L'OPERA LIRICA

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In volo...direttamente dal (Volo)  Dalla Tosca - di Giacomo Puccini
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Pietro Mascagni (1863- 1945)
Una nuova espressione nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento sembra entrare prepotentemente nel mondo teatrale italiano: il “verismo”, il cui caposcuola è considerato Pietro Mascagni. Con “Cavalleria rusticana “ suo capolavoro in assoluto raggiunse la fama e da quel momento la sua musica riecheggiò nei principali teatri internazionali, passando per Vienna poi da San Pietroburgo agli Stati Uniti.
Con il “verismo” l’opera italiana voleva prendere le distanze dal mondo Wagneriano, carica di passioni violente che la musica doveva sottolineare e non smussare, com’era nell’imponente  staticità dei drammi wagneriani. Il canto è sempre dominante e sgorga dall’impeto dei sentimenti nati potenziati al massimo e liberati a piena voce, come in “Cavalleria rusticana", dove, mentre si compie il solenne incedere della festività pasquale, si celebra il rito ancor più ancestrale dell’amore e dell’onore: il dramma della vita, la vita nel dramma.


La trama è semplice: Turiddu, innamorato di Lola, non si fa scrupolo a corteggiarla, nonostante lei si sia sposata con Alfio proprio mentre lui era militare. Santuzza, moglie  di Turiddu, con la complicità di Lucia, la madre del marito, scopre la tresca  e rivela ad Alfio il tradimento.  Un duello da uomini d’onore laverà l’onta e farà perdere la vita di Turiddu.

L'OPERA  LIRICA Cavalleria-Rusticana
 


 L'OPERA  LIRICA Cavalleria_Rusticana_Illustration_Circa_1880-515x400
 

 
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Claudio Monteverdi (Cremona, 1567- Venezia, 1643)

Monteverdi, celebratissimo compositore il cui straordinario linguaggio fu, a cavallo tra Cinque e Seicento, premonitore e realizzatore di quella rivoluzione musicale che avrebbe lasciato il segno in piena epoca barocca, il punto d’inizio dell’opera moderna.
Nel suo “Orfeo” rappresentato il 24 febbraio 1607 in una piccola sala del palazzo ducale dei Gonzaga a Mantova davanti ai membri dell’Accademia degli Invaghiti e un esiguo scelto pubblico, il recitativo trova una nuova via espressiva: non è il dialogo, la parola, a costituire il punto di partenza per la creazione musicale ma la scena in se stessa. Per la prima volta tra il personaggio e il tessuto strumentale si crea una sorta di fusione, ricca delle più varie sfumature espressive, dove compaiono sempre più azioni ariose.
Nel 1637 l’apertura dei teatri segna un punto di svolta fondamentale nella storia dell’Opera che da aristocratica diventa popolare, cioè nel senso che a dominare sarà il gusto del pubblico e sicuramente al primo posto nel gradimento vi sono i cantanti.
Gli attori che cantavano ora si trasformano in cantanti esecutori di quel che è “il cantar parlando”, la naturale evoluzione del “ recitar cantando”. Si farà poi più strada l”aria”, nuovo mezzo espressivo che diverrà l’elemento dominante della nuova svolta dell’opera.
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annali ha scritto:
Quando Mozart si recò a Praga, nel 1787, per assistere alle repliche delle “Nozze di Figaro” si stupì nel sentire i praghesi fischiettare l’aria: “Non più andrai farfallone amoroso” e sentirla suonare persino dai carillon in vendita per le strade. Quali i motivi di questa fortuna? Forse la struttura marziale, un po’ frivola, della melodia, volutamente caricaturale eppure strumentata con grande ricchezza, o forse anche il sentimento di soddisfazione vendicativa di Figaro che la canta.
Nell’imminenza delle nozze con la bella Susanna, infatti, si ritrova sempre davanti il giovanissimo paggio Cherubino, che si aggira intorno a ognuna delle donne gli capiti di vedere, Susanna compresa. Così, quando il Conte decide di spedire il ragazzo a fare l’ufficiale nel suo esercito, Figaro gli si rivolge scherzando sul futuro che l’attende, senza sapere che il paggio non raggiungerà mai il suo reggimento…


   L'OPERA  LIRICA Nozze
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annali ha scritto:ALESSANDRO SCARLATTI


All’inizio del XVIII secolo l’opera di stile italiano si era diffusa in tutta l’Europa, a parte la Francia dove ancora resisteva la tragedia lirica.
La figura che emerge tra l’operistica sei-settecentesca e le nuove forme che da questo si stavano sviluppando, è certamente quella di Alessandro Scarlatti, compositore palermitano (1660-1725).
Nel 1679, diciannovenne, esordisce a Roma con la sua prima opera:” Gli equivoci del sembiante”. Il successo fu immediato e anche grazie alla protezione della regina  Cristina di Svezia si avviò verso una brillante carriera compositiva, ma soprattutto fu a Napoli, dove giunse nel 1684 che Scarlatti lasciò la sua impronta più significativa.
Le sue furono importanti innovazioni stilistiche, ponendo lo schema della sinfonia “avanti l’opera”, che si apre con un movimento veloce seguito da un breve adagio, e nuovamente, allegro in chiusura. Introdusse un ampio uso del recitativo allo scopo di raggiungere effetti drammatici, fissò un uso dell’orchestra sempre più ricco e vario.  

     L'OPERA  LIRICA Maxresdefault


    
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 Dal "Don Giovanni" di W.A. Mozart: "Là ci darem la mano"


Un celeberrimo brano che rappresenta un passaggio determinante dell'opera: Don Giovanni che tenta di sedurre la contadinella Zerlina durante la festa nuziale della giovane, dapprima elogiandone "quegli occhi bricconcelli, quei labretti sì belli, quelle ditucce candide e odorose", ventilando ambigue prospettive di "sposarsi".
La ragazza pur sensibile alla seduzione, ma sospettosa verso tutti gli aristocratici è dispiaciuta per il suo "Musetto" abbandonato. "Vorrei e non vorrei" confessa a se stessa, un verso essenziale che sintetizza mirabilmente tutto il suo tormento. 


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Nel cammino della musica del XVIII secolo, Mozart è stato un inesauribile assimilatore di tutte le mode e gli stili del far musica del suo tempo, dai compositori più celebri a quelli meno conosciuti. Vive perfettamente inserito nel mondo musicale fin da giovanissimo quando con il padre inizia a viaggiare per tutta Europa. A dodici anni compose la sua prima opera dimostrando di conoscere i meccanismi dell’opera buffa e semiseria della tradizione napoletana. Quando affronta il genere tedesco, ne risolleva le sorti cambiandone completamente i tratti, dando il definitivo impulso allo sviluppo di un’opera nazionale tedesca.
L’incontro con il librettista Lorenzo da Ponte porta a quella trilogia italiana composta da “Le nozze di Figaro” “Don Giovanni” “Così fan tutte”, considerata tra i massimi capolavori della  storia della lirica. A proposito di queste partiture si sono sprecati fiumi d’inchiostro per cercare d’interpretare quello che si nasconde dietro la loro apparente semplicità. Sono considerate, come il “Don Giovanni”, dramma giocoso, ma il comico o il giocoso sono solo un esile velo dietro il quale si cela il dramma che nelle “Nozze di Figaro”si esprime nei contrasti di classe, o in “Così fan tutte” nel cinico gioco dei personaggi.
Nel “Don Giovanni poi, il dramma è tangibile sin dalle prime note, in quel continuo scontro fra moralità e amoralità, incalzante fino a scaturire nel mistero esistenziale del rapporto dell’uomo con se stesso.
Specialmente considerando Il personaggio di Cherubino nelle “Nozze di Figaro", contenente il carattere più emblematico del teatro mozartiano


Ultima modifica di annali il Mar 08 Mag 2018, 01:31, modificato 1 volta (Motivazione : Video e colore)
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G. Verdi - Nabucco "Va, pensiero"
È uno dei brani più celebri di tutta la produzione di Verdi, nel cui coro il popolo ebraico, in catene, piange la patria perduta.
La sua genesi è legata a un aneddoto che si deve a una lettera dello stesso Verdi.
Il musicista si trovava a Milano, in un momento difficile della sua vita e della sua carriera (aveva da poco perso la moglie) quando ricevette dal suo impresario un libretto sul re babilonese Nabucodonosor.
Aprì una pagina a caso e vi lesse i versi di “Va, pensiero”, del librettista Temistocle Solera e ne quasi fulminato.
Fu colto da impeto creativo che in breve lo portò a terminare l’intera opera.
Il brano, trascinante e dolente al tempo stesso, rimane il momento più alto di Nabucco.


Ultima modifica di annali il Mar 08 Mag 2018, 02:58, modificato 1 volta (Motivazione : Testo e colore)
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NASCE L’OPERA LIRICA


Tradizionalmente si attribuisce l’invenzione dell’opera alla Camerata Fiorentina, cenacolo di musicisti autori delle prime opere in stile rappresentativo, il cosiddetto “recitar cantando” che esaltava la chiarezza della parola, considerata la reazione italiana al complesso stile polifonico. La meta era la creazione di un programma artistico ideale, fusione tra gesto parola e musica che solo la tragedia greca aveva realizzato.
Nel 1600, in un salone di Palazzo Pitti a Firenze, davanti a un pubblico ristretto d’invitati per festeggiare il matrimonio di Maria de’ Medici con il re di Francia Enrico IV, fu rappresentata l’“Euridice” il primo melodramma, sebbene ancor lontano dal concetto abituale di opera: il recitativo era di esclusivo  supporto musicale al dramma, non esistevano le arie, tuttalpiù c’era qualche arioso nei momenti di maggior trasporto lirico. Il cantante d’opera ancora non esisteva, gli interpreti erano piuttosto degli attori che cantavano.
Tuttavia il clima di rinnovamento era nell’aria e uno stile nuovo di “recitar cantando” si tradusse nella musica messa al servizio della religione, anticipando la struttura dell’oratorio  settecentesco, con i temi arcadici delle favole pastorali popolate di ninfe, pastori, dei e semidei che avevano animato il mondo dell’Euridice” . Dramma che sarà poi ripreso, musicato con lo stesso testo da diversi autori, da Claudio Monteverdi a C. W Gluck.    


Ultima modifica di annali il Mar 08 Mag 2018, 02:35, modificato 1 volta (Motivazione : video e colore)
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