La quarta crociata-Il saccheggio di Costantinopoli

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La quarta crociata-Il saccheggio di Costantinopoli

Messaggio  annali il Sab 11 Ott 2014, 23:59

Partiti per liberare Gerusalemme, i crociati dirottarono l’esercito per saccheggiare la ricca e cristiana città di Costantinopoli.
La quarta crociata fu indetta da papa Innocenzo III nel 1198, pochi mesi dopo la sua elezione al soglio pontificio annunciando al patriarca di Gerusalemme la partenza di una nuova spedizione per liberare la terra natale del Cristo.
Il primo agosto inviava ai vescovi un’enciclica per annunciare la futura crociata e sollecitare gli arruolamenti delle case regnanti. L’adesione della nobiltà però, non fu immediata, ma vi aderirono solo dopo ripetute richieste. La rappresentanza di nobili prescelta per preparare il viaggio, raggiunta Venezia, scoprì che i pellegrini riuniti non erano sufficienti, dato l’esiguo numero dei partecipanti, a coprire le spese previste.
Il doge Enrico Dandolo propose la soluzione, in cambio della partecipazione dei veneziani alla spedizione, di provvedere al trasporto di 4500 cavalieri con i loro cavalli, 9000 scudieri, 20000 fanti, la fornitura di viveri per nove mesi e una scorta di 50 galere, sulla base di 5 marchi d’argento per ogni cavallo e 2 per ciascun uomo per un totale di 85mila marchi. Concedeva altresì una dilazione per il pagamento del debito contratto.
Al doge premeva rioccupare la città dalmata di Zara, che si era liberata nel 1186 dal dominio veneziano. Senza dimenticare il conflitto che dal 1171 opponeva veneziani e bizantini a proposito dei diritti che Venezia rivendicava nei confronti Costantinopoli.
Dandolo fece approvare il trattato dal consiglio e dal popolo mentre il papa Innocenzo III lo confermò nel maggio del 1201, aggiungendo alla propria conferma il divieto per gli alleati di rivolgere le armi contro genti cristiane. Evidentemente il papa nutriva sospetti sui possibili secondi fini dei veneziani, ma senza immaginare che l’assalto sarebbe stato portato a Costantinopoli e non a Gerusalemme.
Il doge, nel concepire il suo piano, si preoccupò solo di tenere a bada i comandanti, i quali, consapevoli del fatto che si sarebbero trovati impossibilitati ad assolvere gli impegni finanziari, divennero uno strumento nelle sue mani.
Le navi dei crociati apparvero sul finire del giugno 1203 dinanzi alla capitale bizantina.
Il primo assalto fu respinto e mentre il dramma si svolgeva sullo sfondo, l’imperatore Alessio III fuggiva, lasciando il trono al fratello Isacco II.
I crociati si erano fatti avidi, cosicché, dopo mesi trascorsi tra razzie e rappresaglie, veneziani e crociati si misero d’accordo per conquistare Costantinopoli e l’Impero.  
Incuranti del giuramento prestato, si abbandonarono al saccheggio, senza risparmiare né le chiese, i cui ornamenti d’oro e d’argento avevano acceso la loro avidità, né i monumenti d’arte, né le popolazioni. Fu il più grande saccheggio della storia, per il quale Innocenzo III espresse tutta la sua indignazione, scomunicando la maggior parte dei responsabili.
La spartizione del bottino fu divisa tra veneziani e crociati, giusto la metà per ognuna delle due parti, dopo aver saldato il debito contratto con il doge Dandolo, che riuscì a far trasferire a Venezia enormi ricchezze e opere d’arte.
A lui spettò il bottino più ricco, compresa  la quadriga di cavalli di bronzo dorato, che ora svetta sulla basilica di  San Marco, mentre parti della Vera Croce fu divisa tra nobili e papa, e ogni altra reliquia prese una  via diversa.  
A Enrico Dandolo fu riservata l’assoluzione del papa, e la sepoltura nella basilica si Santa  Sofia. 





Dipinto di Eugéne Delacroix

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