EBLA - IL REGNO RITROVATO

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EBLA - IL REGNO RITROVATO

Messaggio  annali il Dom 03 Ago 2014, 01:14


 
Nel 1964 la missione archeologica dell’Università La sapienza di Roma, portò alla luce, a Tell Mardikh, nella Siria Settentrionale, i primi resti di un grande centro urbano dell’età del bronzo. Pochi anni dopo, nel 1968, il centro fu identificato con l’antica Ebla, la leggendaria città ricercata invano fin dall’inizio del Novecento.
Da quell’anno in poi, le campagne di scavo si susseguirono su quel sito, prima quasi ignoto e ora conosciuto come una delle più significative scoperte dell’archeologia.
Dopo l’identificazione di Tell Mardikh con Ebla, la prosecuzione degli scavi tra il 1968 e il 1975, ha prodotto risultati di eccezionale importanza, rivelandola come uno dei centri della Siria interna più estesa del Bronzo Antico (circa 3000-2000.C.) e del Bronzo Medio (circa 2000.1600 a.C.).
Il ritrovamento di oltre 17000 tavolette e frammenti di tavolette cuneiformi di un compatto e ben conservato Archivio di Stato del 2300 a.C. comprendente testi contabili, amministrativi, giuridici, letterari e lessicali, ha rivelato una nuova lingua, una nuova storia e cultura.
La lingua, scritta in caratteri cuneiformi, chiamata oggi eblaita,  insieme all’akkadico della Mesopotamia, l’egiziano e il sumerico, è una delle quattro più antiche lingue dell’umanità.
In questa lingua ci sono testi letterari antichissimi, inni e incantesimi, vocabolari bilingue della storia in eblaita e sumerico.
La storia è quella dei re che, contemporanei di Pepi I d’Egitto della VI dinastia e di Sargon il Grande, dominarono tra il 2350 e il 2300 a.C., la Siria e l’Alta Mesopotamia.
La cultura è quella emersa dalle rovine monumentali del “Palazzo Reale G”, insieme alle tavolette degli Archivi, dagli intarsi figurativi murali, intagli in legno, testimonianza unica dell’artigianato dell’avorio per cui la Siria era celebre nel mondo antico di Omero, e  preziosi doni faraonici: coppe di manifattura regale della Valle del Nilo, tra i quali due vasi iscritti con i nomi di dei faraoni Chefren, costruttore della seconda piramide di Giza, e Pepi I.
A testimonianza della straordinaria cultura di Ebla, sono stati ritrovati una serie impressionante di edifici monumentali, collocati sia nella Città Bassa, sia sulla cinta muraria a terrapieno, alta tra i 16 e i 22 metri, con uno spessore alla base di circa 60 metri.
Alla dea siriana dell’amore e della guerra, Ishtar, era riservata l’Area Sacra, al margine di un ampio spazio comprendente il Tempio, dove si svolgevano le cerimonie durante le quali si gettavano doni per la dea nelle fosse scavate nella piazza. A lato della stessa piazza s’innalzava l’imponente Terrazza Culturale dei Leoni, con un vasto cortile dove stavano i leoni di Isthar, la dea patrona della città.
La distruzione di Ebla, avvenuta probabilmente durante le guerre provocate congiuntamente da popoli paleo hittiti, dovette destare grande impressione nei contemporanei, poiché divenne, decenni dopo, oggetto di componimento epico, il “Poema della Liberazione”, che celebra l’assedio e la conquista della “Città del trono”.

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