MALINCONIA O DEPRESSIONE

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MALINCONIA O DEPRESSIONE Carminexa4



Rimase inalterata per secoli la teoria, avanzata da Ippocrate, che la malinconia fosse dovuta a un eccesso di bile nera, una sostanza venefica prodotta nella milza che aumentava in autunno subendo l’influenza di Saturno. Ancora oggi contamina il linguaggio: il termine “malinconia” deriva, infatti, dal greco "chole" (bile) e "melas" (nera). Da qui forse l’espressione : essere di umore nero.
Aristotele, invece, intravide una relazione tra genio e malinconia: “ Tutti gli uomini di eccezionale valore, ” diceva “ nell’attività filosofica o politica, artistica o letteraria, hanno un temperamento malinconico”.
Non vi furono molti teologi che sfuggirono alla tentazione di vedere nella malinconia lo zampino del diavolo, tanto che una teologa mistica medioevale scrisse che: “Il morbus melancholicus è stato trasmesso al genere umano dalla colpa originale di Adamo ed Eva, e degenera ogni volta che si cade nel peccato". (Ildegarda Bingen, 1098-1179).
La passività, l’isolamento, la mancanza d’interessi e la pigrizia, prese il nome di “Accidia”, entrando a far parte dei sette vizi capitali.
Questa versione fu presa per buona da Dante, ritenendo che gli accidiosi, responsabili del loro malessere, meritassero di essere posti all’inferno, sommersi nella palude dello Stige.
Con l’Umanesimo la situazione cambiò: da colpa, la malinconia divenne un merito, un marchio di genialità.
Infatti, malinconici erano tanti famosi artisti.
Michelangelo, artista dalla sensibilità tormentata, in suo sonetto scrisse: “ La mia allegrezza è la malinconia". E il mio riposo son questi disagi”.
Giacomo Leopardi era oppresso dal disgusto per la vita, che gli appariva priva di senso.
Charles Baudelaire soffriva di una forma di disagio esistenziale che lo portò a tentare il suicidio.
Anche Picasso ebbe il suo periodo malinconico, ricordato come il “periodo blu”.
Per gli scienziati rimase comunque una malattia a tutti gli effetti, trasmessa ereditariamente, favorita dall’abuso di alcol e in quanto tale andava curata.
La malinconia, con il Romanticismo, divenne lo stato d’animo perfetto per l’artista, un passaggio obbligato per raggiungere la purezza spirituale  che conduce al capolavoro.
Nel frattempo, il positivismo avanzava con le sue spiegazioni meccaniche ed elettriche alla base di qualsiasi evento, con le teorie che ipotizzavano un “circolo sanguigno rallentato” o “uno svuotamento di energia”, e nuove espressioni come “ esaurimento nervoso” e “nevrastenia”.
Lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin elaborò nel 1899 una classifica delle malattie mentali, la più grave delle quali era la demenza precoce, chiamata oggi “schizofrenia”, mentre la malinconia decadeva tra le pazzie critiche da involuzione, meno gravi ed episodiche.
Ad una radicalmente nuova teoria del fenomeno contribuì lo psichiatra svizzero  Alfred Meyer, che, memore degli insegnamenti di  Freud,  sostenne che  chi soffriva di “depressione”  (termine da lui lanciato, ereditato dalla fisiologia e dall’economia), doveva essere  curato con la psicoterapia.
Virginia Woolf, la scrittrice inglese soffriva di crisi depressive e forti sbalzi d’umore che la indussero al suicidio. La diagnosi postuma fu “disturbo bipolare ( alternanza di attivismo e depressione).
Così Winston Churchill descrisse la depressione che lo accompagnò gran parte della sua vita: “ Un cane nero, sempre in agguato, che ti assale alle spalle”.
Abraham Lincoln, il presidente USA, era un depresso. Si curava con il mercurio, la qual cosa, secondo alcuni storici, fu causa di episodi di furore. Passava ore a declamare poesie struggenti. La forma depressiva non pare fosse particolarmente acuta, ma c'era, e i suoi impegni richiedevano la massima efficienza fisica. In quei tempi erano disponibili, per le forme di melanconia - questa era l'interpretazione che veniva data alla depressione - delle pillole colorate, che lui chiamava le pillole blu.

Nella loro composizione vi era soprattutto mercurio. E' questo particolare che alcune recenti ricerche di storia della medicina hanno appurato. Il mercurio fu una sostanza ampiamente usata nella antica medicina, è tossico e si sa che produce disturbi neurovegetativi di una certa rilevanza (mentre, superate certe dosi, è mortale).

 
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