1° Maggio - Festa del Lavoro

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Re: 1° Maggio - Festa del Lavoro

Messaggio  Charade il Mar 02 Mag 2017, 18:57

Tara Ieri alle 21:50 Aec-messaggio num#37550
Articolo 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
Ci sarebbe da rivedere il primo articolo della costituzione Italiana.
L'ITALIA è una Repubblica non democratica,fondata sulla disoccupazione.
La sovranità non appartiene più al popolo sovrano,ma bensì ,alla casta dei politicanti, politicosi che si spartono il potere! Le riforme se le fanno a loro immagine è somiglianza..Tutto un loro tornaconto.
Buon primo maggio a Todos .
Da un punto di vista teorico , il primo è corretto che dica costì … Da un punto di vista pratico-reale è chiaro che non potrà/dovrà essere così – La costituzione della repubblica italiana , ovviamente necessita di essere rifondata secondo il sacro principio che il controllato non può essere il controllore di se stesso , così come avviene nell'attuale legislazione -

Prendiamo il caso più che anomalo , della nuova legge sulle elezioni , affidata agli stessi partiti politici … ma volete che ognun d'essi non tiri l'acqua e persin il vino dal proprio mulino ? … è chiaro quindi che l'immobilismo italiano sia dovuto a questa dirigenza sempre di parte – L'unica soluzione , almeno in questo caso è che tali regole le possano stabilire enti esterne , del tutto apolitiche , ovvero non “colluse” col sistema stesso –

Del tutto diverso l'approccio al problema della non-occupazione : a governo stabile e stabilito , riduzione della tasse globali a non oltre un terzo del reddito percepito ed abolizione o elevata tassazione del profitto d'impresa che crea ricchi sempre più ricchi e poveri idem , ovvero il surplus di guadagno conseguito , che debba rientrare tutto al miglioramento dell'impresa stessa … Di conseguenza la revisitazione economica di un tetto di reddito :



Che non si voglia fare queste semplici cose è perché il sacro principio generale ,dapprima citato , non viene rispettato, essendoci una forma perversa di politico-crazia al posto della demos-cratia - 
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È tutta una bugia

Messaggio  Azzurra il Mar 02 Mag 2017, 12:51

Concordo Tara, come il più' delle feste comandate dal calendario, pure il 1 maggio è una 'nota stonata' in una canzone che di patriottico e solidale non ha nemmeno l'ombra.
La voce del popolo ormai la si ode o per piangere sui diritti mancati o per accompagnare alta la bandiera della disuguaglianza e della indifferenza. E' l'epoca dove il fasullo ci avvolge.

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Articolo 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

Messaggio  Tara il Lun 01 Mag 2017, 21:50

Ci sarebbe da rivedere il primo articolo della costituzione Italiana.
L'ITALIA è una Repubblica non democratica,fondata sulla disoccupazione.
La sovranità non appartiene più al popolo sovrano,ma bensì ,alla casta dei politicanti, politicosi che si spartono il potere! Le riforme se le fanno a loro immagine è somiglianza..Tutto un loro tornaconto.
Buon primo maggio a Todos . distratto
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il 1 maggio dei cantautori

Messaggio  Charade il Ven 02 Mag 2014, 19:22



Molto criticato dagli intellettualoidi di sinistra per il messaggio socialmente "impegnato" che aveva tutto il diritto in quanto cittadino libero e artista pubblico di poter legittimamente divulgare ,,, 

Questi Pd o simpatizzanti tali , sono la medaglia sporca del peggior berlusconismo ,,, 
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Re: 1° Maggio - Festa del Lavoro

Messaggio  Charade il Gio 01 Mag 2014, 11:02

La strage delle "ginestre" è stato uno dei tanti tragici eventi storico-politici che fanno parte dei misteri della società italiana ,,, come tante altri stragi fare chiarezza soprattutto dopo tanto tempo è cosa difficilissima ,,, nonostante i proclami sempre più fasulli dei cantastorie politici moderni - ( desecretazione segreti di stato ) 

Anche da qui buon 1 maggio , festa per ora , dei "pontificatori" di ogni strato sociale ,,, 

nb. paradossale pensiero personale : ciò che può dare dignità ad una persona , non è il lavoro (il più dei lavori sono degradanti) , attività che è uno strumento per guadagnare denaro ; denaro che a sua volta è un'altro strumento per guadagnare serenità e per quanto possibile salute e ..."felicità" ,,, 
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Portella delle ginestra..

Messaggio  Tara il Gio 01 Mag 2014, 08:31

[size=undefined]La strage di Portella della Ginestra[/size]


Nel pianoro a metà strada tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo, la festa del primo maggio 1947, a cui partecipavano migliaia di persone, fu interrotta da una sparatoria che, secondo le fonti ufficiali, causò 11 morti e 27 feriti. Successivamente, per le ferite riportate, ci furono altri morti e il numero dei feriti varia da 33 a 65.
I contadini dei paesi vicini erano soliti radunarsi a Portella della Ginestra per la festa del lavoro già ai tempi dei Fasci siciliani, per iniziativa del medico e dirigente contadino Nicola Barbato, che era solito parlare alla folla da un podio naturale che fu in seguito denominato "sasso di Barbato". La tradizione venne interrotta durante il fascismo e ripresa dopo la caduta della dittatura. Nel 1947 non si festeggiava solo il primo maggio ma pure la vittoria dei partiti di sinistra raccolti nel Blocco del popolo nelle prime elezioni regionali svoltesi il 20 aprile. Sull'onda della mobilitazione contadina che si era andata sviluppando in quegli anni le sinistre avevano ottenuto un successo significativo, ribaltando il risultato delle elezioni per l'Assemblea costituente. La Democrazia cristiana era scesa dal 33,62% al 20,52%, mentre le sinistre avevano avuto il 29,13% (alle elezioni precedenti il Psi aveva avuto il 12,25% e il Pci il 7,91%).
La campagna elettorale era stata abbastanza animata, non erano mancate le minacce e la violenza mafiosa aveva continuato a mietere vittime. Il 1947 era cominciato con l'assassinio del dirigente comunista e del movimento contadino Accursio Miraglia (4 gennaio) e il 17 gennaio era stato ucciso il militante comunista Pietro Macchiarella; lo stesso giorno i mafiosi avevano sparato all'interno del Cantiere navale di Palermo. Alla fine di un comizio il capomafia di Piana Salvatore Celeste aveva gridato: "Voi mi conoscete! Chi voterà per il Blocco del popolo non avrà né padre né madre" e la stessa mattina del primo maggio a San Giuseppe Jato la moglie di un "qualunquista truffatore" - come si legge in un servizio del quotidiano "La Voce della Sicilia" - aveva avvertito le donne che si recavano a Portella: "Stamattina vi finirà male" e a Piana un mafioso non aveva esitato a minacciare i manifestanti: "Ah sì, festeggiate il 1° maggio, ma vedrete stasera che festa!" (in Santino 1997, p. 150). Eppure nessuno si aspettava che si arrivasse a sparare sulla folla inerme, ormai lontana la memoria dei Fasci siciliani e dei massacri successivi.


Prima i mafiosi e i partiti conservatori poi solo i banditi

La matrice della strage appare subito chiara: la voce popolare parla dei proprietari terrieri, dei mafiosi e degli esponenti dei partiti conservatori e i nomi sono sulla bocca di tutti: i Terrana, gli Zito, i Brusca, i Romano, i *****, i Riolo-Matranga, i Celeste, l'avvocato Bellavista che durante la campagna elettorale aveva tuonato contro le forze di sinistra e a difesa degli agrari. I carabinieri telegrafano: "Vuolsi trattarsi organizzazione mandanti più centri appoggiati maffia at sfondo politico con assoldamento fuori legge"; "Azione terroristica devesi attribuire elementi reazionari in combutta con mafia" (ivi, p. 153). Vengono fermate 74 persone tra cui figurano mafiosi notori. All'Assemblea costituente il giorno dopo la strage Girolamo Li Causi, segretario regionale comunista, lancia la sua accusa: dopo il 20 aprile c'è stata una campagna di provocazioni politiche e di intimidazioni, durante la strage il maresciallo dei carabinieri si intratteneva con i mafiosi e tra gli sparatori c'erano monarchici e qualunquisti. Viene interrotto da esponenti dei qualunquisti e della destra e il ministro degli interni Mario Scelba dichiara che non c'è un "movente politico", si tratta solo di un "fatto di delinquenza" (ivi, p. 155). Scelba ritorna sull'argomento in un'intervista del 9 maggio: "Trattasi di un episodio fortunatamente circoscritto, maturato in una zona fortunatamente ristretta le cui condizioni sono assolutamente singolari" (ivi, p. 159). Nel frattempo i fermati vengono rilasciati e si afferma la pista che porta alla banda Giuliano, il cui nome viene fatto dall'Ispettore di Pubblica Sicurezza Ettore Messana, lo stesso che l'8 ottobre 1919 aveva ordinato il massacro di Riesi (15 morti e 50 feriti) e che ora Li Causi addita come colui che dirige il "banditismo politico". La banda Giuliano sarà pure indicata come responsabile degli attentati del 22 giugno in vari centri della Sicilia occidentale, con morti e feriti.
L'inchiesta giudiziaria si concentra sui banditi e procede con indagini frettolose e superficiali: non si fanno le autopsie sui corpi delle vittime e le perizie balistiche per accertare il tipo di armi usate per sparare sulla folla. Il 17 ottobre 1948 la sezione istruttoria della Corte d'appello di Palermo rinvia a giudizio Salvatore Giuliano e gli altri componenti della banda. La Corte di Cassazione, per legittima suspicione, decide la competenza della Corte d'assise di Viterbo, dove il dibattimento avrà inizio il 12 giugno 1950 e si concluderà il 3 maggio 1952, con la condanna all'ergastolo di 12 imputati (Giuliano era stato assassinato il 5 luglio del 1950).
Nella sentenza, a proposito della ricerca della causale, si sostiene che Giuliano compiendo la strage e gli attentati successivi ha voluto combattere i comunisti e si richiama la tesi degli avvocati difensori secondo cui la banda Giuliano aveva operato come "un plotone di polizia", supplendo in tal modo alla "carenza dello Stato che in quel momento si notò in Sicilia" (ivi, pp. 191 s). Cioè: la violenza banditesca era stata impiegata come risorsa di una strategia politica volta a colpire le forze che si battevano contro un determinato sistema di potere. Restava tra le righe che le "carenze dello Stato" erano da attribuire all'azione della coalizione antifascista allora al governo del Paese. La sentenza di Viterbo non toccava il problema dei mandanti della strage e dell'offensiva contro il movimento contadino e le forze di sinistra, affermando esplicitamente che la causa doveva essere ricercata altrove.
Contro la sentenza fu proposto appello e il processo di secondo grado si svolse presso la Corte d'assise d'appello di Roma (nel frattempo molti degli imputati, tra cui Gaspare Pisciotta, erano morti). La sentenza del 10 agosto 1956 confermava alcune condanne, riducendo la pena, e assolveva altri imputati per insufficienza di prove. Con sentenza del 14 maggio 1960 la Corte di Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso del pubblico ministero e così la sentenza d'appello diventava definitiva.


Una strage per il centrismo

Nella storia d'Italia il 1947 è un anno di svolta e la strage di Portella ha avuto un ruolo nello stimolare e accelerare questa svolta, intrecciandosi con dinamiche che maturano a livello locale, nazionale e internazionale. Il 13 maggio si apre la crisi politica con le dimissioni del governo di coalizione antifascista presieduto da De Gasperi. Il 30 maggio a Roma e a Palermo si formano i nuovi governi: De Gasperi presiede un governo centrista con esclusione delle sinistre e alla Regione siciliana il democristiano Giuseppe Alessi presiede un governo minoritario appoggiato dai partiti conservatori, senza la partecipazione del Blocco del popolo, nonostante la vittoria alle elezioni del 20 aprile. Si apre così una nuova fase della storia d'Italia, in cui le forze di sinistra saranno all'opposizione. La svolta si inserisce nella prospettiva aperta dagli accordi di Yalta che hanno codificato la divisione del pianeta in due grandi aree di influenza, con l'Italia dentro lo schieramento atlantico egemonizzato dagli Stati Uniti e la guerra fredda come strategia di contrasto e di contenimento del potere sovietico.
Nel gennaio del '47 De Gasperi era andato negli Stati Uniti ma è frutto di una visione semplificatrice pensare che abbia ricevuto l'ordine di sbaraccare le sinistre dal governo. In realtà la svolta del '47 è figlia di un matrimonio consensuale in cui interessi locali, nazionali e internazionali coincidono perfettamente. Il messaggio contenuto nella strage è stato pienamente recepito e da ora in poi a governare, accanto alla Democrazia cristiana che nelle elezioni del 18 aprile 1948 si afferma come partito di maggioranza relativa, dopo una campagna elettorale volta a esorcizzare il "pericolo rosso", saranno i partiti conservatori vanamente indicati come mandanti del massacro. In questo quadro la Chiesa cattolica ha un ruolo di primo piano. Il cardinale Ernesto Ruffini, a proposito della strage di Portella e degli attentati del 22 giugno, scrive che era "inevitabile la resistenza e la ribellione di fronte alle prepotenze, alle calunnie, ai sistemi sleali e alle teorie antiitaliane e anticristiane dei comunisti" (in Santino 2000, p. 180), plaude all'estromissione delle sinistre dal governo, ma la sua proposta di mettere i comunisti fuori legge, rivolta a De Gasperi e a Scelba, rimarrà inascoltata. I dirigenti democristiani sanno perfettamente che sarebbe la guerra civile.


Alla ricerca dei mandanti

La verità giudiziaria sulla strage si è limitata agli esecutori individuati nei banditi della banda Giuliano. Nell'ottobre del 1951 Giuseppe Montalbano, ex sottosegretario, deputato regionale e dirigente comunista, presentava al Procuratore generale di Palermo una denuncia contro i monarchici Gianfranco Alliata, Tommaso Leone Marchesano e Giacomo Cusumano Geloso come mandanti della strage e contro l'ispettore Messana come correo. Il Procuratore e la sezione istruttoria del Tribunale di Palermo decidevano l'archiviazione. Successivamente i nomi dei mandanti circoleranno solo sulla stampa e nelle audizioni della Commissione parlamentare antimafia che comincia i suoi lavori nel 1963. Nel novembre del 1969 il figlio dell'appena defunto deputato Antonio Ramirez si presenta nello studio di Giuseppe Montalbano per recapitargli una lettera riservata del padre, datata 9 dicembre 1951. Nella lettera si dice che l'esponente monarchico Leone Marchesano aveva dato mandato a Giuliano di sparare a Portella, ma solo a scopo intimidatorio, che erano costantemente in contratto con Giuliano i monarchici Alliata e Cusumano Geloso, che quanto aveva detto, nel corso degli interrogatori, il bandito Pisciotta su di loro e su Bernardo Mattarella era vero, che Giuliano aveva avuto l'assicurazione che sarebbe stato amnistiato (in Santino 1997, p. 207).
Montalbano presenta il documento alla Commissione antimafia nel marzo del 1970, la Commissione raccoglierà altre testimonianze e nel febbraio del 1972 approverà all'unanimità una relazione sui rapporti tra mafia e banditismo, accompagnata da 25 allegati, ma verranno secretati parecchi documenti raccolti durante il suo lavoro. La relazione a proposito della strage scriveva: "Le ragioni per le quali Giuliano ordinò la strage di Portella della Ginestra rimarranno a lungo, forse per sempre, avvolte nel mistero. Attribuire la responsabilità diretta o morale a questo o a quel partito, a questa o quella personalità politica non è assolutamente possibile allo stato degli atti e dopo un'indagine lunga e approfondita come quella condotta dalla Commissione. Le personalità monarchiche e democristiane chiamate in causa direttamente dai banditi risultano estranee ai fatti". Il relatore, il senatore Marzio Bernardinetti, addebitava i risultati deludenti alla mancata o scarsa collaborazione delle autorità: "Il lavoro, cui il comitato di indagine sui rapporti fra mafia e banditismo si è sobbarcato in così difficili condizioni, avrebbe approdato a ben altri risultati di certezza e di giudizio se tutte le autorità, che assolsero allora a quelli che ritennero essere i propri compiti, avessero fornito documentate informazioni e giustificazioni del proprio comportamento nonché un responsabile contributo all'approfondimento delle cause che resero così lungo e travagliato il fenomeno del banditismo" (in Testo integrale…1973).
Nel 1977, in pieno clima di "compromesso storico" tra Partito comunista e Democrazia cristiana, ben poco propizio alla ricerca della verità, il Centro siciliano di documentazione comincia la sua attività con un convegno nazionale dal titolo "Portella della Ginestra: una strage per il centrismo" in cui si ricostruisce il quadro in cui è maturata la strage, considerata non come il prodotto di un disorientamento e di un vuoto politico (come sosteneva anche la storiografia di sinistra: Francesco Renda considerava l'uso della violenza come "repugnante delinquenza comune" e un "errore grossolano" che avrebbe portato all'isolamento dei proprietari terrieri: Renda 1976, p. 23) ma come "un atto di lucida, e ragionata, violenza volto a condizionare il quadro politico, regionale e nazionale" purtroppo coronato da successo (Centro siciliano di documentazione 1977; Santino 1997, pp. 8, 60).
Successivamente ci sono state varie pubblicazioni, più meno documentate, sulla strage e sulla banda Giuliano (Galluzzo 1985, Magrì 1987, Barrese - D'Agostino 1997, Renda 2002) e l'interpretazione della strage di Portella come "strage di Stato" ha segnato buona parte dei lavori del convegno che si è svolto nel maggio del 1997, nel cinquantesimo anniversario (Manali, a cura di, 1999; Santino ivi). Il convegno si concluse con la richiesta della desecratazione della documentazione raccolta dalla Commissione antimafia, pubblicata negli anni successivi in vari volumi (Commissione antimafia 1998-99). Nel frattempo la costituzione dell'Associazione "Non solo Portella", ad opera di familiari delle vittime, e l'attività di ricerca del suo presidente, lo storico Giuseppe Casarrubea, figlio di una delle vittime dell'attentato di Partinico del 22 giugno, hanno portato a significativi risultati (Casarrubea 1997, 1998, 2001). Anche sulla base di perizie effettuate sui corpi di alcuni superstiti si è documentato che tra le armi utilizzate c'erano bombe-petardo di produzione americana; da testimonianze risulta che tra gli esecutori c'erano mafiosi e le ricerche sui materiali dell'archivio dell'Oss (Office of Strategic Services) e del Sis (Servizio Informazioni e Sicurezza) del ministero dell'Interno hanno prodotto ulteriore documentazione sul ruolo degli Stati Uniti (già documentato precedentemente: sugli incontri del bandito Giuliano con l'agente americano Michael Stern: Sansone - Ingrascì 1950, pp.143-150; sulla politica estera degli Stati Uniti, ricostruita attraverso documenti d'archivio: Faenza - Fini 1976) e rivelato i rapporti tra banditismo e formazioni neofasciste (Vasile 2004, 2005).
Ricostruzioni recenti (La Bella - Mecarolo 2003) hanno contribuito ad arricchire il quadro della documentazione sul contesto, sono stati pubblicati significativi documenti degli archivi italiani e americani sui primi anni della Repubblica (Tranfaglia 2004) e un film (Segreti di Stato del regista Paolo Benvenuti, accompagnato da un volume: Baroni-Benvenuti 2003) ha riproposto il tema delle complicità chiamando in causa vari soggetti, dai dirigenti della Democrazia cristiana alla X MAS di Junio Valerio Borghese, ai servizi segreti americani, al Vaticano, in un "gioco delle carte" non sempre convincente.
Sulla base di nuove acquisizioni documentali nel dicembre 2004 i familiari delle vittime hanno chiesto la riapertura dell'inchiesta. Per Portella, come del resto per le altre stragi che hanno insanguinato l'Italia-

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1° Maggio - Festa del Lavoro

Messaggio  Azzurra il Gio 01 Mag 2014, 08:04

Auguro a tutti,ai giovani e a chi lo é meno, di non perdere la fiducia
di riuscire a realizzare il sogno di trovare un lavoro.
E' un diritto ed é la nostra dignità ma oggi é tutto cosi difficile e negato, mio/nostro malgrado.
Che si facessero, non solo oggi, una severa riflessione tutti quelli che potrebbero godersi la pensione (i baby-pensionati e tutti quelli che già godono di questo diritto) ma nonostante la fortuna (troppe volte male destinata) continuano a "rubare" il lavoro ai giovani e a chi di lavorare avrebbe bisogno e non chiederebbe altro.
Questo essenzialmente per me oggi il senso del Primo Maggio.
Buona Festa sunny

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ROBIN HOOD E LA FESTA DEL I° MAGGIO

Messaggio  annali il Mar 29 Apr 2014, 01:12


 (Kevin Costner interpreta Robin Hood)
 
Prima di diventare in tutto il mondo, festa del lavoro e dei lavoratori, il giorno del primo maggio, nella cultura popolare europea medievale, aveva un significato particolare e assai diverso: era la festa della fertilità, della natura rinnovata in cui si celebrava il ritorno della primavera e della fecondità della terra. La semina era percepita come una forma di magia legata alla sessualità.
Per i contadini del tempo dunque, il primo maggio era un giorno di licenza sessuale, il giorno in cui si sceglieva la “Regina di Maggio”, personificazione della dea madre pagana, presente nei culti precristiani.
Insieme ad altre fanciulle la Regina si inoltrava nella vicina foresta, dove era ricevuta da  un giovane, il cui costume ricordava l’araldo della primavera, e dai suoi compari.
Secondo uno scandalizzato scrittore elisabettiano “ garzoncelli e donzelle, vecchi e vecchie, vagano nottetempo per boschi, fratte, colline e monti, trascorrendo la nottata in sollazzi…”, scriveva, concludendo poi “ Mi è stato riferito a viva voce, da uomini di grande serietà e reputazione, che la maggior parte delle donzelle che vanno nella notte nel bosco, poche ne escono incontaminate”.
L’antico dio pagano della fertilità fu identificato con “Robin Hood” e la “Regina di Maggio” con Lady Marian e potrebbe costituire il cuore della sua leggenda.
L’austero parlamento presbiteriano scozzese proibì nel 1555, per tutto il mese di maggio, la rappresentazione, nel castello di Rosslyn, dell’opera conosciuta come: “ Robin Hood and Little John” da attori girovaghi. “ Nessuno, proclamò solennemente, può impersonare “Robin Hood e Little John, l’abate della follia, e la Regina di Maggio”.
Le vestigia del paganesimo comprendevano sempre un elemento magico, con richiami ai misteri della procreazione e della riproduzione, presenti perfino nelle filastrocche infantili.  
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