo e risolverli con i metodi d’indagine  e di ragionamento propri degli storici e dei filosofi contemporanei.  La chiesa avrebbe dovuto adattarsi ai bisogni intellettuali e religiosi del mondo moderno. Da ciò deriva il nome di modernisti, che fu dato a tali studiosi.
Nel 1907, allora Pio X colpì il modernismo: con un decreto del Santo Uffizio condannò 65 proposizioni moderniste. Poi un’enciclica proibì ai professori di filosofia e di teologia di allontanarsi dall’insegnamento dalla filosofia  scolastica del medioevo. Poco dopo Pio X impose loro anche un giuramento antimodernista.

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Re: PAPI NELLA STORIA

Messaggio  annali il Ven 28 Mar 2014, 00:08


 
PAPI NELLA STORIA: LEONE III  
 
Permane l’enigma dell’identità di papa Leone III. Di lui non si conoscono il nome di battesimo e neppure la data di nascita.
Divenne successore di Pietro nel 795, quando era  cardinale di S. Susanna.
Non aveva forti sostegni tra le famiglie più influenti a Roma, quindi cercò altrove alleati puntando in alto. Non appena insediato in Vaticano, inviò la notizia della propria elezione a Carlo Magno, re dei franchi, insieme a significativi doni onorifici, due oggetti di forte carica simbolica: le chiavi del sepolcro di Pietro e il vessillo della città di Roma, ricevendo i quali il re assumeva il ruolo di paladino della religione cristiana, pronto a proteggere in qualunque modo il suo massimo rappresentante.
Come avvenne quarant’anni prima, al tempo di papa Stefano II e di Pipino “ il Breve”, padre di Carlo e re dei franchi, il papa, minacciato dai Longobardi chiese e ottenne il suo impegno a intervenire in difesa del vicario di Cristo, Leone III ora puntava su Carlo Magno, forte del vecchio accordo con Pipino, per rafforzare il potere temporale della chiesa.
L’iniziativa che prese la notte di Natale dell’800, fu un evento cardine delle storia medievale: a sorpresa pose sul capo la corona imperiale, segno di trasmissione del potere di istituzione divina, scandendo a gran voce la triplice acclamazione delle incoronazioni: “ A Carlo il piissimo Augusto incoronato da Dio, al grande imperatore apportatore di pace, vita e vittoria”. Carlo assunse il titolo facendo roteare tre volte la spada, un completamento politico-militare come sfida nei confronti degli eventuali nemici.
Secondo una tradizione, verosimilmente assunta, il papa donò all’imperatore di nuova nomina anche un libro misterioso, l’“Enchiridion”, un compendio di formule magiche che avrebbero garantito difesa contro ogni nemico e pericolo.
Ricostruzioni queste che non furono mai accertate dal punto di vista storiche, l’Enchiridion era un trattato di magia bianca, venerato da molti occultisti e concepito dallo stesso Leone III.
Consegnandolo a Carlo Magno nella notte di Natale, raccomandò di non divulgare le verità contenute, al popolo immaturo. Il libro circolò ugualmente in molti ambienti, scatenando la fantasia sull’utilizzo come strumento di dominio sul mondo intero.
Qualche studioso evidenziò l’emblema che campeggiava nell’opera: una spada a forma di croce patente, simile a quella della santa Vehme, società segreta tesa alla difesa del cattolicesimo e dell’imperatore con ogni mezzo.
Secondo l’occultista Eliphas Levi (1810-1875) il libro rivelerebbe l’esistenza di una tradizione segreta riservata ai pontefici.
Permangono tuttavia, i forti dubbi sull’attribuzione a papa Leone III del trattato esoterico.  
Per evidenziare in modo ancor più tangibile il senso del suo rapporto con l’alleato franco, Leone III, nel palazzo del Laterano dove risiedeva, fece comporre un mosaico nel quale era raffigurata la trasmissione dell’autorità.
Il mosaico, collocato all’interno di una nicchia presso la Scala Santa, rimane l’unica traccia dell’antica sala tricliniare di Leone III all’interno del palazzo. La composizione mostra chiaramente la concezione che aveva il pontefice in merito all’origine e alla trasmissione del potere: l’apostolo Pietro, rappresentante la chiesa consegna al papa il palio, un panno di lana bianca che rappresenta il potere spirituale, mentre a Carlo Magno consegna il vessillo, simbolo di potere politico.

L’anno precedente la sua morte, nell’815, Leone III riuscì a sventare una congiura contro di lui, ordita da esponenti dell’aristocrazia a lui contrari. Furono scoperti prima di mettere in pratica il loro proposito e in trecento subirono un processo sommario e una condanna a morte. Il papa stesso, con un atto rivoluzionario, si autoinvestì del diritto di giudicare, nonostante la legge attribuisse la competenza all’imperatore.
Al successore di Carlo Magno, morto nell’814, Ludovico il Pio, il papa dovette giustificare il colpo di mano, riuscendovi anche grazie abilità diplomatica dei suoi ambasciatori.
Non poté evitare comunque, l’ennesima protesta di molti contadini e possidenti, contro la sua politica di esproprio di terreni pubblici, trasformati in aziende agricole apostoliche.
Morì il 12 giugno 816.
Fu inserito nel Martirologio Romano, ma in seguito a revisione la sua festa
venne eliminata.

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Messaggio  annali il Mar 25 Mar 2014, 01:37


 
SILVESTRO II  
 
Fu un papa che passò fugacemente nella storia della chiesa, ma lasciò dietro di sé una leggenda di papa maledetto.
La sua consacrazione avvenne il 2 aprile 999 e la sua morte il 12 maggio 1003.
Fu il papa dell’Anno Mille, periodo, per il mondo religioso, segnato dal terrore dell’Apocalisse. La sua figura suscitò numerose superstizioni, motivate perlopiù dall’ignoranza e dalla paura. La sua sapienza fuori dal comune era interpretata come opera del demonio e dopo la sua morte, andava diffondendosi sempre più la diceria che il suo sepolcro possedesse poteri magici.
Il suo vero nome era Gerberto d’Aurillac, ed era entrato adolescente tra i frati benedettini.
Fu trasferito nel 967 alla corte di Barcellona, dove rimase per tre anni entrando in contatto con il mondo islamico e le conoscenze di cui gli arabi erano depositari. Le ricche biblioteche monastiche permisero a Gerberto di accrescere la sua formazione culturale in svariate discipline, che spaziavano dalla matematica, alla filosofia, alla teologia, all’astronomia.
Intorno all’anno mille fu riconosciuto quale uomo più dotto dei suoi tempi. Tale prestigio, basato sugli indiscutibili contributi della scienza, gli valse un’aurea leggendaria che lo accompagnò ovunque si recasse.
A lui si deve la proposta di sostituire il sistema di numerazione romano con quello arabo, più adatto al calcolo matematico. Si fece anche una notevole fama d’inventore quando gli fu attribuita la diffusione del pendolo, dell’astrolabio e l’invenzione di un organo a vapore per la cattedrale di Reims.
Divenne precettore di Ottone III, incoronato a sedici anni Imperatore del Sacro Romano Impero, incoraggiando il giovane sovrano a perseguire l’unificazione dei territori europei, per mettere sotto la tutela del papa e dell’imperatore i confini dell’Europa cristiana, come a suo tempo Ottone I aveva cercato di realizzare.
Grazie a Ottone III, Gerberto raggiunse i livelli più alti della gerarchia ecclesiastica, sino a essere nominato papa nel 999, succedendo a Gregorio V.
Scelse di adottare il nome di Silvestro II e si stabilì con l’imperatore a Roma, dove insieme collaborarono per diffondere la cristianità, finché, causa le continue rivolte romane, furono costretti a lasciare Roma per rifugiarsi a Ravenna.
Ottone III nel 1002 morì e Silvestro II tornò a Roma, dove morì l’anno dopo. Il suo pontificato era durato solo quattro anni, ma l’influenza da lui raggiunta, sia politica sia culturale era stata enorme.  La sua figura, dopo la morte, entrò nella leggenda, nella quale gli si attribuiva un patto con il diavolo da cui sarebbero derivate tutte le sue conoscenze. Senza contare il clamore che destò il racconto, scritto da un monaco benedettino nel XII secolo, della “testa parlante”, costruita dallo stesso papa, con racchiuso all’interno lo spirito di un demone che gli elargiva la conoscenza.
Nemmeno con il trascorrere dei secoli diminuirono i sospetti su quello che sarebbe passato alla storia come il “Papa Mago”, anzi, finirono per rafforzarsi nel 1648, quando, nella basilica di San Giovanni in Laterano il suo sepolcro fu aperto. Il corpo di Silvestro II, intatto, poté essere visibile solo per pochi istanti, prima che davanti agli occhi stupefatti dei presenti si dissolvesse in cenere. All’apertura della tomba, il corpo imbalsamato con olio e profumi, si era disfatto in una profusione di intensi odori.
Intatto rimase solo il suo anello con incisa la scritta “ Sit transit gloria mundi”.
Così passa la gloria di questo mondo.

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