ludi di Enea (libro III e V, ENEIDE)

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Re: ludi di Enea (libro III e V, ENEIDE)

Messaggio  misterred il Dom 09 Feb 2014, 18:52

annali ha scritto:mio caro Tino, non sono sicura che ci stia bene qui, in sezione Storia, questo che tu stai copiando pari pari da wikipedia.
Più che storia si tratta senz'altro di Mitologia.     Neutral 
Almeno l'avessi riassunta da par tuo.  
Non me ne volere, amico Tino, forse sbaglio io...   Question 
Ciao; buon riposino pomeridiano.     Sleep 
 
No, non sbagli Annalì, e non te ne voglio. Si forse andava inserito in altra sezione. Ma considerato che la città di ***** sembrerebbe essere realmete esistita (i suoi personaggi forse), e quindi in questa miscela di storia e mito, al momento ho creduto opportuno inserirla qui. Eventualmente potrà essere spostata nella sezione di pertinenza. E questo non lo posso fare io chiaramente.
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Re: ludi di Enea (libro III e V, ENEIDE)

Messaggio  Charade il Dom 09 Feb 2014, 18:49

Non esistendo una sezione di mitologia , o lo accogli tu nella tua sezione di pura divulgazione oppure dovremo delegare illo a creare ex novo una musa che ispirò il fantastico mondo della mitologia ,,, e lì tra divinità , eroi , poemi e simbologie del passato ce ne sarebbe da definire - 

Concordo ovviamente appieno sullo sforzarsi il più possibile a dare un'impronta personale al proprio contributo - 
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Re: ludi di Enea (libro III e V, ENEIDE)

Messaggio  annali il Dom 09 Feb 2014, 15:39

mio caro Tino, non sono sicura che ci stia bene qui, in sezione Storia, questo che tu stai copiando pari pari da wikipedia.
Più che storia si tratta senz'altro di Mitologia.  Neutral 
Almeno l'avessi riassunta da par tuo.
Non me ne volere, amico Tino, forse sbaglio io...  Question 
Ciao; buon riposino pomeridiano.  Sleep 

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stele di Anchise

Messaggio  misterred il Dom 09 Feb 2014, 12:54

bene, stiamo scrivendo dell'eroe  Enea, che per due volte approda sulle coste di Drepano e Erice. Qui muore il padre Anchise e ne vengono celebrati i LUDI DI ENEA, in memoria di suo padre.
Enea e i ptofugi della citta di ***** ben accolti trovano dimora ad Erice presso il Re Aceste.
Nella foto che segue, la stele eretta nel 1930, ricorda l'avvenimento e  il luiogo ove (presumibilmente) avvennero i giochi.
P.s. nel 2005, in questo stesso mare, si svolsero le regate di Louis Vitton Cup (pre regate di coppa America)." />
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Eneide (Libro III e Libro V)

Messaggio  misterred il Dom 09 Feb 2014, 12:43

LIBRO III

..........Ripreso il mare, nel corso della navigazione, Enea e i suoi giunsero a Drepano (l'odierna Trapani). Qui morì Anchise, il padre di Enea, stremato da tanti viaggi. Stavano dirigendosi verso il Lazio quando Giunone fece scatenare la tempesta che li avrebbe poi portati a Cartagine.


LIBRO V

Enea con le navi tiene deciso la rotta, ma il cielo è pieno di enormi nubi minacciose, che danno presagio di un oscuro temporale. Palinuro, il timoniere della nave di Enea, è spaventato e teme che la flotta non riesca ad arrivare in Italia. Accorgendosi che la tempesta sta portando le navi verso le coste sicule, Enea decide di approdarvi. I ***** sbarcano presso Erice dove il re Aceste lietamente li accoglie e offre il suo aiuto.
L'indomani, Enea parla ai compagni per informarli della commemorazione per l'anno trascorso dalla morte del padre Anchise, trovandosi inoltre vicini alle sue ceneri e ossa. Egli vuole celebrare l'onore, invocare i venti e gli onori nei tempi a lui dedicati con un banchetto ai Penati e con i giochi funebri, quali corsa di navi, a piedi, lancio del giavellotto e con frecce, mettendo in palio splendidi premi. Dopo aver chiesto due capi di buoi per ogni nave, cosparge le sue tempie con mirto sacro e raggiunge il tumulo. Glorifica quindi con due coppe di vino, due di latte e con fiori purpurei la terra e si rivolge al padre, salutandolo e rammaricandosi di averlo perso prima di aver raggiunto l'Italia. Subito però, un enorme serpente appare strisciando, gustando le vivande disposte per il sacrificio. Stupito, immola due pecore, seguite dalle offerte dei suoi compagni.
Arrivata l'aurora, tutti si apprestano a gareggiare. Prima dell'inizio, Enea pone al centro dell'arena, in vista, i doni: tripodi, corone, palme, armi, vesti purpuree, talenti d'oro e d'argento.
La tromba suona e si dispongono per la prima gara, una regata, quattro navi: Pristi di Mnesteo, Chimera del giovane Gia, Centauro di Sergesto e Scilla di Cloanto. Enea pone allora sullo scoglio dirimpetto alla riva una verde meta di elce frondoso. Ricevuto il segnale, partono. Se dapprima sono tutti a pari merito, Gia supera e guadagna la prima posizione, seguito da Cloanto. Menete, il timoniere della Chimera, raggiunta la roccia, non riesce a virare velocemente, scatenando la furia del comandante che getta il compagno maldestro in mare, tra le risate dei Teucri, per essere poi superato dalle altre navi. Ma il Centauro di Sergesto, intento a sorpassare la nave di Mnesteo, si incastra in uno scoglio. La Pristi ora gode quindi del secondo posto, quasi vicino al primo della Scilla. Il furbo Cloanto, accorgendosi dell'abilità dell'avversario, fa un voto con promessa di sacrificio di un toro in caso di trionfo. Gli dei spingono così vento propizio e la nave giunge vittoriosa al traguardo. Radunati tutti i comandanti Enea consegna allora al vincitore porpora con fregi, al secondo una pesante corazza intrecciata d'oro e al terzo due catini bronzei e due coppe d'argento. Solo più tardi giunge Sergesto con la nave danneggiata e, per il coraggio dimostrato, si aggiudica Foloe, una schiava con i suoi due figli gemelli.
Enea raduna allora Teucri e Sicani per la gara di corsa su una piana erbosa. Vi partecipano i due giovani ***** Eurialo e Niso, amici inseparabili, il principe dei Teucri Diore, e i Sicani Salio (un giovane di origine acarnana), Patrone, Elimo e Panope. Rassicurandoli dei premi sicuri per tutti di due frecce, del ferro e un bipenne, espone quelli per i tre migliori: un cavallo per il primo, faretra e frecce al secondo e al terzo un elmo argolico. Niso si porta subito al comando, inseguito da Salio, Eurialo, Elimo, Diore. Ma, quasi alla fine, Niso scivola sul sangue dei giovenchi immolati e, per impedire la vittoria a Salio, si rialza proprio davanti a lui, che scivola a sua volta. Eurialo, Elimo e Diore ritirano i premi, che però vengono anche concessi ai due atleti non classificati: per Niso uno scudo, a Salio un'enorme pelle di leone.
Nella disciplina successiva si battono i pugili: i premi consistono in un giovenco ornato d'oro al vincitore, e al vinto spada e elmo. Subito si propone il maturo ***** Darete, che in passato aveva atterrato immediatamente Bute, re dei Bebrici. All'inizio nessuno vuole sfidare il possente Darete, che superbo pretende subito la vittoria a tavolino. Un compagno di Aceste, Entello, allora, benché più vecchio di Darete, butta al centro dell'arena due cesti colmi d'armi di Erix, l'invincibile fratello di Enea, e offre al ***** una sfida ad armi pari, che naturalmente viene accettata. Entello passa dalla difesa all'attacco e gli infligge una lezione durissima, dedicando il duello vittorioso alla memoria di Erice.
Inizia quindi la gara con l'arco, a cui partecipano Ippocoonte (fratello di Niso), Mnesteo, Euritione e Aceste. La gara consiste nel centrare una colomba volante posta sulla sommità dell'albero maestro della nave di Sergesto. Se Ippocoonte fallisce completamente, Mnesteo colpisce il filo di lino a cui il volatile è appeso, dando modo a Euritione di trafiggerlo in pieno. Aceste, già perdente, lancia comunque il dardo: questo brucia al contatto con la canna, per poi tracciare una via con le fiamme e sparire nel vento. Attoniti, tutti accolgono il segno come un presagio favorevole ed Enea cinge Aceste d'alloro, invitando poi il servo Epitide a chiamare Iulo per la parata dei fanciulli, guidata da Ascanio su un cavallo regalatogli da Didone, e dal suo migliore amico Ati, avo di Ottaviano.
Giunone manda Iride a spirare venti sulla flotta di Enea. Scesa veloce sulla terra, si trasforma in Beroe e comunica alle mogli dei ***** di erigere le mura proprio nella città, essendo stata avvertita della volontà divina dall'immagine di Cassandra, in sogno. Le invita inoltre a bruciare le navi e, afferrato un tizzone, lo scaglia. Ma Pirgo, la vecchia nutrice dei figli di Priamo, capisce che non si tratta di Beroe. La dea subito si dissolve levandosi in alto e le altre donne, già dubbiose, interpretando questo come un segno divino, iniziano a dar fuoco alla flotta. Vulcano, dio del fuoco, infuria: Eumelo messaggero riferisce del misfatto alla tomba di Anchise. Ascanio è avvisato per primo e raggiunge il campo delle donne, rimproverandole fortemente. Enea e i Teucri sopraggiungono altrettanto velocemente, ma le ***** per timore fuggono e, rinnegando Giunone, il loro gesto e la luce, si rifugiano in selve e grotte. Intanto le fiamme divampavano e l'acqua versata per placarle non riesce a calmarle. Il figlio di Venere allora invoca Giove e subito una tempesta con violenti scrosci di pioggia pone fine alle fiamme e salva quindici imbarcazioni su diciannove.
Dopo questi avvenimenti Enea, ancora una volta dimentico dei Fati, cade nell'incerto se stabilirsi in Sicilia o cercare il Lazio. In quel momento Naute lo sprona a perseguire anche con la sofferenza il volere del Fato e gli consiglia di affidare a quella città, in seguito Acesta, la sorte dei compagni in soprannumero, in prevalenza donne e vecchi stanchi delle peregrinazioni. Si viene comunque a creare una compensazione con alcuni sudditi di Aceste (tra cui Salio) che decidono di aggregarsi ad Enea.
Sempre più pensieroso, Enea vede nella notte la figura di Anchise mandato da Giove che lo invita a sottomettersi al destino: gli ordina di recarsi, prima che in Italia, alle sedi infere di Dite, nel profondo Averno, nell'Elisio, con l'aiuto di una sibilla.
Avvertiti i compagni, Enea circoscrive con un aratro la città, dove regnerà gente di stirpe ***** e dove Aceste porrà senato e leggi. Fondano anche un tempio nei pressi di un bosco, istituendo un sacerdozio in onore di Venere. Dopo aver banchettato nove giorni, attendono che i venti siano favorevoli e, prima di partire, immolano tre vitelli a Erice, un agnello a Tempeste e sciolgono gli ormeggi. Con la tristezza e il conforto della città fondata, salpano, e gettano come nuovo rito i visceri in mare.
Venere, preoccupata, si rivolge a Nettuno, riferendogli dell'implacabile ira di Giunone, che tanto assilla suo figlio nonostante le molteplici vendette già attuate e affidandogli la salvezza delle navi ***** sino al Tevere. Il dio l'asseconda, preannunciandole della morte di uno solo tra i compagni di Enea. Venere si rallegra.
Giunta notte, mentre i marinai si apprestano a dormire, il dio Sonno tenta Palinuro, che dapprima resiste ma poi, scosso e insonnolito, cade in mare. Invano chiama i compagni, mentre la nave continua a viaggiare per mare. Avvicinatosi agli scogli delle sirene, Enea nota con suo dispiacere l'assenza del nocchiero, prende il controllo dell'imbarcazione e spera che il compagno approdi un giorno su qualche spiaggia ignota, timoniere troppo fiducioso nel cielo e nel mare.
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