Poeti e letterati latini dimenticati

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Risposta di Traiano (Plin. Epist. X 97)

Messaggio  spitfire il Sab 18 Nov 2017, 21:53

TRAIANO SALUTA PLINIO
Nell'istruire i processi di coloro che erano stati a te deferiti in quanto Cristiani hai seguito, mio Secondo, il procedimento che dovevi. 
E infatti non si può stabilire qualcosa in generale che abbia quasi una forma inderogabile. 
Non devono essere ricercati; se vengono denunciati e dimostrati colpevoli, sono da punire, tuttavia in modo tale che colui che abbia negato di essere Cristiano e lo abbia dimostrato con i fatti, cioè supplicando i nostri dei, benché sospetto in passato, ottenga il perdono in seguito al pentimento. 


I libelli presentati poi senza firma non devono avere spazio in nessuna accusa.
Infatti sia è (cosa) di pessimo comportamento sia non (caratteristica) della nostra epoca.
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Plinio il Giovane-Come trattare i Cristiani? (Plin. Epist. X 96)

Messaggio  spitfire il Sab 18 Nov 2017, 21:49

PLINIO SALUTA L'IMPERATORE TRAIANO.

È per me abituale, signore, riferire presso di te tutti i problemi sui quali ho dei dubbi. Chi infatti può meglio osorreggere la mia esitazione o colmare la mia ignoranza? A istruttorie sui Cristiani non ho mai partecipato: perciò non so che cosa e fino a che punto di solito o si punisca o si indaghi.Né poco mi sono chiesto se ci sia una qualche differenza tra le età, oppure se persone per quanto giovani non differiscano per nulla da quelle più adulte; se si conceda perdono al pentimento, oppure se a colui che è stato certamente Cristiano non giovi il fatto di aver smesso; se si punisca il nome stesso anche se è libero da reati oppure i reati connessi col nome. Nel frattempo nei confronti di coloro che venivano deferiti a me come Cristiani ho seguito questo comportamento. Ho chiesto loro direttamente se fossero Cristiani: a quelli che confessavano ho chiesto per la seconda e la terza volta,minacciando la condanna a morte: coloro che perseveravano ho ordinato che fossero condotti a morte. Né infatti dubitavo che, qualunque cosa fosse quello che confessavano, dovesse certamente essere punita la caparbietà e l'inflessibile ostinazione. Ce ne furono altri di simile follia che, siccome erano cittadini romani, ho disposto che fossero rimandati a Roma; poi, come è solito accadere, nell'inchiesta stessa,diffondendosi l'accusa, si presentarono parecchie situazioni.Fu presentata una denuncia senza nome contenente i nomi di molti. Coloro che negavano di essere Cristiani o di esserlo stati, nel caso in cui, dietro mio suggerimento, invocassero gli dei e supplicassero con incenso e vino davanti alla tua immagine che avevo ordinato fosse portata per questo scopo con le statue degli dei, e inoltre rinnegassero Cristo (a nessuna delle quali azioni si dice possano essere costretti coloro che sono veramente Cristiani) io ho ritenuto che dovessero essere rilasciati. Altri, citati da un accusatore, dissero di essere Cristiani e poi lo negarono; dicevano di esserlo stati in verità,ma di aver smesso, alcuni tre anni prima, alcuni da più anni,alcuni addirittura anche da vent'anni. Anche tutti questi sia hanno adorato la tua immagine e le statue degli dei sia hanno rinnegato Cristo. D'altra parte affermavano che la sostanza o della loro colpa o del loro errore era stata questa, (cioè il fatto) che avevano avuto l'abitudine di riunirsi in un giorno stabilito prima dell'alba e di cantare fra loro alternatamente un inno a Cristo, come a un dio, e di impegnarsi con giuramento, non a qualche delitto, ma a non commettere furti, non ruberie, non adulterii, a non mancare alla promessa, a non negare, se chiamati, il deposito. Compiuti questi riti, avevano avuto l'abitudine di andarsene e di riunirsi di nuovo per prendere del cibo, e tuttavia comune e innocente; e anche questo avevano smesso di fare dopo il mio decreto, con il quale,secondo le tue disposizioni, avevo vietato che ci fossero eterie.Perciò a maggior ragione ho ritenuto necessario chiedere anche con torture a due ancelle, che erano dette ministre, che cosa ci fosse di vero. Ma non ho trovato nient'altro che una superstizione inopportuna, smodata. Perciò, differita l'istruttoria, mi sono affrettato a consultarti. Mi è sembrata infatti cosa degna di consultazione, soprattutto per il numero delle persone coinvolte nel pericolo. Molti infatti di ogni età,di ogni livello sociale, di entrambi i sessi ancora vengono trascinati e saranno trascinati nel pericolo. Né infatti solo le città, ma anche i villaggi e le campagne ha invaso il contagio di questa superstizione; che sembra possa essere frenata e corretta. Certamente risulta appurato che i templi, quasi già abbandonati, hanno iniziato ad essere frequentati e che le cerimonie sacre a lungo sospese vengono di nuovo celebrate: e dovunque si vende la carne delle vittime, di cui fino rararissimo si trovava acquirente. Da ciò è facile immaginare quale folla di persone possa essere corretta, se si fa spazio al pentimento. Stammi bene.
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Plinio il giovane

Messaggio  misterred il Dom 08 Mar 2015, 11:13

Letteratura latina : PLINIO IL GIOVANE
Nacque intorno al 61 forse 62 d.C. di ottima famiglia ed educato alle lettere latine e greche.
Nel 79 d.C, muore Plinio il vecchio (durante l'eruzione del vesuvio che seppellì di lava e cenere Pompei ed Ercolano), passò sotto la tutela di Virginio Rufo.
Comicnia il suo "cursus honorum" (1) con incarichi di Questore e Tribuno della Plebe.
Nel 100 viene nominato Consul suffectus (2).
Insomma non gli mancarono ricchezze e onori, una vita agiata e un benessere materiale che però gli permisero di esercitare quello che lui più amava, la letteratura del bello scrivere.
Scrivere le orazioni per Traiano (Panegirico) fu oper lui un omaggio all'ìImperatore che dava dignità al senato di Roma e non faceva particolari pressioni imponendo la sua figura di Princeps.
L'opera sua più importante fu il "Corpus" dell'epistolario, cioè delle lettere (corrispondenza) intercorsa tra lui e varie persone, che però in realtà oltre ad essere un epistolario erano un saggio di letteratura.
Interessante anche il "Panegyricus, cioè il carteggio tra Traiano e Plinio, in cui si discute dell'attività dei Cristiani e di come fu interpretata dall'Imperatore traiano questa nuova "setta".
Plinio muore verso il 113 d. C.
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Poeti e letterati latini dimenticati

Messaggio  misterred il Sab 07 Feb 2015, 10:52

In questo spazio mi prefiggo di citare e scrivere dei poeti e della poesia latina spesso dimenticata o non valorizzata
come dovrebbe. Tutti sanno dell'Iliade e dell'odissea o dell'Eneide. Ma vi sono numerosissimi poeti latini le cui opere giacciono
sepolte sotto uno spesso strato di polvere del tempo. Mi prendo l'onere di togliere la suddetta polvere e scriverò di esse.
Comincio con un grande poeta dimenticato.
Poeti latini (importanti) dimenticati : P.p. STAZIO
A scuola, per chi c'è andato o ci va, si studiano sempre i solito noti : Dante, Petrarca, Boccaccio, Foscolo etc.
Altri sono appena citati (D'Annunzio, Pirandello, Verga etc.).
Moltissimi, la stragrande maggioranza sono sconosciuti.
Voglio scrivere brevemente di PUBLIO PAPINIO STAZIO.
Costui (figlio d'arte, padre poeta e retorico) nacque a Napoli intorno al 40 (o 50) d.C.
Acquisì dal padre l'influsso per i poeti greci e la mitologia greca. Era affascinato (chi non lo è?) dal mondo greco e dalla letteratura antica greca.
Nel 92 d.C. presenta la TEBAIDE, un poema epico in cui sono protagonisti i miti greci quali ERCOLE, APOLLO, VENERE, MINERVA, GIUNONE, BACCO, I TITANI ETC.
L'opera non riceverà molto gradimento e il poeta (forse per questo) si trasferirà nuovamente a Napoli (terra natia).
A Napoli, scriverà, anzi inizierà a scrivere la "ACHILLEIDE", poema incompiuto (per l'improvvisa morte del poeta) in cui narra le vicende del giovane Achille.
Solo uno o due libri, sarebbe stato un ottimo poema epico.
Agli amici dedica le SILVAE, componimenti celebrativi in 5 libri.
Stazio non è conosciuto da nessuno, eppure ispiro poeti quali DANTE (che lo colloca nel purgatorio, forse scambiandolo per un altro Stazio), D'ANNUNZIO e altri.
Insomma, abbiamo giganti della letteratura, ma che giacciono sepolti sotto la polvere del tempo e della storia.
Ogni tanto qualcuno (il sottoscritto) li rispolvera e li riscopre affinchè ricevino il giusto merito ed apprezzamento.
E la scuola? Si ferma a Dante, Petrarca, Foscolo, Manzoni etc.; eh si il programma scolastico non viene mai portato a termine per mancanza di tempo
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Re: Poeti e letterati latini dimenticati

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