Protostoria e Mitologia Classica

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Odisseo, Libro I, prologo

Messaggio  misterred il Mar 08 Dic 2015, 19:52

Mitologia : ODISSEA E FEACI
Approfitto di queste festività per rileggere, come detto, il poema dell'odissea, principe dei poemi fantasiosi e mitologici.
Odissea LIbro I : "Parlami, o Musa, dell'uomo versatile e astuto che andò vagando per tanto tempo, dopo che ebbe distrutta la sacra fortezza di T roia..........(omissis)".
Così inizia il poema, dicendo chiaramente che il "distruttore" di T roia (ILIO) fu lui : Odisseo (Ulisse).
Dopo che ebbe incendiata la città con lo stratagemma del cavallo di legno, riprese il mare, per ritornare in patria, con i suoi compagni. Non riuscirà a salvarne nemmeno uno, periranno tutti, sia per la loro stoltezza sia per le avventure che Ulisse si trovò ad affrontare durante il viaggio di ritorno.
Calipso, la divina tra le dee, lo trattenne per lungo tempo, dentro grotte, lo desiderava per marito, "per sempre" (dice il testo).
Nel poema quindi entrano le divinità (Calipso) e Posidone (Poseidone, Nettuno).
Entra in gioco anche Zeus, che esclama : "Ohimè, vedete come gli uomini danno colpa a noi, per le loro sciagure? Ritengono che le loro sciagure provengono da noi; ma sono essi stessi, con la loro stoltezza ad aver sofferenza oltre la parte assegnata dal fato".
Insomma, come diciamo noi oggi, diamo sempre la colpa al destino o ad altri, non considerando che moti errori derivano da colpe dell'uomo (genere umano).
L'odissea è anche un libro che definirei religioso, cerca infatti di aiutare l'uomo a capire i propri limiti, e a non eccedere nella loro avidità, al fine di non finire in abissi senza scampo.
Intanto, nel consesso dell'Olimpo, interviene ATENA, che supplica Cronide (figlio di Cronos) di salvare il saggio Odisseo, che soffre per la lontananza dalla sua famiglia, dalla sua sposa (Penelope).
Atena : "La figlia di Atlante trattiene quell'infelice" (così lo definisce Atena).
Zeus le risponde :"Figlia mia (così chiama Atena),...come potrei scordarmi io (Zeus) del grande Odisseo?"
E cita Posidone (dio del mare e delle acque e sposo della terra) che ha verso di lui (Odisseo) odio mortale, in qualto il figlio di Laerte (Ulisse) aveva tolto la vista al figlio Polifemo.
Posideone (l'Enosigeo, altro appellativo di Poseidone) però non potrà ancora trattenere Ulisse lontano dalla sua patria, e Atena chiede che Ermes (messaggero degli dei) vada a comunicare a Calipso, la decisone degli immortali, e cioè il rilascio di Ulisse, che faccia ritorno a casa.
Atena, si allaccia i sandali divini e vola verso Itaca, per informare il figlio di Ulisse e incitarlo nella ricerca del padre.
Bene, questo il prologo del Poema, dal quale si evince chiaramente che gli dei sono favorevoli al ritorno in patria di Ulisse, soltanto Posidone osteggia il rientro.
Ma il consesso degli Dei ha deciso (Democraticamente diremmo oggi, presso l'Olimpo.
Il racconto prende piede, comincia ad essere interessante ed appassionato.
Atena (dea dagli occhi splendenti) parla con telemaco, mentre i Proci, si sollazzano al suono di canti e danze, mangiando in quantità industriale.
(segue........)
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Odiesso e Ulisse; odisseo è Enea?

Messaggio  misterred il Mar 08 Dic 2015, 11:20

A questo punto sorge un dubbio. Ma Ulisse ed Enea sono la stessa persona?
Alcuni propendono per questa ipotesi suggestiva.
Il viaggio sembra lo stesso. I luoghi pure.
A noi che piace indagare, indaghiamo. affraid
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I viaggi di Enea tra Sicilia, Africa e Italia

Messaggio  misterred il Mar 08 Dic 2015, 11:19

Enea
Enea fugge da T roia (*), col padre e col figlio, dopo varie peregrinazioni, giunge a Drepano, dove muore il padre, poi raggiunge cartagine
si innamora della regina Didone, fugge nuovamente e torna a Drepano Erice(**) per celebrare i sollenni ludi al padre.
Vorrebbe rimanere, ma il padre in sogno lo invita a raggiungere l'Italia per fondare una nuova città, capitale del mondo
antico.
Nota : * (I profughi T roiani fuggirono e ripararono in Sicilia e fondarono Segesta, città gemellata con Roma, avendo in
comune gli stessi avi).
Nota : **Re Erice, fratello di Enea per parte di madre (Dea Afrodite, venerat a in tutto il Mediterraneo con altri nomi Astarte,
Venere.


Ultima modifica di sanvass il Mar 08 Dic 2015, 11:29, modificato 3 volte
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Nausicaa, Ulisse e Samuel Butler

Messaggio  misterred il Dom 06 Dic 2015, 21:47

Le recenti offese del prof. vecchioni, mi stimolano a riprendere (lievemente trascurato negli ultimi tempi) dello studio della mitologia classica
legata a questo territorio (un triangolo nel triangolo Siciliano).
La Sicilia ha la forma di un triangolo, e la Sicilia occidentale ha anch'essa una forma triangolare, con vertice l'antica Lylibeo (o capo Boeo).
In questo lembo di Terra è passata tutta la storia dell'umanità, dalla protostoria, alla mitologia, alla storia antica, medievale, moderna e contemporanea.
E' una tesi, un pò fantasiosa, quella del Butler, però alcune coincidenze ci sono con l'odissea di Omero (o attribuita a lui).
Butler (uno storico e scrittore inglese) era sicuro che l'antica Scherie fosse in realtà l'antica Drepanon (Falce).
Drepanon un tempo era slegata dalla terraferma, per via di un canale che adesso  non esiste più.
Scherie, la città dei Feaci e di Alcinoo. E di sua figlia la bellissima Nausicaa che accoglie Ulisse (Odisseo).
Le coincidenze :
1.I Ciclopi : Mostri leggendari che abitavano la Sicilia nell'antichità. E quindi anche la Sicilia occidentale. Terra, che quanto a grotte e
anfratti è ricchissima. I ciclopi erano dediti alla pastorizia ed ab origine abitavano la Sicilia (secondo la mitologia classica).
I ciclopi, un popolo primitivo, dotati di un solo occhio, sito sulla fronte, abitavano in caverne o spelonche, dotati (diremmo ora) di tutti
i comfort del periodo (giaciglio, posto cottura, armadi a muro scavati nella roccia, dispensa, e antro chiuso da macigni per la sicurezza notturno. Ci chiediamo noi, ma chi avrebbe mai molestato un ciclope, data la stazza e la forza bruta?
Come dicevamo, questi luoghi hanno molte somiglianze con i luoghi descritti da Omero, e molte caverne, vicino al mare, non dissimili da quelle
descritte nell'odissea.
2. I Feaci : antichi abitanti della Sicilia, parenti dei Ciclopi (o Giganti). Nausitoo sposò una figlia dei Ciclopi e generò Alcinoo, Re dei Feaci.
Feaci derivavano dai Fenici e dai Punici. La Sicilia Occidentale è stata abitata dai Fenici e dai Punici (Cartaginesi) per lunghissimo tempo.
I Cartaginesi persero la Sicilia dopo la prima guerra Punica, che si svolse quasi tutta in queste zone e qui fini con la "Battaglia delle Egadi" del 241 a.C. (i reperti, i rostri, di tale sanguinosissima battaglia, forse la più grande della storia antica e moderna per numero di navi coinvolte, sono stati ritrovati recentemente, il luogo della battaglia individuato con certezza - come descritta da Polibio, Storie -). Monte Erice fu teatro di continui
combattimenti tra Romani e cartaginesi, per via del punto strategico che dall'alto sorvegliava il transito delle navi nel mediterraneo che dall'Africa attraversavano il Capo Boeo per raggiungere la Sicilia.
Molti abitarono anticamente il sacro Monte Erice, e quindi anche i Feaci.
Poi, i Feaci scesero a valle, e presso Drepanon (Falce) si stabilirono ivi, per via del porto che data la particolarità dei fondali e del sito si prestava molto bene per dare riparo alle navi in transito, somigliando molto all'antico "Choton" punico.  Dall'alto del Monte Erice, la Falce è visibilissima.
3. Dio Nettuno (Poseidone o Saturno), era una divinità importantissima, legata al mare e alle procelle, e a lui era dedicato un Tempio che sorgeva nel punto centrale
della citta di Scherie (che potrebbere essere l'antica Drepanon).
4. Trinacria, durante il periodo Omerico era divisa in due grosse sub-regioni, ad E i Siculi, e ad W i Sicani (Sicania = Sicilia Occidentale).
5. Scherie, città dei Feaci, dotata di porto, un'isola, vicino ad un'altra isola.
6. Virgilio, Eneide. Proprio qui in Sicilia occidentale, Enea si ferma per ven due volte, e qui perde il padre.
7. Segesta e Selinunte, due antiche città sempre in lotta tra loro. Di loro ci restano soltanto le rovine e i ruderi. I Segestani, pro-Romani, erano discendenti dei T roiani, che fuggiti da T roia, si erano rifugiati in questo territorio.
I Romani avevano grande ammirazione e rispetto per Segesta, in quanto considerata gemella poichè entrambe discendevano dai fuggiaschi T roiani, dopo l'incendio della città.
(segue). Per ora mi fermo qui.


Ultima modifica di sanvass il Lun 07 Dic 2015, 12:58, modificato 3 volte (Motivazione : correzioni refusi e aggiunte frasi per migliore comprensione del testo.)
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ODISSEA, cap. VI (incontro tra Odisseo e nausicaa)

Messaggio  misterred il Sab 06 Dic 2014, 12:26

ODISSEA, cap.VI, incontro tra Ulisse e Nausicaa, sentite come descrive omero la scena:
"........Se invece sei (rivolto a Nausicaa) una dei mortali che dimorano sulla terra, o beati tre volte il padre tuo e la veneranda madre, beati tre volte i fratelli: certo a loro cuore conforta per te sempre, al vedere un tale fiore di figlia entrar nella danza.
Ma più fortunato ancora nell'intimo, più di tutti gli altri, quello che ti sposerà vincendo coi doni nuziali i pretendenti. Mai, io (Odisseo) vidi lo confesso, una simile creatura mortale con i miei occhi, né uomo né donna : una religiosa emozione mi prende a guardarti".
"......e a te gli dei esaudiscano i desideri segreti, e ti diano uno sposo e una casa e la serenità : non c'è, credi, nulla di più bello e più prezioso di quando l'uomo e la donna governano insieme la casa di comune accordo".
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Ludi di Enea, vers. 715-734

Messaggio  misterred il Dom 17 Ago 2014, 10:12

Si comincia, la gara col tiro con l'arco. Nelle battaglie gli arcieri erano molto temibili
perchè le frecce se numerose non lasciavano scampo e soprattutto saettavano silenziose e micidiali.
Tirano, qualche colpo va a vuoto, ma poi la poverrella colomba viene trafitta mentre prende il volo.
Sentiamo:

"Tesero gli archi e trasser le quadrella
da le faretre. A tutti gli altri avanti
di Irtaco il figlio a saettare accinto
col suon del nervo e del pennuto strale
l'aura percosse e si dritto fendella
che l'albero investì. Tremonne il legno,
spaventossi l'augello; e d'alte grida
risonò il campo e la riviera tutta.
 Memmo vien dopo, e pon la mira, e scocca:
E' il misero fra piè colpisce appunto
in su la corda , e ne recide il nodo.
Libera la colomba a volo alzossi,
e per o cielo veloce a fuggir diessi.
Eurizio allor, ch'avea già l'arco teso
e la cocca in sul nervo, al suo fratello
votossi, e trasse; e ne le nubi stesse
(si come lieta se ne giva e sciolta)
la ferì sì che co lo strale a terra
cadde trafitta, e lasciò l'alma in cielo".
...segue...
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Ludi di Enea, gara di tiro con l'arco vers. 692-714

Messaggio  misterred il Dom 10 Ago 2014, 12:33

Finita la tenzone della pugna, Enea indice i giochi del tiro con l'arco.
Si fanno avanti alcuni, tra cui il vecchio Aceste. Si fa avanti anche
Memmo, vincitore della gara navale, col capo cinto di rami d'alloro.
Sentiamo cosa
ci racconta Virgilio:

"Immantinente Enea l'altra contesa
propon de l'arco, e i suoi premi dichiara.
Ma l'alber condur via pria de la nave
fa di Sergesto, e ne l'arena il pianta:
suvvi una fune, r ne la fune appende
una viva colomba, e per bersaglio
la pon de le saette e degli arcieri.
Fersi i più chiari avanti, e i nomi loro
del fondo si cavar d'un elmo a sorte.
Uscio primiero Ippocoonte, il figlio
d'Irtaco generoso, a cui con lieto grido
la gente applause. A lui secondo
fu Memmo, che pur dianzi il pregio ottenne
del naval corso; e Memmo si com'era
di verde oliva incoronato apparve.
Apparve Eurizio il terzo; ed era questi
minor, ma ben di te degno fratello,
Pandaro glorioso, che deì Teucri
rompesti i patti, e saettasti in mezzo
a l'oste greca il gran campione argivo.
Ultimo si restò de l'elmo in fondo
il vecchi Aceste, che si vecchio anch'egli
ardi di porsi a giovenil contrasto."
...segue
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Ludi di Enea vers. 628-691

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 12:14

La lotta serrata prosegue tra i due contendenti, alla fine esce il vincitore (a sorpresa).
Inizialmente il più vecchio Entello sembra soccombere (Aceste va a soccorrerlo),
ma si rialza, e con inaudita forza e ferocia aggredisce Dàrete a colpi e pugni sovrumani
che fa barcollare e stramazzare a terra l'avversario.
A questo punto, Enea vedendo ormai Dàrete non più in grado di combattere
ferma la mano e i pugni di Entello (che continuando avrebbe ucciso Dàrete).
La pugna tra il rappresentante dei Siciliani contro il rappresentante dei T roiani
vede il Sicilia vincitore sepur più vecchio.
Al vincitore viene offerto il premio e il toro.
Il toro Entello lo offre a Erice, e ripone le armi (per sempre).

"Stava Entello fondato; e quasi immoto,
poco della persona, assai degli occhi
si valea per suo schermo. A cui Dàrete
girava intorno, qual chi rocca oppugn,
Quantunque indarno, che per ogni via
con ogni arte la stringe e la combatte.
Alzò la destra Entello, ed in un colpo
tutto s'abbandonò contra Dàrete;
Ed ei che lo previde, accorto e presto
con un salto schivollo;onde ne l'aura
percosse a voto, e dal suo pondo stesso
e da l'impeto tratto a terra cadde.
Tale un alto, ramoso, antico pino
carco de gravi suoi pomi si svelle
d'un cavo greppo, e con la sua ruina
d'Ida una parte e d'Erimando ingombra.
Allor gridò, gioi, temè la gente
Sì com'eran dè Siculki e dè Teucri
gli animi e i voti ai due compagni affetti.
Le grida al ciel ne giro. Aceste il primo
corse per sollevare il vecchio amico;
ma nè dal caso ritardaro Entello,
nè da tema sorpreso, in un baleno
risurse e più spedito e più feroce
che l'ira, la vergogna e la memoria
del passato valore forza gli accrebbe.
Tornò sopra dàrete, e per lo campo
tutto a forza di colpi orrendi e spessi
lo mise in volta, or con la destra in alto
or con la manca, senza posa mai
daegli, nè spazio di fuggirlo almeno.
Non con si folta grandine percuote
oscuro nembo dè villaggi i tetti
come con infiniti colpi e fieri
sopra Dàrete riversossi Entello.
Allora il padre Enea, l'un ritogliendo
da maggior ira, e l'altro da stanchezza
e da periglio, entro nel mezzo; e prima
fermato Entello, a consolar Dàrete
si rivolse dicendo : e che follia
ti spinge a ciò? Non vedi a cui contrasti?
Non senti e le sue forze e i numi avversi?
Cedi a Dio, cedi; e così detto, impose
fine all'assalto. I suoi fidi compagni
così com'era afflitto, infranto e lasso,
col capo spenzolato, e con la bocca
che sangue insieme, vomitava e denti,
lo portaro a le navi; e fu lor dato
l'elmo, il cimiero, e la promessa spada.
Rimase al vincitor  la palma e 'l toro,
di che lieto e superbo; o de la Dea,
disse, famoso figlio, e voi T roiani,
quinci vedete qual nè miei verd'anni
fu la mia possa, e da quel morte aggiate
liberato Dàrete. E, ciò dicendo,
recossi anzi al giuvenco, e il duro cesto
gli vibrò fra le corna.......
........ed ei soggiunse : Erice, a te quest'alma
più degna di morire offrisco in vece
di quella di Dàrete, e vincitore
qui cesto appendo, e qui l'arte ripongo."
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Ludi di Enea, versi 606-627

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:16

Inizia il match diremmo oggi, tra i due pugilatori. 
Qui Virgilio diventa una sorta di  Telecronista ante-litteram,
altro che Nicolò Carosio o Nando Martellini.
Sentite come descrive la lotta tra i due, entrando nel
dettaglio della lotta. Ci descrive secondo per secondo
come i due si avvinghiano e si colpiscono, mirando
verso le parti più sensibili.
Ascoltiamolo.

"Allor Enea fece due cesti addurre
d'ugual peso e grandezza : ed egualmente
ne furo armati. In prima in su le punte
de' piè l'un contra l'altro si levaro :
brandir le braccia; ritirarsi indietro
con le teste alte : in guardia si posaro
or questo or quelli; alfine ambui ristretti
mischiar le mani, ed a ferir si diero.
Era giovine l'uno, agile e destro
in su le gambe; era membruto e vasto
l'altro; ma fiacco i su' ginocchi e lento,
e per lemtezza (il fiato ansio scotendo)
le gravi membra e l'affannata lena)
palpitando anelava. In molte guise
invan pria si tentaro, e molte volte
s'avvisar, s'accennaro e s'ivestiro.
A le piene percosse un suon s'udia
de cave fianchi, un rintonar di petti,
un crosciar di mascelle, orrendo e fiero.
Cadean le pugna a nembi, e ver le tempie
Miravan la più parte; e s'eran vote,
rombi facean per l'aria e fischi e vento".
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affresco gara del cesto

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:14


come possiamo notare dall'affresco, i pugili lottavano con le mani protette da "cesti".
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Ludi di Enea, gara del cesto

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:13

Inizia la gara del "cesto". Una sorta di pugilato o lotta del pugno. Le braccia dei pugilatori o lottatori venivano ricoperte di strisce di cuoio (una sorta di guantoni) ricoperte anche di pezzetti di metallo.
Qui, viene ricordato Erice, il figlio di Venere (e fratello di Enea) ucciso da Ercole. Entello, un pugilatore, consacra le sue armi ad Erice, venerato come un Nume e non ad Ercole, cui solitamente al tempio venivano appesi i guanti a fine carriere (da cui oggi appendere i guanti al chiodo, smettere di combattere).
Darete possente e forte, incute timore, nessuno vuole combattere contro di lui. Visto che nessuno osa, si avvicina al premio (il toro) per acquisirlo. Ma, Aceste, irritato, invita il vecchio Entello, ex pugilatore, a farsi avanti e a farsi onore.
Entello ricorda di essere ormai vecchio, non poter affrontare la tenzone col più giovane Darete.
Alzatosi mostra le armi che furon del forte Erice, con il quale egli combatteva.
Giungono ad un accordo : combattere con altre armi, chi vincerà la pugna? Il giovane e forte darete o il vecchio ex pugile Entello.
Per ora ci fermiamo qui, lo scopriremo dopo.

versi 523-605.
Propon due pregi : al vincitore un toro
di bende il tergo adorno e d'or le corna;
Un elmo ed un cimiero ed una spada
per comforto del vinto. incontinente
uscio darete poderoso in campo,
e con gran plauso si mostrò del volgo.
Era Darete un, che di forze estreme,
fu solo ardito a star con Pari a fronte,
e che a la tomba del famoso Ettorre
in su l'arena il gran Bute distese:
e fu Bute un atleta, anzi un colosso,
di corpo immane, che in Bebrizia nato,
d'amico si vantava esser disceso.
Per tal da tutti avuto e tal comparso
in su la lizza, altero ed orgoglioso
squassò la testa: e, i grandi omeri ignudo
le muscolose braccia e 'l corpo tutto
brandì più volte, e menò colpi a l'aura.
 Cercossi un pari a lui, nè fu tra tanti
chi rispondesse o che di cesto armato
s'appresentasse. Ond'ei lieto e sicuro,
come d'ogni tenzon libero fosse,
al toro avvicinossi, e il destro corno
con la sinistra sua gli prese e disse:
signor, poichè non è chi meco ardisca
di stare a pruova , a che più bado? E quanto
badar più deggio? Or dì che il pregio è mio,
perchè io meco l'adduca. A ciò fremendo
assentorino i Teucri; e già co' gridi
de l'onor lo facean degno del dono;
quando verso d'Entello il vecchi Aceste,
si come gli era in un cespuglio a canto,
si volse e rampognando: Ah! disse, Entello,
tu sei pur fra gli eroi de' nostri tempi
il più noto e il più forte; e come soffri
ch'un sì gradito pregio or ti si tolga
senza contesa? Adunque è stato invano
fin qui da noi rammemorato e colto
Erice, in ciò nostro maestro e dio?
ov'è la fama tua che ancor si spande
per la Trinacria tutta? Ove son tante
appese ai palchi le tue famose spoglie?
 Rispose Entello: nè disio d'onore,
nè vaghezza di gloria unqua, signore
mi lasciar mai, nè mai viltà mi prese:
ma l'incarico degli anni, il freddo sangue,
e la scemata mia destrezza e forza
mi ritraggono addietro. Io, quando avessi
o men quei giorni, o non men quel vigore,
onde costui di sè tanto presume,
già per diletto mio seco alle mani
sarei venuto, e non dal premio indotto.
Che premio non ne chero. E pur qui sono.
Disse, e sorgendo, due gran cesti e gravi
gittò nel campo, e quelli stessi, ond'era
solito a le sue pugne Erice armarsi.
Stupir tutti a quell'armi che di sette
dorsi di sette buoi, di grave piombo
e di rigido ferro eran conserti.
Stupì darete in prima, e ricusolle
a viso aperto, onde d'Anchise il figlio
le prese avanti, e i lor volumi e 'l pondo
stava mirando, quando il vecchio Entello
così soggiunse: or che diria costui
se visto avesse i cesti e l'armi stesse
d'Ercole invitto, e l'infelice pugna
in su onde questo lito Erice cadde?
D'Erice tuo fratello eran quest'armi;
vedi che son ancor di sangue infette
e d'umane cervella. Il grande Alcide
con queste Erice assalse: e con quest'io
m'esercitai, mentre le forze e gli anni
eran più verdi e non canuti i crini.
ma poscia che darete or le rifiuta
se piace a te, se m'el consente Aceste
per cui son qui, di ciò, ***** ardito,
non vo' che ti sgomenti. Io mi rimetto,
e cedo a queste, e tu cedi a le tue,
combattiam con altr'armi, e siam del pari.
Così detto spogliossi; e si com'era
de le braccia , degli omeri e del collo
e di tutte le membra e d'ossa immane,
Quasi un pilastro in su l'arena stette.
...segue...
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Ludi di Enea, gara della corsa

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:12

Inizia la gara della corsa.
Si partono i corridori col vigore dei loro giovani anni. Niso è avanti a tutti. Dietro Salio e poi Eurialo. Alla distanza Elimo. Vicino alla meta però Niso scivola (sciddica diremmo oggi) su terreno bagnato dal sangue degli animali offerti agli dei. Salio si fa avanti e lo raggiunge ma stramazza  a terra. Eurialo incitato dalla folla fu il primo, Elimo il secondo e Dioro il terzo. I tre salgono sul podio dei vincitori. Seguono proteste (come anche oggi dopo le gare). Ma Enea ha deciso l'ordine di arrivo non sarà mutato e alla fine dispneserà i doni.


Versetti 456-483
"Ciò detto, e presi i luoghi, e 'l segno dato
s'avventar da la sbarra: e quasi un nembo,
l'un da l'altro dispersi, insieme tutti
volar, mirando al fine. Il primo avanti
si tragge Niso, e di gran lunga avanti:
che va di vento e di saetta in guisa.
Prossimo a lui, ma prossimo d'un tratto
molto lontano, è Salio. A salio, Eurialo;
Euroialo ha di poco Elimo addietro;
a Elimo Dioro appresso tanto
che già sopra gli anela e già l'incalza;
e sel il corso durava, anco l'arebbe
o prevenuto o pareggiato almeno.
Eran presso a la meta, ed eran lassi.
Quando ne l'erba, pria di sangue i ntrisa
degli uccisi giiuvenchi, il piè fermando
sinistramente e sdrucciolando a terra
cadde Niso infelice, e 'l volto impresse
nel sacro loto, si che gramo e sozzo
ne surse poi. Ma del suo amore intanto
non obliossi: chè sorgendo, intoppo
si fece a salio; onde con esso avvolto
stramazzo ne l'arena: e memntre ei giacque,
Eurialo del danno e del favore
s'avanzò de l'amico, e de le grida,
con che gli dier le genti animo e forza:
ondìei fu 'l primo, ed Elimo il secondo;
Dioro il terzo. E tal fine ebbe il corso".
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Ludi di Enea, corsa

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:10

Libro quinto:
Enea dopo la gara con i remi e rematori, indice la gara di corsa campestre; sceglie uno spiazzo e invita i giovani alla corsa.
Sceglie i premi da destinare ai tre vincitori.

"Questo primo spettacolo compito, (1)

Enea per gli altri una pianura elegge,

che di teatro in guisa d'ogn'intorno

ha selve e colli,ed un gran circo avanti, (2)

ove in un palco alteramente estrutto

fra molti mila collocossi in mezzo.

Quin in prima al corso i corridori invita

con preziosi premi, e i premi espone;

e de Teucri e de' Siculi mostrarsi

i più famosi. Appresentossi in prima

Eurialo con Niso, Un giovinetto

di singolar bellezza Eurialo era;

e Niso un di lui fido e casto amante.

Dopo questi Dioro. era costui

del legnaggio di Priamo un rampollo,

giovine generoso; e Salio e Patro

vennero appresso; D'Acarnania l'uno,

d'Arcadia l'altro e del tegeo paese:

e due Siciliani, Elimo e Panope

ambedue cacciatori, ambi seguaci

del vecchio Aceste; e con questi, altri assai

d'oscura nominanza. A cui nel mezzo

stando il gran padrfe Enea, così ragiona:

Nissun da me di questa schiera eletta


d rilucente acciiaro, ed una d'oro
e d'argento commesso a l'arabesca

non più vista bipen
andrà senza miei doni, e parimente

una coppia di dardi avrà ciascuno
ne. I principali

tre vincitori i primi pregi avranno

e fian tutti d'oliva incoronati.

E 'l primiero de' tre d'un buon destriero

sarà provvisto ben guarnito e bello.

L'altro avrà d'un'Amazone un turcasso

pien di tracie saette,e un arco d'osso,

ed un bel cinto, a cui sono ambi appesi.

C'ha di gemme il fermaglio e d'or la fibia.

Il terzo d'una argolica celata

se ne vada contento; e sarà questa.

(segue....)
(1) svoltasi la gara dei rematori:

(2)  la pianura  ove si svolsero i giochi.)
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Heroon di Enea (Lazio)

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:09

Come sappiamo l'Eneide, Iliade, odiessa, pur narrando avvenimenti perlopiù mitologici e di fantasia classica, hanno attinenza con la realtà storica
dei fatti descritti.
Non sappiamo con esattezza se personaggi quali Ulisse, Ettore, Priamo etc. siano realmente esistiti. Ma sappiamo che la città di T roia, dagli scavi
effettuati, c'era realmente.
Polifemo, le Arpie, Scilla e Cariddi e altri mostri sono di chiara origine fantastica, scaturiti dalla paura ancestrale che avevano gli antichi
nei confronti delle forze della natura e che personificavano (tuoni, lampi, saette).
Non sappiamo se Enea è realmente vissuto, ma negli anni 60' circa, è stato ritrovato nel lazio "l'Heroon di Enea", un tumulo o meglio una tomba
di un personaggio illustre che fondo una città laziale e da cui poi derivò la storia di Roma.
Virgilio scrive l'Eneide al tempo di Augusto e i Romani davano credito a ciò che scriveva il sommo poeta classico.
Ma anche se trattasi di mitologia in parte storica, la storia di Enea e delle sue avventure rimane una delle storie
più avvincenti  della antichità classica e che ancor oggi ci affascina.
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Inno ad Anchise (Eneide), riflessione

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:07

Ritengo veramente sublimi questi versi del sommo Poeta,
che descrive con commoventi parole

il dolore del principe T roiano per la perdita del padre.

In quel momento Enea dovette sentire la

solitudine  dell'uomo  pur  forte e vigoroso e

temprato da mille battaglie ma pur sempre

un uomo con le sue fragilità ed emozioni.

E questo sue emozioni, e questo suo dolore

lo trasmette agli astanti, che in assoluto

silenzio, ascoltano e rimangono silenti

pur dopo che lui, avendo finito di raccontare

i fatti accaduti e la distruzione della città,

rimane in silenzio, anzi in raccoglimento e forse

in preghiera.
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Enea arriva a Drepano

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:04

rniamo un attimo indietro. Nel su peregrinare Enea (dopo varie peripezie)  e Le sue navi, costeggiano la Sicilia, e scendono verso occidente.
Drepano sarà l'unico posto che Enea toccherà ben due volte durante la sua navigazione e sosterà dall'amico Aceste. Vediamo:
LIBRO TERZO:

"Molto da lunge il gran monte Agragante
vedemmo, e le sue torri e le sue spiagge
che di razze fur già madri famose.
Col vento stesso indietro ne lasciammo
la Palmosa Seline (Selinunte), e 'n su la punta
giunti di Lilibeo, tosto girammo
le sue cieche seccagne, e 'l porto alfine
del mal veduto Drepano afferrammo.
Qui lasso me! Da tanti affanni oppresso
a tanti esposto, il mio diletto padre,
il mio padre perdei. Qui stanco e mesto
Padre, m'abbandonasti: e pur tu solo
m'eri in tante gravose mie fortune
quanto avea di conforto e di sostegno.
Oimè! che indarno da sì gran perigli
salvo ne ti rendesti. Ah, che fra tanti
orrendi e miserabili infortuni
ch'Eleno ci predisse e l'empia arpia
questo non era già, ch'era il maggiore;
Oh fosse questo ancor l'ultimo affanno,
è come ultimo corso! Che partendo
da Drepano (Trapani),  se ben fera tempesta
qui m'ha gittato (Cartagine), certo amico nume
m'ha, benigna regina (Didone) a voi condotto.
Così da tutti con silenzio udito
poich'ebbe Enea distesamente esposto
la ruina di Tr oia e i rischi e i fati
e gli error suoi, fece qui fine e tacque".


Nota, con questi versi sublimi si conclude
il libro terzo.
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Aceste

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 11:03

Aceste, figlio di un fiume Crimiso (in Sicilia occ.) e di una donna T roiana Egesta. Fondatore della città di Segesta.
Si dice che andò in soccorso ai T roia durante la guerra di T roia e poi tornò in Sicilia, ove accolse Enea.
Libro Primo, Eneide:
"In questa guisa, ritornando al porto
gli sparti parimente a' suoi compagni
e con essi del vin , che il buon Aceste
a l'uscir di Sicilia in don gli diede,"
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Ludi di Enea

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 10:57

La prima gara voluta da Enea, doveva disputarsi nelle acque marine e prevedava una corsa di navi.

Vince Cloanto ed Enea lo incorona di  alloro. Vediamo cosa scrive:

"Avea la tromba squillato appena, che in un tempo i remi
si tuffar tutti, e tutti i legni insieme
si spiccar da le mosse. I gridi al cielo
n'andar de marinari. Il mar si schiuma, s'asperse intorno
e'n quattro solchi eguali
fu con molto stridor da' rostri aperto
e da' remi stracciato. Impeto pari
Non fer nel circo mai bighe o quadrighe
Da le carceri uscendo, allor ch'a sciolte
ed ondeggiando redini gli aurighi
ai volanti destrier sferzan le terga.
Le grida, il plauso, il fremito e le voci,
in favor or di questi or di quelli,
tra i curvi liti avvolte, e da le selve
e da' colli riprese e ripercosse.
Facean l'aria intonar fino alle stelle.
Nel primo uscir, il primo avanti a tutti
si vide Gia, mentre la gente freme;
e dopo di lui Cloanto, che de' remi
migliore assai, per la gravezza indietro
rimanea del suo legno, Indi del pari
o di poco infra loro avean contesa
Il centauro e la Pristi; e quando questa
quando quella era avanti, e quando entrambi
or le fronti avean giunte ed or le code.
Eran del sasso già presso a la mèta
e di buon tratto vincitor avanti
gia se ne giaì, quand'ci sen vide in alto
da la ripa più lunge; onde rivolto
al suo nocchiero: e dove, disse, andrai
Menete? Attienti al lito e radi il sasso:
vadan gli altri in alto. Ei tuttavia,
d'urtar temendo, in pelago si  mise;
......
Cotal fece agli Dei Cloanto un voto:
Santi numi del pelago ch'io corro,
se 'l corso agevolato il legno mio,
nel medesimo lito un bianco toro
lieto consacrerovvi, e de l'opime
sue viscere, e di vin limpido e puro
l'arena spargerovvi e l'onde salse.
....
Il padre Enea (com'è costume)
avanti a sè convocati tutti,
a suon di tromba

dichiarò Cloanto vincitor il primo".
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ludi di Enea

Messaggio  misterred il Dom 03 Ago 2014, 10:53

Enea invita tutti a solenni giochi di navi, di corsa e d'equitazione, e pugilato e tiro con l'arco.
E si cinse di mirto il capo. Il mirto era sacro a Venere madre di Enea.
Presentandosi al sepolcro di Anchise, con rituale antico sparge vino, latte, sangue e fiori.
Molto legato al padre Anchise, Enea ne subì moltissimo la perdita. Il padre per lui era guida
e appoggio specie nelle difficoltà.
I giochi avrebbero dovuto rinnovarsi ogni anno.
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23 aprile, festa di Venus Erycina

Messaggio  misterred il Sab 02 Ago 2014, 13:32

I Romani veneravano e festeggiavano molto la dea Venere (Afrodite).
Tanti templi (ora ci sono solo i resti) sorgevano nell'Urbe. Uno forse edificato nel 215 a.C. Durante la guerra Punica.
Marcello (il console) fece voti alla dea per propiziarsi la vittoria.
Un tempio importantissimo sorgeva a Erice (Mons Eryx) molto frequentato ove c'era una statua della dea (VENERE ERICINA) e sacerdotesse che ne celebravano il culto.
La festa (una delle tante) della dea era il 23 aprile.
la dea Venere era nominata in tanti modi : Venus Ciprigna, Venus Pandemia, Venus genitrix, Venus Erycina e tanti altri.
Adesso ad Erice (TP) il tempio originale non c'è più, al suo posto un castello normanno.
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stele di Anchise

Messaggio  misterred il Sab 02 Ago 2014, 13:11

Luogo ove (convenzionalmente) si reputa siano avvenuti i Ludi di Enea (in memoria del padre Anchise). Eretta negli anni '30.
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Ludi di Enea. Enea indice solenni giochi in memoria di Anchise.

Messaggio  misterred il Sab 02 Ago 2014, 12:10

..e voti
Farogli ogni hanno e sacrifici e ludi.
Or poi che da celesti, oltre ogni avviso
Nostro, tra' nostri siamo in prova addotti,
Per onorar le sue ceneri sante,
Onorianle, adorianle, e dal suo nume
Imploriamo devoti amici i venti,
E stabil seggio, ove gli s'erga un tempio,
In cui sian quest'esequie e questi onori
Rinnovellati eternamente ogni anno.
Due pingui buoi per ciascun nostro legno
Vi profferisce il buon ***** Aceste.
Voi d'Aceste e di ***** i patri i numi
Ne convitate; ed io, quando l'Aurora
Tranquillo e queto il nono giorno adduca,
A' solenni spettacoli v'invito.
Di navi, di pedoni e di cavalli,
al corso, a la palestra, al cesto, all'arco.
Ognun vi si prepari, opgnun ne speri
Degna del suo valor mercede e palma.
E voi datevi assenso, e tutti insieme
V'inghirlandate. E, ciò, dicendo il primo
del suo mirto materno il crin si cinse.
E'limo lo seguì, seguillo Alete,
un di verd'anni e l'alro di maturi;
Poscia il fanciullo Iulo; e diegro a loro
D'ogmi età gli altri tutti. Enea disceso
dal parlamento, in mezzo a quante intorno
aveva schiere di genti, umile e mesto
al sepolcro d'Anchise appresentossi:
E con rito solenne in terra sparte
Due gran coppe di vino e due di latte
E due di sangue, di purpurei fiori
Vi navigò di sopra un nembo, e disse:
A voi sant'ossa, a voi ceneri amate
E famose e felici, anima ed ombra
Del padre mio, torno di nuovo indano
Per onorarVi; poi che éItalia e'l Tebro
(se pur Tebro è per noi) ne si contende.
Or, quel ch'io posso con devoto affetto,
V'adoro e 'nchino come cosa santa
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Erice, fratello di Enea

Messaggio  misterred il Sab 02 Ago 2014, 11:39

Erice, antichissimo re di Sicilia, figlio di Venere (Afrodite), e perciò fratelllo
di Enea.
Ucciso da Ercole, lasciò il proprio nome al monte, ove fu sepolto.
Quel monte (Monte Erice) poi prese il nome di Monte S. Giuliano, per poi
ritornare alla vechia dicitura (Monte Erice).
Monte Erice (la vetta) la cui cima è alta circa 751 mt. dal livello del mare.
Tutto intorno l'agro Ericino (a valle) sempre facente parte del Comune di Erice.
Il Monte Erice era di ausilio ai naviganti del mare in quanto visibile a miglia di distanza
ed indicava il punto esatto ove girar per l'Africa e l'Egitto o di converso per l'Italia.
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ENEIDE, libro III e V

Messaggio  misterred il Sab 02 Ago 2014, 11:34

Commento dell'Eneide, in particolare del Libro III e V che riguardano questa zona di Sicilia.
LIBRO V
Enea lascia la città di Cartagine e una violentissima tempesta lo gettà sui lidi Siciliani, a Drepano.
Lo accoglie molto benevolmente Aceste, e celebra solenni goichi in memoria e onore del padre Anchise, morto l'anno prima.
I giochi prevedono :
Corsa delle navi;
corsa a piedi;
lotta del cesto (pugilato);
gare della colomba;
ed equitazione.
Intanto le navi di Enea per volontà divina vengono bruciate. Enea e gli altri accorrono e una pioggia provvidenziale spegne il fuoco.
In sogno gli appare Anchise gli consiglia si lasciare la Sicilia e approdare in Italia per il suo nuovo destino.
Sarà dura dovrà scendere nell'Averno e nei Campi Elisi.
Enea obbedisce e si mette in mare.
Durante il viaggio perde il nocchiere Palinuro, che nel sonno precipita in mare.
Leggiamo la parte che ci interessa:

".......E rivolto a Enea: con questo cielo,
Signor, diss'egli (Palinuro), ormai più non m'affido
prendere Italia, ancor che Giove stesso
Nel promettesse, ed ei nocchier ne fosse.
Vedi il vento mutato, vedi il mare
di ver ponente, che s'annera e gonfia
vedi nel ciel qual ne s'accampa stuolo
di folte nubi. Traversia di certo
n'assalirà, si chè ne girle incontro
nè durar la potremo. Or poi ch'a forza
così ne spinge, noi per nostro scampo
Assecondianla; che già presso i porti
ne son de la Sicilia e 'il fido ospizio
d'Erice tuo fratello, s'abbastanza
de l'arte mi rammento e de le stelle."

Il nocchiere Palinuro, vista la tempesta incombente
dirige le navi verso le coste della Sicilia. verso
il Monte Erice, per trovare scampo in un porto sicuro,
confidando nelle sue capacità marinare e nell'orientarsi tramite le stelle


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Eneide, libro III e V

Messaggio  misterred il Sab 02 Ago 2014, 11:03

Stiamo scrivendo dell'eroe  Enea, che per due volte approda sulle coste di Drepano e Erice. Qui muore il padre Anchise e ne vengono celebrati i LUDI DI ENEA, in memoria di suo padre.
Enea e i ptofugi della citta di Ilio ben accolti trovano dimora ad Erice presso il Re Aceste.
Nella foto che segue, la stele eretta nel 1930, ricorda l'avvenimento e  il luiogo ove (presumibilmente) avvennero i giochi.
P.s. nel 2005, in questo stesso mare, si svolsero le regate di Louis Vitton Cup (pre regate di coppa America).



Ultima modifica di sanvass il Sab 02 Ago 2014, 13:04, modificato 1 volta
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Re: Protostoria e Mitologia Classica

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