LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA

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La Biblioteca fu voluta e sostenuta dai Tolomei, la dinastia che aveva ereditato la parte egiziana di Alessandro Magno. La sua fondazione è fatta risalire al III secolo a.C., e da quel momento la Biblioteca, fino alla sua distruzione sette secoli dopo, fu il cuore portante del sapere di tutto il mondo antico.  Enormi ricchezze furono investite da parte di Tolomeo III Evergete per l’acquisto di ogni libro greco o di opere provenienti da ogni parte del mondo. Avrebbe voluto in prestito da Atene, per farle ricopiare e poi restituirle, i manoscritti originali delle grandi tragedie di Sofocle, Eschilo o Euripide, ma gli ateniesi erano riluttanti a consentire l’uscita dei manoscritti e solo dopo che Tolomeo ne garantì la restituzione con un’enorme cauzione, ottenne il prestito delle opere cui teneva più di tutto l’oro che possedeva. Infatti, preferì perdere la cauzione pur di tenersi i preziosi papiri, restituendone solo le copie.
Tolomeo non si limitò alla raccolta della conoscenza acquisita, ma incoraggiò e finanziò ogni ricerca scientifica per generare nuova conoscenza ottenendone risultati straordinari: Eratostene calcolò con precisione le dimensioni della Terra, Ipparco anticipò che le stelle nascono, si muovono nel corso dei secoli e finiscono poi per perire, compilò un catalogo con le posizioni e le dimensioni per rilevarne i cambiamenti. Euclide produsse un libro per insegnare la geometria, un’opera che aiutò a risvegliare gli interessi scientifici di Keplero di Newton e di Einstein.
La città di Alessandria brulicava di viaggiatori, di studiosi, di mercanti, fu la maggiore che il mondo avesse mai visto, con i segni che avrebbero dovuto indicare il sopraggiungere di un mondo moderno. Purtroppo avvenne che non ci fu uno studioso, nemmeno tra i suoi più illustri, che sfidasse le convinzioni politiche, economiche, religiose del loro tempo. Se l’immobilità delle stelle poteva essere messa in dubbio, non avvenne altrettanto per il senso della giustizia e della schiavitù. Il sapere e la conoscenza non erano per il popolo che non seppe mai quali tesori contenessero la Biblioteca. Ad Alessandria gli uomini dettero inizio all’avventura che ci portò nello spazio, c’era un’intera comunità di studiosi dove il genio fioriva, che si occupavano di filosofia, medicina, astronomia, geografia, matematica. C’era Erone inventore di ingranaggi e macchine a vapore, autore del primo libro sui robot “Autòmata”, Archimede genio meccanico, Tolomeo astronomo e geografo. Ipazia fu l’ultimo scienziato, matematico, astronomo, fisico, capo della scuola neoplatonica, a lavorare per la Biblioteca. Ma era una donna, il cui martirio fu legato alla distruzione della Biblioteca sette secoli dopo la sua fondazione.
Le scoperte furono applicate soprattutto al perfezionamento delle armi, a incoraggiare la superstizione. Poche applicazioni ebbero le conquiste intellettuali, la scienza non poté fare presa sulle moltitudini, così, quando alla fine il popolo diede alle fiamme la Biblioteca, nessuno era lì, pronto a fermarlo.
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