GIUGNO 1948. AL TOUR DE FRANCE TRIONFA GINO BARTALI

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Gino Bartali e Fausto Coppi: due campioni, due rivali, i due simboli più popolari del mondo ciclistico del dopoguerra.
Bartali, fiorentino, nato nel 1914, scalatore dalla resistenza fuori del comune, vinse tre edizioni del giro della Lombardia, due del Giro d’Italia, una Milano San Remo e l’edizione 1938 del Tour De France.
Allo scoppio della guerra le gare s’interrompono, senza però che lui smetta di allenarsi, talvolta nascondendo, all’interno della canna della bicicletta, le foto per i salvacondotti per gli ebrei perseguitati dal regime fascista.
Nel giugno 1948, fa parte della squadra italiana che si presenta in Francia per partecipare al Tour. Ha trentaquattro anni e non sono molti a crederlo in grado di ripetere l’impresa di dieci anni prima. Fausto Coppi non partecipa, al Tour si corre con la squadra nazionale e la sua rivalità con Bartali li rende incompatibili.
Per gli italiani non è facile presentarsi in Francia, dopo la tragica esperienza della seconda guerra mondiale, e, per la verità, al loro passaggio sono spesso insultati.
La corsa inizia il 30 giugno e il primo traguardo, a sorpresa, se lo aggiudica proprio Bartali, battendo francesi e belgi sullo sprint. Anche il giorno dopo è ancora un italiano, Vincenzo Rossello, che addirittura batte Luison Bobet, il campionissimo francese.  
Belgi e francesi attaccano continuamente per mettere fuori gioco Bartali, tanto che a quel punto per lui appare impossibile continuare. Medita di ritirarsi, quando giunge, dall’Italia, una telefonata del presidente del consiglio Alcide de Gasperi, che gli chiede di rimanere e di fare l’impossibile per portare a termine il Tour, compiendo un’impresa che possa ridare dignità alla nazione e calmare gli animi nel paese, in preda alla tensione per l’attentato a Palmiro Togliatti, avvenuto quella stessa mattina.
Bartali, ce la mette tutta, motivato dal suo grande orgoglio, non solo per riscattarsi, dopo la sfiducia dimostrata verso di lui i giorni imminenti alla partenza, ma anche per placare gli animi degli italiani in patria.
Il giorno successivo, mentre si corre la prima tappa sulle Alpi, la tredicesima di 274 km, si limita a controllare a distanza, quasi passivo. Il vantaggio di Bobet era alquanto rivelante, tuttavia riesce a contrastarlo tanto da fargli perdere diversi minuti, non sufficienti da fargli vincere la tappa ma almeno da ritrovare fiducia in se stesso.
Sente che ce la può fare e nella tappa successiva, la Briançon- Aix- les Bains, con le durissime scalate dei passi seguenti, vince e conquista la maglia gialla, che nessuno potrà strappargli, e che conserverà fino a Parigi.
Nonostante il clima esasperato che si respirava in Italia, il trionfo di Bartali al Tour de France, gli italiani si sono ritrovati tutti uniti nell’esultanza per la vittoria italiana.
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